Avis Villa d'Ogna & Avis Castione della Presolana

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Home AVIpS AVIpS Fabio Volo promuove la donazione di sangue in una giornata in cui il sogno diviene realtà…

Fabio Volo promuove la donazione di sangue in una giornata in cui il sogno diviene realtà…

"Però dovete andare a donare sangue... Donate sangue: a volte siete lì non sapete cosa fare, ne date un pochino. A voi non vi cambia niente ad un altro invece gli salvate addirittura la vita. Pensate che potete salvare la vita ad un altra persona come i supereroi... Donate sangue". Fabio Volo promuove la donazione di sangue

“Gara di sguardo fisso. Via…
Siete stupendi a proposito…”. Po (doppiato da Fabio Volo) - Tratto dal cartoon DreamWorks “Kung Fu Panda 2” 

Fabio Volo: “Un giorno all'inizio dei miei sogni appena trasferito a Milano abbiamo parlato e tu alla fine mi hai regalato un libro”.
Jovanotti: “E dopo qualche anno tu me ne hai regalato uno scritto da te... Che bella la vita”.
Fabio Volo: “Cavolo tu mi hai regalato Italo Calvino, io Fabio Volo. Scusa dai, ah ah… Cercherò di rifarmi”.
Jovanotti a Fabio: “Da piccolo era Calvino poi prese il Volo”.
Discorso tra Fabio Volo e Jovanotti – Su Twitter, domenica 8 gennaio 2012

“Caso, a mi tracc ciocc”. (Cavolo mi avete tirato ubriaco) Fabio Volo al Crazy Team Avis Villa d’Ogna dopo aver fatto lo spot a favore della donazione di sangue (e dopo che il Crazy Team lo ha "tirato cerchio").

«Ieri è storia, domani è un mistero,. Ma oggi è un dono e per questo si chiama presente» (Maestro Oogway) Tratto dal cartoon Kung Fu Panda 2

“E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. [..] E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità”. Fabio VoloE crescendo impari

Questa è la storia di un sogno che si avvera. Se ci avessero chiesto di pensare ad un “testimonial” a favore della donazione di sangue, avremmo risposto senza esitazione: Fabio Volo. Fabio da sempre “dice una cosa seria ridendo piuttosto che una cavolata seriamente”, ha avuto il coraggio di portare in radio la poesia, ha parlato di rapporti tra coppie in “Caso mai”, ha doppiato Po in “Kung Fu Panda” 1 e 2 facendoci tornare un po’ bambini e ci ha regalato uno spaccato della realtà in modo divertente e allo stesso tempo profondo con i suoi libri (senza essere pesante come la peperonata alle nove del mattino). Era un sogno che come Crazy Team facevamo da tempo ancor prima di quando abbiamo aperto questo sito, un sito che promuove la donazione di sangue. Ma non un sogno: il sogno. Uno di quelli belli, quello che si fa e lo si sussurra solo, perché sembra troppo bello perché si avveri. Questa è la nostra storia…

Destinazione paradiso” come cantava qualche anno fa Gianluca Grignani. No, per una volta la destinazione paradiso non riguardava Angelina Jolie: una, l’eccezione che conferma la regola. Giovedì 22 dicembre 2011, metà pomeriggio libero da ogni impegno, quelli che avevamo come Crazy Team tutti annullati. Il cellulare che ogni tanto si illumina con annessa vibrazione, ma silenzioso attivato per paura di rispondere al classico impegno che arriva all’ultimo momento. Già avevamo perso Fabio Volo in occasione della presentazione a Milano de “Le prime luci del mattino”, ultimo libro uscito nelle librerie a fine ottobre 2011. Questa volta era meglio non rischiare… Destinazione Brescia, Teatro Sociale di via Felice Cavallotti, cartina con tanto di percorso, mappe da Google Maps stampate e zaino con tutti i libri di Fabio preparato la sera prima come non era mai capitato in vita nostra. Anzi zainetto caricato in auto e prima di metterlo nel baule ultimo controllo per verificare che tutti i libri fossero stati riposti dentro lo zaino:  “Sì ci sono tutti e sei i libri. I tre 'corti di carta' li abbiamo inseriti? Ecco sì, ci sono”. (I Corti di carta sono libri più sintetici che autori scrivono ed escono in allegato con il quotidiano “Il corriere della sera”. Fabio Volo ha scritto per queste edizioni, tre libri: “Dall’altra parte del binario”; “La mela rossa” e “La mia vita”). Prima di chiudere il baule abbiamo guardato lo zaino: non era sicuramente l’accessorio più adatto per l’eleganza del Centro Sociale di Brescia, ma girare tutto il giorno con la tracolla sarebbe risulto scomodo. E poi dentro lo zaino ci sta la fotocamera, il thermos di caffè, thermos che era vuoto prima della partenza, il block notes per l’autografo che Fabio Volo deve fare per Ilaria, sorella di uno di noi del Crazy Team, tutti i libri di Fabio Volo – ovvero i sei libri più i tre corti di carta - e gli immancabili tre pacchetti di fazzoletti di carta. Ultime telefonate fatte da noi per sistemare l’ora precisa della partenza. “Si guarda passiamo alle 17,00. Anzi no, fai alle 16, 50. Guarda che questa volta siamo puntuali” diciamo alla prima dama che ci accompagna con tanto di telecamera. Dama: la nostra amica Betta –  Benedetta Contardi – che ci aiuta sempre con gran cuore a promuovere la donazione ed ha deciso di accompagnarci e seguirci in questa folle trasferta (partiamo ruffiani. Scherzi a parte grazie sempre a Betta e agli amici che ci aiutano con  cuore e simpatia a promuovere la donazione di sangue). Alle 16, 15 altra telefonata: “Dai vengo anch’io, sono riuscita a liberarmi” ci dice un'altra amica, “a che ora passate?” . “Guarda alle 17,00, al massimo alle 17,05 in punto, siamo allo stop sotto casa tua. Questa volta spaccheremo il secondo” rispondiamo sicuri della nostra, una volta tanto, puntualità. Puntuali come non mai arriviamo alle 16,45 sotto casa di Betta, telefonata per farle “pressione” come il brano “Under Pressure” di David Bowie interpretato anche in una bellissima cover dei Queenproverbiali sono i nostri ritardi, ma anche le attese delle donne non sono poi da meno… –. Betta che arriva elegantissima. “Wow, come mai così elegante?” diciamo ridendo ad una domanda retorica - cosa non si fa per Fabio Volo - sentendoci un po’ a disagio per il lupetto nero, pantaloni di jeans (che fa molto look Steve Jobs ma era un abbigliamento non voluto ma a caso selezionando tra i panni puliti) e camicia sopra di jeans.  Elegantissima ma in ritardo… Dieci minuti di ritardo che recuperiamo in una corsa che avrebbe fatto invidia al miglior pilota di Formula 1, per passare a prendere in ufficio la telecamera di Betta che era nostra speranza potesse essere usata anche solo per poter immortalare qualche immagine della presentazione. “Cavolo dobbiamo passare a prendere un block notes a righe, quello che nello zaino è a quadretti - ci siamo ricordati come Crazy Team -. Fabio Volo non può far fare l’autografo ad Ilaria su un foglio qualunque…”. Di corsa mentre Betta va a prendere la telecamera, passiamo ad acquistare il block notes a righe di carta bellissima lucida e bianchissima, ma al momento di pagare un “ma ciao come state, da quanto tempo?” ci colpisce come un fulmine a ciel sereno. Persona graditissima, ma avete presente quando si ha fretta e incontrate qualcuno che ha tutt’altro che fretta? Ecco, elevatelo all’ennesima potenza ed avrete uno spiraglio di quello che ci stava accadendo. Dopo dieci minuti di un monologo di cui non ricordiamo nemmeno una parola, visualizzando le lancette scorrere inesorabilmente, il pensiero che Betta ci stava aspettando - dalla vetrina l’abbiamo vista chiamarci al telefono – in liaison alle parole riferite all’amica “alle 17,00-17,05 puntuali passiamo a prenderti” ci ha fatto tremare. “Scusi signora, stiamo intralciando” abbiamo detto ad un’altra cliente del negozio di cartoleria per poter pagare il block notes, dribblare il nostro interlocutore,  troncare il monologo, e dopo aver pagato, i tre baci con tanto di “auguri di buone feste a te e a tutta la famiglia” ci ha permesso di salutare la monologhista e senza che potesse replicare eravamo già fuori dal negozio. “Ma dove eravate finiti?” ci ha detto Betta, “ho fatto il giro dell’isolato per trovare la macchina”. “Bella domanda – abbiamo detto – dai che è tardi…” ci siamo ritrovati a rispondere facendo capire di non fare ulteriori domande. Risaliti (finalmente) in auto, tempo di inserire la chiave nel cruscotto e la telefonata dell’amica: “Scusatemi ma stavo gelando. Vi aspetto al bar vicino allo stop che bevo qualcosa per scaldarmi”. Guardiamo l’orologio 17,20… Ora avete presente quegli incubi, ma proprio quelli brutti? Peggio… Di corsa verso il bar vicino allo stop e arrivati siamo entrati nel bar. “Scusaci il ritardo, lascia che ti offriamo da bere per farci perdonare” diciamo all’amica mentre guardiamo l’auto parcheggiata quasi in mezzo alla strada accesa con dentro Betta. “E già tutto pagato, mentre stavo aspettando ho pagato per non perdere tempo. Se volete un caffè…”. Avete presente un incubo? Una lotta impari con il tempo, come in quei sogni dove fai di tutto per rimanere a galla e non affondare e poi ti accorgi di non saper nuotare… Ah Freud, non ti impicciare ad interpretare i nostri sogni e fatti gli affari tuoi: è un sogno che ci è stato raccontato da un amico (oh quando vi dicono “un amico ha raccontato che”, chiedete a chi ve lo dice di dirvi come potete aiutarlo: sta parlando di se stesso)… Naturalmente stiamo scherzando: come sempre "more crazy" - more in inglese sempre più... Per noi more, bionde, rosse, castane... - (sempre più pazzi). Un secondo per riprenderci, il caffè lo avremmo bevuto volentieri visto il profumo che invadeva il bar, ma era troppo tardi… Mentre cerchiamo di recuperare quel poco di orgoglio che ci rimaneva, apriamo cavallerescamente la porta del bar per guadagnare l’auto e mentre passa l’amica diciamo: “Wow, come mai così elegante?”. “Beh” ridendo la dama ci ha risposto “Fabio Volo mica lo vedo tutti i giorni”. In auto ci eravamo ripromessi di non guardare l’orologio, l’essenza già la sapevamo: eravamo in ritardo. Ma l’orologio digitale dell’auto era lì per irriderci: lo fa quando siamo in ritardo. E quindi lo fa quasi sempre. Ma lo abbiamo avvisato di stare attento: se continua così gli stacchiamo i cavi… E già ci immaginiamo le varie trasmissioni “A porta a porta” o i “Matrix” con tanto di criminologi ad analizzare “l’anatomia di un omicidio” dell’orologio digitale. Ma questa volta il ritardo era mostruoso: 17,35. Anche l’orologio dell’auto questa volta ci guardava sì ridendo, ma con una vena di solidarietà. Dall’alta valle abbiamo preso direzione Lovere passando per la Val Borlezza, primo tratto di strada della Val Camonica per poter prendere la strada verso Brescia, fare il giro del Lago Sebino - per come abbiamo guidato circumnavigare è il temine più adatto… A momenti finiamo nel lago con l’auto - sino quasi ad Iseo. E come sempre quando si ha fretta il camion che non va, l’auto che sta facendo il giro del lago per ammirare il panorama, e Crazy Team in auto ad interpretare la parte del automobilista inca****o  di Gioele Dix. E non solo: se siete in ritardo cercate di non avere due donne in auto (o meglio accertato che sono in macchina, date a loro un sonnifero. Scherziamo naturalmente…). Lasciata l’ultima galleria dopo Iseo come Crazy Team sapevamo che in direzione Brescia c’è la tangenziale, doppia corsia dove speravamo di guadagnare qualche minuto. E infatti non appena la strada da una corsia si è biforcata in due, ci siamo sentiti come i Litfiba nel brano Tex. Anzi, Piero Pelù che ci cantava direttamente in auto: “Sulla strada ci sono solo io, circondato dal deserto intorno a me”. E visto che alle 18,15 “il deserto intorno a me” sulla tangenziale non c’è - abbiamo fatto anche la rima, che ci volete fare più che "cor gentile", abbiamo il cuore matto -, colpo di abbaglianti per chiedere strada. Così, in simpatia, e più che un colpo di fari è diventato “fari abbaglianti” a manetta (chissà può essere l’idea per un film… ), un flash continuo degni del Red Carpet quando c’è Angelina Jolie e più veloci dei supereroi. Bene fino a Brescia la strada la sapevamo: avevamo memorizzato anche il nome dell’uscita, ore 18,19 ritardo sì ma accettabile. Uscita che google maps indicava come: “17. Prendi l’uscita 6 – Via Labirinto verso Fornaci-Quinzano/Brescia Centro”. Troppo lungo da memorizzare no? E quindi uscita Quinzano. Uscita azzeccata con un repentino passaggio seconda corsia – uscita a destra che qualche amico da dietro ci ha segnalato con un sonoro suono di clacson, così per salutarci e augurarci un buon divertimento per la serata. Dalla tangenziale l’uscita in pratica era un sotto passo. E sfortuna vuole che avesse due corsie… “Bene fin qui la strada la sapevamo, ora mi potete dire dove debbiamo andare? Vi basta leggere: ci sono le indicazioni scritte e la cartina che abbiamo stampato… Se vi serve c’è anche il netbook”. Lo sapete una cosa? Non fate mai fare alle donne da navigatrici. E se sono in due, ancor meno. Uscita Quinzano con due corsie: una a destra e una a sinistra. “Quale prendiamo?” ci ritroviamo a chiedere come Crazy Team alle due dame. Nulla di politico, come sempre in Avis no politics or religion: abbiamo preso quella sbagliata, quella di destra. E da questo errore seguendo le indicazioni delle rotonde stampate, visto che non c’era il navigatore a ricalcolare il tragitto, tutto sbagliato. E tra Betta che diceva “se fossimo passati a casa avrei preso il navigatore… Ci sarebbero voluti due minuti” e tra una battuta dell’amica che vedendo i centri commerciali “e se ci fermiamo qui?”, ci siamo ritrovati ad accendere il pc (alla guida è vietato l’uso del telefonino, non del pc no? Scherziamo naturalmente). Più che uscita Quinzano, a momenti eravamo a Quinzano… Ore? 18,50 lo indicava ridendo anche l’orologio digitale (c’era già Bruno Vespa che avvertito stava preparando lo speciale…) che era ridiventato antipatico come al solito. Inversione ad U, o meglio semigiro della morte visto dove l’abbiamo fatta e come l’abbiamo fatta e strada a ritroso per ricercare l’uscita Quinzano. Ah un consiglio, oggi ne siamo generosi: non dite mai ad una donna che vi ha dato indicazioni sbagliate su una strada, specie se sono due e si alleano. Inutile è come dire che stanno bene con un vestito ma le preferite abbigliate con un altro: la prendono come un’offesa personale. Un po’ come quando una donna è appena tornata dalla parrucchiera che le ha tagliato i capelli: la spuntatina è diventata uno scalpo. E se provate a dire “li hai tagliati tanto” o un qualsiasi riferimento al new look è come nei film americani quando arrestano una persona e leggono i diritti all’arrestato: “Qualsiasi cosa che dirai potrà essere usata contro di te in tribunale”. Meglio avvalersi del “diritto di stare in silenzio” e far finta di non essersi accorti di nulla. Ritrovata l’uscita “Quinzano”, abbiamo visto finalmente Via Labirinto: c’era ancora Minosse che stava cercando di acchiappare il progettista della strada che di nome fa Dedalo, Arianna che stava cercando il bandolo della matassa del gomitolo dato a Teseo Uscita via Dalmazia - che nella testa del Crazy Team si era trasformata in Dalmata, Danzica e in altro ancora - guadagnata a fatica, a seguire una serie di strade… tutte sbagliate. Visto le due navigatrici, abbiamo usato il metodo Crazy Team: quando hai bisogno di informazioni (stradali) chiedi al benzinaio. E’ come il maggiordomo: c’entra sempre. Infatti un ragazzo gentile che abbiamo disturbato quando stava facendo benzina, ci ha spiegato la strada. Ma eravamo troppo lontani, avevamo bisogno ancora di chiedere. E dopo il benzinaio, l’edicolante, altro lemma del Crazy Team quando si ha bisogno di indicazioni stradali. Arrivati all’edicola, quattro frecce: stavamo per chiedere all’edicolante, ma abbiamo visto una ragazza. “Scusi per il Teatro Sociale?”, abbiamo chiesto. Mentre faceva qualche passo si è girata: “Scusatemi, pensavo lo steste chiedendo all’edicolante”. “Sì, in effetti… - sgamati in pieno -. Ma se ci puoi dare qualche indicazione...”. L’auto del Crazy Team è famosa per aver un clima tropicale anche in inverno: sì ci piace il caldo e poter guidare in camicia senza cappotto. E non avevamo fatto i conti con la ragazza bresciana che con gentilezza e pietà ci stava dando le indicazioni: “Dovete percorrere tutto questo viale sino in fondo. Dovete attraversare un sottopasso, non seguite la stazione ma passate sotto questo sottopasso. Sbucate su un piazzale dove c’è una fontana che però adesso non funziona. Arrivate su un viale, non girate a destra ma seguite la strada dritto. Cercate lì parcheggio, perché il Teatro Sociale è in centro e da lì non dista tanto”. La fontana a cui dovevamo stare attenti “perché non funziona”, nonostante il ritardo e l’ubriacatura delle strade ci aveva messo di buon umore. “Staremo attenti a non annegare nella fontana allora” abbiamo detto, “sai andiamo a vedere Fabio Volo, presenta il suo libro questa sera.  E se non avessimo così fretta ti offriremmo un caffè”. Mostriamo alla gentile ragazza bresciana il netbook con la mappa salvata per indicarle dove dovevamo andare, mentre  l’ipotermia ci stava assalendo. “A saperlo ci sarei andata anch’io. Grazie per il caffè, la prossima volta lo prendo volentieri”, ci dice la ragazza che ci ha dato meravigliosamente le indicazioni e per un istante, dopo averla ringraziata e salutata, risaliti in macchina e ripresa la normale circolazione non abbiamo potuto far a meno di pensare al brano “Le passanti” di Fabrizio De André. Non conosciamo Brescia, ma sembrava che tutti dovessero passare sotto quel sottopasso vicino alla stazione: traffico micidiale… Oltrepassato il sottopasso fontana senza acqua e vialone. Prima di sbagliare per l’ennesima volta strada, abbiamo aprofittato del rosso del semaforo per chiedere ad una ragazza che stava salendo su una Peugeot dove fosse il Teatro Sociale. Ragazza che ha mostrato la stessa gentilezza della prima, anzi, anche quando è scattato il verde ha continuato a spiegarci dove parcheggiare, senza che da dietro nessuno suonasse. L’abbiamo ringraziata giusto in tempo per passare con il verde-giallo e abbiamo notato come la macchina dietro non sia riuscita a passare (abbiamo passato a questo sfortunato conducente il canovaccio dell’automobilista inca****o di Gioele Dix). La seconda ragazza ci aveva detto che dovevamo svoltare a sinistra per arrivare al parcheggio di Corso Martiri della Libertà, peccato che il vialone fosse a doppia carreggiata e avesse tre corsie e noi ci eravamo accostati a destra. Con coraggio abbiamo attraversato le tre corsie salutati dagli amici che ci suonavano il clacson finendo quasi in quella riservata ai taxi o agli autobus (non abbiamo letto bene che corsia fosse). Sempre per sicurezza, guadagnata la normale corsia abbiamo chiesto del parcheggio. “E’ li davanti” ci ha risposto un ragazzo. Abbiamo ammirato per un’instante la piazza prima di scendere e cercare un parcheggio. “Guarda quello esce” ci ha detto Betta da dietro e vediamo un signore con in mano un libro rosso che riconosciamo essere “Le prime luci del mattino” – ironia della sorte l’ultimo libro uscito e che Fabio Volo stava presentando al Teatro sociale e che ci aveva fatto pensare che l’incontro fosse già terminato -, salire a bordo di una Mercedes… Avete presente chi sale in auto con calma, si allaccia con calma la cintura di sicurezza, con calma sistema gli specchietti aprendoli, mette in moto con calma e ci sono quelli che aspettano il parcheggio? . Ecco, quelli che aspettavano il parcheggio eravamo noi. Tutto con calma, così come noi del Crazy Team, sempre con calma, lo abbiamo fulminato con un “Ma sbrigarti!”. Abbiamo aspettato però che il signore facesse manovra, liberando il parcheggio e non abbiamo fatto a meno di aggrapparci alla speranza che alla presentazione vi fossero tante persone anche solo per permetterci di autografare i libri… Usciti dal parcheggio, non abbiamo concesso nemmeno una “pausa bagno” – il bath break - sia a Betta, sia all’amica del Crazy Team nonostante le quasi due ore di auto: ore 19,25. In cinque minuti, ammirando le illuminazioni e infilandoci in una via laterale e guardando con amicizia la targa di via Felice Cavallotti, abbiamo finalmente guadagnato l’ingresso del Teatro Sociale di Brescia. Ingresso a teatro ore 19,30… un’ora dopo l’inizio della presentazione. Entrata in cui era stata allestita una grossa bancarella Mondadori di tutti i libri di Fabio, riservando al rosso della copertina de “Le prime luci del mattino” uno spazio doppio rispetto agli altri libri. Ad accoglierci, diciamo così, due donne vestite con completo blu, gonna sino al polpaccio e calze di lana: un completo che ci ha richiamato quello di Mary Poppins. “La platea è piena” ci hanno detto, “se volete, c'è spazio solo al secondo piano”, continuando in tono glaciale e non abbiamo potuto fare a meno di notare la differenza tra le due ragazze gentilissime che avevamo incontrato e queste due donne, facendoci addirittura porre la domanda se fossero della stessa specie… “Nello zaino cosa avete?”, chi hanno chiesto, mentre ci indicavano le scale. Togliendoci lo zaino e appoggiandolo a terra aprendolo e togliendo la macchina fotografica abbiamo risposto: “I libri di Fabio Volo. Se volete vi lasciamo lo zaino, ma i libri vengono con noi”… Evidentemente la nostra risposta secca, deve aver addolcito le due donne che ci hanno detto che lo zaino poteva venire con noi. Secondo piano del magnifico Teatro Sociale di Brescia – il teatro ne ha tre, e visto che siamo bergamaschi possiamo dire con orgoglio che quello di Bergamo ne ha cinque ed è più bello… Naturalmente stiamo scherzando - raggiunto in un attimo, rimpiangendo il fatto di non poter prendere il caffè che l’aroma del bar attiguo all’entrata emanava. Appena entrati, il tempo di adattarci alla luce soffusa mentre ascoltiamo le prime parole che riusciamo a sentire di Fabio Volo. Voce un po’ bassa, Fabio un po’ affaticato e raffreddato, ma come sempre spettacolare fin dalle prima parole, un discorso su cosa sia per lui la fede, su come al di là di tutto la cosa importante in una famiglia sia l’amore. Capiamo che il discorso dev’essere partito da un signore seduto alla sinistra guardando il palco, con il quale Fabio dialoga. Una battuta di Fabio – “Il signore di prima non c’è più? Beh sarà andato fuori a bruciarmi la macchina” – ci fa capire che ci siamo persi un del botta e risposta… Ambientati sulle comode sedie che nei palchi richiamano quelle delle macchine da rally ma ben imbottite e che sorreggono persino la testa, abbiamo l’occasione di sentire Fabio sull’argomento leggere: “Beh se chiedete ad un ragazzo di sedici anni di leggere Tolstoj penso che difficilmente finirà quel libro. Questo non significa che è un brutto libro il suo: leggere si fa per passi è un percorso. Io non dico assolutamente di scrivere libri come Tolstoj: ci sono libri leggeri e libri impegnati. Ma gli uni non escludono gli altri. Penso anzi che leggere entrambi sia aprire le forbici della mente”. Ci troviamo come Crazy Team a condividere pienamente le parole di Fabio, parole che ci richiamano alla mente l’esperienza di quando andammo ad acquistare uno dei suoi libri in una libreria scientifica. In quell’occasione eravamo passati in libreria in quanto era arrivato un libro che avevamo prenotato, “Intellettuale ad Auschwitz” di Jean Améry (pseudonimo di Hans Mayer) che avevamo letto in lingua originale ma che volevamo regalare tradotto in italiano. Insieme a questo libro chiedemmo alla commessa che ci conosceva e con cui ci è capitato di parlare di libri, l’ultimo libro di Fabio Volo (era appena uscito “Il tempo che vorrei”) e la commessa ci disse: “Ma come voi che acquistate sempre libri seri?”. A Barbara, questo il nome della commessa, chiedemmo se avesse letto il libro e come pensavamo non lo aveva fatto. In quel caso spiegammo a Barbara che c’erano vari libri e che nessuno escludeva un altro, anzi che leggere entrambi semmai avrebbe arricchito lo splendido mondo della lettura. Ritrovare lì in quel teatro lo stesso concetto ci aveva ripagato delle due ore di auto, già sarebbe bastato questo per non rendere vano il viaggio. Come sempre alla fine lo spazio delle domande, spazio che spesso si tramuta in un momento dove chi interviene fa delle considerazioni. Eh si che non è difficile: una domanda finisce sempre con un punto di domanda no? Invece c’è sempre quello che più che fare una domanda, fa il riassunto di quanto detto, quello che cerca di reinterpretare il pensiero che è stato esposto, "naturalmente" dandone una versione decisamente artefatta. Tra chi ha fatto una domanda, ci ha colpito quella dell’ex insegnante di Fabio Volo: dopo aver detto che tra gli studenti (in generale) e i professori c’è molto distacco, l’insegnante ha chiesto all’ex allievo perché il mondo intellettuale sembra essere tanto distante dai giovani, in poche parole perché ciò che è cultura sembra non attirare i giovani. Infine l’insegnante ha chiuso il suo intervento chiedendo a Fabio un aiuto per comunicare con gli studenti. Fabio ha risposto che in occasione della presentazione è stato anche invitato in alcune facoltà universitarie, “in queste occasioni non vola una mosca”. Ci è piaciuto come Crazy Team il fatto che Fabio abbia spiegato come la curiosità sia (e debba) essere il motore della conoscenza: “La settimana con il thermos di caffè prima di un esame come succedeva a molti amici che stavano facendo l'università, e concetti di cui una settimana dopo l'esame non si ricorda nulla, non serve a nulla. Non stimola la curiosità”. E il fatto che l’aver avuto l’occasione di studiare dia la convinzione (e aggiungiamo noi anche l’illusione) di essere quelli che nella vita ce la faranno, spesso provoca un distacco nei giovani. Wow, come siamo diventati seri... Alla fine ci siamo accorti che iniziava la sessione di autografi dei libri: abbiamo guardato l’orologio digitale decisamente più simpatico del cellulare che segnava le 20,30. Un’ora ascoltando Fabio Volo, che era passata senza nemmeno accorgecene. Siamo scesi dal secondo piano del teatro, prima di esserci recati in bagno e di aver permesso a chi ci accompagnava di fare lo stesso e ci siamo messi in fila per farci autografare i libri. Betta in giro con la telecamera, noi in fondo fila con tanto di zaino a tracolla: appena era stata pronunciata la parola firme, le persone della platea si erano messe in colonna, fila lunga tutto il semiarco destro del teatro guardandolo di fronte. Fabio Volo sceso dal palco, in centro con un tavolino aveva iniziato ad autografare i libri e dopo gli autografi si usciva sulla sinistra. Vista la lunghezza della fila e visto che eravamo gli ultimi, pensavamo ad un’attesa interminabile. Ci sbagliavamo: Fabio era velocissimo, ma questo non gli impediva di poter dire qualcosa di simpatico a tutti quelli che chiedevano un autografo. Autografi che Fabio faceva tranquillamente anche su bigliettini e non solo sui libri. Arrivati sotto il palco abbiamo visto la sorella – classe 1969 coetanea del presidente Avis Villa - e la madre di Fabio che erano sedute in prima fila durante l’incontro e una della due donne che avevamo incontrato all’entrata, faceva passare due tre persone per volta coi libri o biglietti da autografare. Appena giunti davanti alla donna e dopo il “potete passare” abbiamo estratto dallo zaino i libri che a fatica ci stavano in una mano. La donna che ci sembrava glaciale a quel punto si è messa a ridere e ci ha chiesto: “Ma li avete tutti?”. “Non è colpa nostra se ne ha scritti molti” abbiamo risposto notando che le persone, così come la donna che erroneamente ci era parsa seria, rideva. Abbiamo passato i libri ad una signora gentilissima che chiedeva a chi dovevano essere dedicati onde poterlo dire a Fabio. Il dialogo che ricordiamo è stato questo…

Fabio Volo: “Ma siete arrivati da poco? I libri sono ancora freddi” (come Crazy Team abbiamo ricoperto con una pellicola i libri di Fabio Volo)
Amica del Crazy Team: “Al se stremit” (si è spaventato…)
Segretaria: “A […] e […] tutti insieme?”. (Indicando due nomi del Crazy Team)
Fabio Volo: “Se caso, due nomi…” (Si cavolo due nomi…).
Crazy Team: “Dai, dai, su Fabio…”.
Fabio Volo autografa un libro scrivendo: “A […] e […]” (con la semplice iniziale dei nomi e non con i nomi per esteso).
Fabio Volo ridendo: “A […] e […]…”
Segretaria a Fabio Volo in merito al Crazy Team: “Guarda che bravi. Ricoprono anche tutti i libri”
Amica del Crazy Team: “Ada, […] […]” (Guarda i due nomi scritti con le sole iniziali)
Segretaria: “Ricopre anche tutti i libri”
Crazy Team: “No , no dai…. (ridendo)”.
Fabio Volo: “No dai (ridendo). (Autografando un libro) A […], e […] (accorciando i due nomi con un vezzeggiativo molto carino). Così li facciamo un po’ diversi” (sul tavolo ci sono tutti i libri di Fabio)”.
Amica del Crazy Team: “[…] va bene” (indicando il nome abbreviato con un bel vezzeggiativo e ridendo).
Segretaria:  “Tutti? (riferiti all’intera collezione di libri di Fabio)”.
Crazy Team: “Sì, sì…. Grazie…”.
Fabio Volo ridendo: “No dai, ho visto che li avete tutti ricoperti con la copertina”.

Mentre Fabio stava firmando e mentre abbiamo fatto qualche foto, ci siamo ricordati del biglietto ad Ilaria, una delle sorelle del Crazy Team. Finiti gli autografi abbiamo detto a Fabio: “Ci servirebbe un autografo con dedica anche ad Ilaria, aspetta che ti passiamo il foglio”. Fabio velocissimamente ha preso una cartolina sulla quale c’era foto con tanto di data e giorno in cui avveniva la presentazione, lo ha dedicato, ce lo ha passato e facendo l’occhiolino ci ha detto: “Lasciate fare a me”. Ma certo la cartolina personalizzata, non ci avevamo pensato… Mentre Betta riprendeva la sessione di firme, e mentre gli ultimi arrivati avevano acquistato i libri all’entrata per farseli autografare, abbiamo provato ad azzardare: “Fabio, perché non ci dici qualcosa a favore della donazione di sangue?”. Ci è gelato il sangue quando Fabio, intento ad autografare altri libri, si è fermato e ci ha riposto: “Ma lo fa già il Trio Medusa...”. Non sappiamo come, ma abbiamo detto a Fabio: “Sì bravissimi, ma anche tu potresti dire qualcosa in merito della donazione di sangue”. “Dai, dov’è il microfono?” ci ha risposto subito Fabio. Tempo di togliere il flag (un secondo) e di girare la ghiera della fotocamera in modalità video, con Betta pronta in tempo zero per riprendere, ecco Fabio che realizza in men che non si dica, senza aver preparato nulla, uno splendido spot.

"Però dovete andare a donare sangue... Donate sangue: a volte siete lì non sapete cosa fare, ne date un pochino a voi non vi cambia niente ad un altro invece gli salvate addirittura la vita. Pensate che potete salvare la vita ad un altra persona come i supereroi... Donate sangue". Fabio Volo promuove la donazione di sangue

E dopo averlo registrato si è rimesso di corsa a firmare. Non sappiamo quanto sia durato il tutto, sappiamo che eravamo felicissimi e rivedere lo spot ci regala le stesse emozioni. Sono attimi che ci sono sembrati lunghi per quanto avveniva, attimi che si sono impressi nella mente. Alla fine, mentre riponevamo i libri, la cartolina con la dedica a Ilaria e la fotocamera abbiamo visto le persone che ridevano e Fabio con essi dirci: “Caso, a mi tracc ciocc…” ovvero “Cavolo mi avete tirato ubriaco”. Sì, in effetti ci siamo accorti che lo avevamo "tirato cerchio", Crazy Team che sperava di passare inosservato o almeno non mostrare per una volta la crescente follia, ma che ancora una volta si era (ahinoi) fatto riconoscere. Tempo di chiudere lo zaino che mentre cercavamo di capire e realizzare il tutto ci è caduto facendo un tonfo rumoroso che ha ancora attirato gli occhi su di noi e pian piano abbiamo guadagnato l’uscita del teatro. Appena fuori Betta: “Certo che voi del Crazy Team avete un c***”. Sì insomma Betta intendeva il lato B. Non lo sappiamo come sia il nostro lato B, ammiriamo ben volentieri quello delle donne come Angelina Jolie – o Charlize Theron in un memorabile spot -, ma mentre ci siamo diretti all’auto, cellulare e chiamata a Niki, cuore tecnologico del Crazy Team: “Ciao Niki, siamo arrivati in ritardo di solo un’ora… Non male no? Sempre peggio… Come è andata? Ma guarda non sappiamo. Dai la cartolina ad Ilaria ce l’ha fatta… Va beh accontentiamoci di questo. Ah domani acquisizione di Fabio che fa uno spot a favore della donazione”. Al telefono sonora è partita la risata di Niki che subito ha detto: “Mi raccomando, tenete la cassetta…”. “Non ti preoccupare, cassetta in cassaforte, non ti diciamo dove l’abbiamo messa…” abbiamo risposto ridendo, “toglietemi tutto ma non la mia cassetta”. Terminata la telefonata abbiamo guardato l’orologio del cellulare che mostrava le 21,00. Fame pazzesca, ma abbiamo deciso di fermarci solo lungo la strada. Abbiamo raggiunto l’auto posteggiata solitaria nel parcheggio sotto la piazza, chiavi inserite nel cruscotto e abbiamo guardato l’orologio digitale, questa volta noi con sorriso e commiserazione nei suoi confronti (Bruno Vespa dovrà ancora attendere per il suo speciale). Usciti dal parcheggio, vialone, piazza con fontana senza acqua e sottopasso, poi rotonda prendendo la prima a destra, così giusto per sbagliare di nuovo strada. Mentre cerchiamo un cartello che indichi “tutte le direzioni”, il cartello bonus, quello che salva sempre, un po’ come il benzinaio quando non si sa la strada, o come il verbo get in inglese che sta bene ovunque o meglio ancora come il verbo puffare per i puffi (battuta tratta da un libro di Fabio Volo), l’amica e Betta in contemporanea hanno visto un ristorante a fianco ad una Coop. “Ci fermiamo qui?” si trovano a dire all’unisono. Entrati nel parcheggio ci siamo accorti che era un ristorante cinese e subito abbiamo detto: “Perfetto, la dieta di Kung Fu Panda”. Scherzi a parte abbiamo mangiato (con le forchette) benissimo, abbiamo avuto inoltre l’occasione di farci tradurre un tatuaggio: quando la cameriera ci ha indicato la bottiglia dell’acqua sul tavolo abbiamo avuto paura che significasse “vuoto a rendere”… Naturalmente stiamo scherzando, tatuaggio che significava “acquario” (battuta del vuoto a rendere di Niki del Crazy Team). Dopo cena , come sempre avviene quando non si ha fretta, strada deserta, nessun auto che intralcia e sulla strada, a differenza dell’andata sembrava veramente che “sulla strada ci sono solo io, circondato dal deserto intorno a me”. Tratto Brescia-Iseo percorso senza accorgecene, Iseo-Darfo ammirando dall’alto, tra una galleria e l'altra il meraviglioso lago Sebino (da noi in base al paese viene anche definito Lago d’Iseo, Lago di Lovere, etc) ammirando le luci che si riflettevano nell’acqua, tratto Lovere direzione Val Cavallina e direzione alta Valle Seriana ascoltando buona musica nostra immancabile compagna. Abbiamo riaccompagnato Betta a casa (“la telecamera la porto in ufficio domani io”), l’amica pure e di corsa al pc, per scaricare foto e video, aspettando quello (sicuramente migliore) della telecamera. Ore 24,15, un nuovo giorno era iniziato, emozioni del giorno da poco terminato davanti ad un computer sorseggiando del meraviglioso caffè dalla moka preparata la mattina prima di uscire che, come incenso, invadeva la stanza. Sweet Dreams: i sogni dolci sono fatti anche di questo…




 

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