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Vittorio Formentano: l’alpino che fondò l’Avis

«La storia serve per chi c’era per ricordare, per chi non c’era per sapere».

C’è un alpino di Firenze che fondo un’associazione. Ci sono vite straordinarie che meritano di essere conosciute. Quella di Vittorio Formentano sicuramente va raccontata. E visto che la storia serve per chi non c’era per sapere, la raccontiamo attraverso le parole di Mario Zorzi (Intervento alla cerimonia celebrativa del 110° anniversario della nascita di Vittorio Formentano – Firenze, 15 ottobre 2005) che condusse l’Avis nazionale dal 1979 al 1987 e medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica.  

Vittorio Formentano nacque a Firenze il 31.10.1895 e grazie alla professione del padre Alfredo che svolgeva l’attività di magistrato, si innamorò di «un posto che mi piace e si chiama mondo» (frase tratta da “Mondo" di Cesare Cremonini featuring Jovanotti). Per questo motivo ebbe la possibilità di crescere in varie città italiane  in varie città quali Pisa, Verona, Catania, Macerata, Perugia e  Bologna.
«Allo scoppio della prima guerra mondiale da giovane ufficiale si trovò assegnato al fronte del settore del Montenero nel 4° Regg. Alpini. Dopo aver subito una leggera ferita, venne destinato all’addestramento degli alpini sciatori». Nel 1917 la scelta che segnò la vita di Formentano: «Dovendo scegliere se proseguire la carriera militare o continuare gli studi di medicina, optò per la seconda via. Scelta che gli fece perdere il grado di ufficiale e come sergente di sanità viene assegnato al servizio sanitario del 4° Regg. Alpini. Nel Novembre 1918 con l’Ospedale del campo n.243 entrò in Trento liberata ed operò a beneficio dei feriti. Passò quindi all’Ospedale di Greis e infine all’Ospedale militare di Genova. Nel 1921 venne congedato e si laureò».
Dopo aver mosso i primi passi a Voghera, si trasferì a Milano orientando subito la sua attività professionale alla ematologia che dietro gli influssi della Scuola medica di Pavia cominciava a dare vita ai primi presidi sanitari nel campo della emotrasfusione. «Formentano aprì a Milano un centro medico denominato “Istituto ematologico” e con la collaborazione di alcuni colleghi realizzò un servizio di analisi del sangue iniziando altresì la pubblicazione del “Bollettino ematologico”». Ma ecco che nel 1926 ci fu un tragico evento che portò alla fondazione dell’Avis: «Formentano sconfitto di fronte ad una madre spentasi per grave emorragia da parto per la mancanza di sangue da trasfondere, decise di costituire un gruppo di donatori volontari e lanciò un appello al giornale». Quel giornale era il Corriere della Sera. «Risposero diciassette generosi cittadini che si riuniscono presso il Centro ematologico di Formentano e costituiscono l’embrione della futura AVIS». Formentano ebbe fin da subito le idee chiare: «Gli obiettivi prioritari mirarono a predisporre elenchi di donatori disposti – dietro chiamata – ad accorrere presso i presidi sanitari, ha soccorrere con il dono gratuito del proprio sangue una vita in pericolo e con l’intento – non trascurabile – di controbattere la tendenza alla compravendita dello stesso. I 17 pionieri, guidati da Giorgio Moscatelli, concordano un programma promozionale e redigono una bozza di statuto e un codice deontologico. Era il 1937 ed ebbe così inizio la meravigliosa avventura avisina non priva di ostacoli, di incomprensioni e di difficoltà».
Durante il regime fascista «la dirigenza avisina rifiutò l’invito di aderire alle organizzazioni sociali del regime a difesa della propria identità di associazione libera ed autonoma. Il governo fascista istituì i Comitati provinciali dei donatori di sangue con lo scopo di boicottare l’opera dell’AVIS e di contrapporre ai volontari avisini i datori di sangue retribuiti. Ma l’ora della verità venne e si affermò dopo il 1945 allor quando furono riconosciuti i meriti di Formentano con la promulgazione del legge del 1950 che attribuiva all’AVIS nel settore emotrasfusionale». Quella libertà che è presente tuttora nello statuto dell Avis: associazione apartitica e areligiosa. 
 
Grazie al buon cuore di un alpino è nata la storia dell’Avis. La storia di un grande alpino, che ci richiama inevitabilmente a quella di altri grandissimi alpino come Nuto Revelli e Mario Rigoni Stern… Alpini che a causa di una cartolina rosa di precetto con la quale eri obbligato a partire, vissero sulla propria pelle le atrocità della guerra. Atrocità descritte nello splendido libro “Il sergente della neve” appunto di Rigoni Stern e portate magistralmente in scena da Marco Paolini. Oggi, per fortuna, non ci sono più cartoline rosa di precetto: chi fa il soldato ha la facoltà di decidere se scegliere questa professione. Ma un tempo non era così…«Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde» (Da “Il sergente” di Mario Rigoni Stern).  «Sergent magiùr, g'ariverem a baita?»Sta a noi decidere se questo posto che si chiama mondo può essere un posto che ci piace… Donare sangue rende sicuramente più bello questo posto. Come consuetudine vi lasciamo con un brano. Abbiamo scelto “L’ultima notte”  del grandissimo Bepi De Marzi (Diploma in organo, diploma in composizione organistica, diploma pianoforte. Dopo gli studi di direzione e composizione si è dedicato alla musica da camera e al basso continuo diventando dal 1978 fino al 1998 l'organista e clavicembalista, nonché vicedirettore, de I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. Insegnante nel Conservatorio di Padova dal 1976. Attualmente è direttore del coro maschile I Crodaioli da lui fondato nel 1958). Bepi de Marzi è autore di diversi brani di montagna (“Signore delle cime” ,“Joska la rossa” e molti altri brani).  Per tutti quelli che non sono tornati a baita (a casa).

 

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