«La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro […] Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo, apri la mente ad un nuovo punto di vista. E nient'altro ha importanza…». Dal brano “Nothing Else Matters” dei Metallica
«La follia, mio signore, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c'è luogo dove non risplenda». da La dodicesima notte (atto III, scena I) di William Shakespeare
(Crazy Team) Mai dare retta a dei pazzi come noi, potreste trovarvi “costretti” ed “obbligati” a scrivere la recensione di un concerto a cui avete assistito. Saputo che la nostra Ale (Alessandra) Salvoldi, (la curatrice della rubrica “SpettacolAvis”), sarebbe andata al concerto dei "The Big Four" all’Arena della Fiera di Rho, abbiamo cercato in tutti i modi possibili di rubare i biglietti per assistere all’evento. Sarà che non siamo abili come Arsenio Lupin, sarà che Ale è stata più furba di noi ed ha tenuto ben nascosto i biglietti, insomma… chi è andato al concerto non siamo stati noi. E tra il “prima del concerto” in cui Ale ci spiegava l’emozione e l’attesa dell’evento, e il “dopo concerto” in cui Ale ci ha raccontato tutto, che volete… dovevamo fargliela “pagare”. Accettata la triste realtà dei fatti, abbiamo fatto come la volpe e l’uva… Nel senso che invece dell’uva ci siamo dati al vino? Beh, no (più che al vino alla birra... Naturalmente stiamo scherzando). Abbiamo deciso di far fare ad Ale l’inviata ufficiale di Avis Villa al concerto dei "The Big Four" - Anthrax, Megadeth, Metallica e Slayer -, i quattro big mondiali della musica metal hanno fatto tappa in Italia. Ed ecco così che si è trovata “vivamente consigliata” (attenti a quando leggete o sentire il pericolosissimo “vivamente consigliato”: è il modo fine ed aulico per dire obbligato, costretto, vincolato… Insomma se non lo fai, ti devi aspettare bad news – cattive notizie – e nefaste conseguenze) a scriverci dettagliatamente il resoconto nonché è stata “vivamente consigliata” di inviarci delle foto. Che ci volete fare i consigli sono i consigli…
Naturalmente stiamo come al solito scherzando. E’ tutto vero sino al fatto che abbiamo cercato di “prendere in prestito” i biglietti del concerto – li avremmo tranquillamente restituiti i giorni dopo il concerto -, così come è vero che Ale è stata più furba e i biglietti li ha nascosti bene. Vero anche il fatto che, accertato il fatto che non avevamo i biglietti, e abbiamo proclamato (wow, che termine nobiliare... Ci mancano solo uno scettro, un regno e la principessa che abbiamo deciso di comune accordo essere individuata in Angelina Jolie… Peccato che il re in questa storia sia Brad Pitt e noi del Crazy Team dei semplici giullari...) all’unanimità Ale come inviata ufficiale di Avis al concerto. Accettato il fatto che il concerto lo avremmo visto solo su una pubblicazione in dvd, o sulle recensioni (belle ma spesso tecniche e per intenditori e non trasmettono l’idea dell’emozione vissuta da chi ha assistito al concerto) abbiamo chiesto ad Ale di regalare e di far partecipi i donatori e i lettori del sito, delle emozioni del concerto. Cosa ne è uscito? Beh, potete leggerlo sotto. A noi del Crazy Team è parso subito un divertentissimo e bellissimo articolo che ci fa capire perché i giovani amano la musica. Ma prima di dare subito spazio a chi il concerto l’ha vissuto a pochi metri dal palco, concedeteci di dire che, come mostrato in questo caso, i giovani ci insegnano a credere in quello che facciamo, a credere sempre (o ancora per chi avesse avuto dei dubbi) che i sogni si possono realizzare, qualsiasi essi siano. E quando non si realizzeranno, almeno non avremo avuto il rimpianto di non averci provato... I giovani come Ale (ma permetteteci di inserire in essi anche il Crazy Team… Qui immaginiamo le battute che ci arriveranno... Dai basta fischi...) ci insegnano che proprio loro possono essere protagonisti di questi sogni… Sogni belli come quelli che fanno e ci regalano i donatori. Ci insegnano a seguire sempre quello in cui crediamo e a trasformare il sogno in un fatto concreto, un gesto in cui si salvano delle vite. Largo quindi al loro entusiasmo, largo a chi subito ha accettato di fare qualcosa per il fantastico mondo della donazione: donando, ma anche portando sempre idee nuove (per il sito e non solo come Niki), accettando di scrivere una (in realtà più) recensione di un concerto come ha fatto Ale con la rubrica “SpettacolAvis” e altre tantissime cose… Al computer, a mano o in tantissimi altri modi, le cose da fare sono sempre molteplici e possono coinvolgere tutti: basta avere entusiasmo. Ma adesso ci fermiamo e lo facciamo veramente. Grazie quindi ai giovani come Ale che hanno subito capito che si può fare tanto per Avis. “Metal up your ass, Baby”. La traduzione? Beh, non ci ricordiamo cosa significhi "ass"… Mah, sarà "asse" o qualcosa del genere… O forse no. Aspettate che cerchiamo e poi - solo poi, se volete potete anche scriverci - vi faremo sapere (traduciamolo diplomaticamente così: muoviti baby). Questa è la storia del sogno desiderato, di un sogno che si è concretizzato. Queste sono le parole di Ale, le sue parole, il suo (e quello dei tantissimi giovani che hanno assistito) concerto: il concerto dei “The Big Four”.
L'estate è terminata, si torna al lavoro, è ora di rimettersi sui libri cari studenti!! Doveroso quindi, in un periodo di fervente attività, scrivere una piccola e modesta recensione per il nostro sito. L'evento del quale voglio parlarvi si è tenuto il 6 luglio all'Area Fiera di Rho e sono certa che i ben informati saranno già saltati sulla sedia esclamando: “The Big Four” (i quattro gruppi thrash metal più importanti al mondo: Anthrax. Megadeth, Metallica e Slayer). L'evento musicale che i fan del metal aspettavano forse da sempre, i quattro mostri sacri tutti insieme, tutti sullo stesso palco, tutti a dare spettacolo. Arena di Rho, 6 luglio 2011. Ora di inizio dell'evento: le 16,00. Ma posso garantirvi che sotto un sole cocente reso più insopportabile dall'afa e dall'umidità, gli spettatori impazienti erano già in coda dalle 8 del mattino, tant'è che la security all'ultimo ha deciso di anticipare di un'ora l'apertura dei cancelli. Una volta dentro i più fortunati hanno potuto raggiungere la famigerata “gabbia”, area sotto il palco destinata al pogo, ai più scatenati ma anche a coloro che vogliono una vista migliore.
Puntuali come un orologio svizzero gli Anthrax hanno fatto il loro ingresso sul palco alle ore 16: scatenatissimi e convincenti, suoni per loro fortemente penalizzanti, ma il neo papà Scott Ian ha caricato la band come non mai entrando a sorpresa a metà concerto! Secondi, ma solo nella scaletta, i Megadeth: sarà che sono di parte (e una giornalista o “pseudo tale” non dovrebbe mai esserlo), sarà che Dave Mustaine dal vivo è incantevole e strepitosamente bravo, ma a mio parere sono stati eccezionalmente i migliori. Scaletta particolare ma sicuramente vincente: le migliori “A Tout Le Monde”, “Sweating Bullets” e “Symphony of Destruction”. Nota, ancora di merito, è quella di aver presentato in esclusiva il loro nuovo singolo dal vivo con tanto di spiegazione. Ottima la performance degli Slayer, instancabili come dei ventenni e con unDave Lomabrdo (batterista del gruppo) più preciso di un metronomo. Ma ora arriviamo ai Metallica perché ci sarebbe molto da dire, hanno fondato un genere, sono unici, hanno bombe sul palco, mega palloncini da tirare al pubblico con la scritta “Death Magnetic”, hanno persino i fuochi d'artificio insomma tutto fa pensare che faranno una performance strepitosa, sono gli headliner e lo vogliono dimostrare! In effetti sono carichi soprattutto James Hetfield e la loro scaletta! Attaccano con le migliori una dietro l'altra sparano: “The Ecstasy of Gold”, “Hit the Lights”, “Master of Puppets”, la meno conosciuta “The Shortest Straw”, il cavallo di battaglia “Seek & Destroy” e poi via con una più melodica “Welcome Home (Sanitarium)”, “Ride the Lightning”, “Through The Never”, “All Nightmare Long”, “Sad But True”, “The Call of Ktulu”, “One”, “For Whom the Bell Tolls”, “Blackened”, “Fade to Black”, “Enter Sandman”. La delusione, forse, è stata solo quella di trovarsi un Lars Ulrich grintoso ma “tuonato”, nel vero senso della parola, spesso fuori tempo, ma, a sua discolpa, instancabile e sinceramente coinvolto dal pubblico. Insieme le band ci hanno regalato “Die die My Dearling” dei Misfist (non la solita “Am i Evil?”) e un abbraccio tra Dave Mustaine(nato il 13 settembre 1961 per cui lo stesso anno in cuivenne fondata Avis Villa d'Ogna) e Lars Ulrich che sotterrano, forse, l'ascia di guerra (nel 1983 Dave Mustaine, membro dei Metallica venne sostituito da Kirk Hammett, ex membro degli Exodus. Mustaine se ne andò dal gruppo e fondò successivamente i Megadeth). Sembra finito qui ma i “Metallica” non vogliono mollare e chiudono in bellezza con “Damage Inc.”e “Creeping Death”.
E così ce ne andiamo da una semplice arena che per una sera si è trasformata nel vero tempio del metal e forse della musica, sincera che esce dal cuore, di canzoni che non durano un'estate o una stagione ma una vita intera... Di miti che passano di generazione in generazione senza mai affievolirsi forse perché così reali, così umani, così fragili e allo stesso tempo resi immortali dalla loro stessa arte. Si chiude così un' evento eccezionale forse con un po' di commozione perché il sogno di una vita è diventato così reale da poterlo toccare vivere e sentire per un giorno intero.
«Celeste Aida, forma divina, mistico serto di luce e fior» (Aida - Radamès, atto I)
«Amore! amore! Gaudio... tormento... » (Aida, Amneris) Scena I
Avevamo avuto modo sul sito di raccontare l’esperienza di Fede - Federica Alcaini -, una giovane donatrice di Dossena iscritta ad Avis San Giovanni Bianco. Raccontando (o almeno cercando di farlo) le emozioni – o meglio EMOzioni e parlando di donazione di sangue, l’“emo” è di casa – di Fede, abbiamo raccontato le emozioni che si provano nel compiere un gesto che salva in concreto delle vite. Al di là delle “Luci della ribalta” (come nel magnifico film dell’immortale Charlie Chaplin), al di là del fare qualcosa per apparire, avevamo provato a descrivere cosa spinge i giovani a fare un gesto magnifico. Ma la cosa ancor più importante, è che questo gesto viene fatto in modo gratuito, volontario e anonimo: fare molto per chi non si conosce nella realtà ma che è ben presente e vicino nei sogni. Vista l’immensa disponibilità con cui ha contribuito anche in passato nel raccontarci la sua testimonianza di (giovane) donatrice, abbiamo invitato Fede di scriverci una recensione ad uno spettacolo da poter inserire sul sito nella rubrica “SpettacolAvis”. Beh, a dire il vero più che invitato… Lasciateci pensare, come si può dire: “Vivamente consigliato” sarebbe il modo fine per definirlo. “Vivamente richiesto” può andare? A livello ufficiale sì. Ma a livello ufficioso? Beh, lo ammettiamo, abbiamo obbligato Fede a scriverci la recensione dello spettacolo. Perché lo abbiamo fatto? “Why” (come canterebbe anche di Annie Lennox, solista dalla voce meravigliosa ed ex vocalist dei Eurythmics) abbiamo obbligato Fede? Beh, lo spettacolo era l’“Aida” di Giuseppe Verdi versione “Gomalan Brass” - quintetto di ottoni - eseguito il 26 giugno 2011 a Romano di Lombardia (cittadina situata in provincia di Bergamo). Come Crazy Team amiamo Giuseppe (Beppe) Verdi e non lo amiamo “solo” per la sua musica. Lo amiamo perché era un signore nell’animo. All’inizio, ancor prima dei grandi successi, Verdi a livello personale non fu certo fortunato (a Verdi morirono nel giro di tre anni due figlie e la moglie) ma ebbe la forza di rialzarsi. Un po’ come le persone che grazie alla donazione di sangue, possono sperare in un nuovo e brillante futuro. Amiamo Verdi anche perché come persona diede l’impulso, vita e la voce delle sue composizioni a questa bella cosa chiamata Italia. Amiamo Verdi, perché ci insegnò ad amarlo Vincenzo Salvoldi, un grandissimo trombettista di Villa d’Ogna che suonò per 17 anni all’Arena di Verona, l’Aida ed i soli di quest’opera con la tromba egiziana. Oltre ad essere un grandissimo trombettista, come Crazy Team avemmo la fortuna di avere Vincenzo come professore di educazione musicale. L’umiltà di Vincenzo ci permise di diventare amici: scoprimmo così che Vincenzo era un donatore di sangue con all’attivo numerosissime donazioni. Ricordiamo Verdi perché frequentò numerose volte anche la Valle Seriana, ospite del salotto della contessa Clara Maffei, in quelli di Clusone (per chi non conosce i luoghi, Clusone è attiguo a Villa d’Ogna).
Amiamo Verdi anche come politico. Non vi preoccupate, come sempre “no politics or religion” all’Avis Villa e non ci sono eccezioni. Lo citiamo come politico in quanto, essendo un grandissimo musicista, divenne, dopo essere consigliere comunale comunale e deputato, senatore del Regno della neonata Italia. Nella tenuta di Sant'Agata, casa di Giuseppe Verdi, tra i suoi ricordi c'è un pacchetto di biglietti del treno gratuiti che lasciò intatti: da senatore del Regno, come avviene anche oggi, riceveva per questo uno stipendio, e trovava vergognoso utilizzarli. E questo ci fa (o meglio ci dovrebbe) far riflettere su alcuni comportamenti di certi politici… Altro che “differenze genetiche” (tra l’altro se c’era un modo brutto per esprimersi, lo si è trovato: già differenze genetiche richiama alla mente tempi nefasti - quella della secondda guerra mondiale -, in cui se geneticamente eri diverso, ma in modo "sbagliato", rischiavi grosso). “Differenze genetiche” come quel “per non dimenticare”, utilizzato non per ricordare la Shoah, ma per il calcio (titolo di una lettera di precisazione e contro risposta). Ora sarà che noi del calcio non sappiamo nulla, sarà che del calcio non ci interessa nulla, ma l’accostamento ci è parso insensibile e irrispettoso di quello che la storia ci insegna (o in questo caso, che ci avrebbe dovuto insegnare). Ma lasciamo gli esperti della sfera (anche se il pallone da calcio, quello bello cucito usato nei grandi campi è un icosaedro troncato come Archimede e i suoi solidi ci insegnano…) e ritorniamo al concerto dell’Aida. Non nascondiamo che, come Crazy Team, non volevamo assolutamente perdere questo evento. “Non volevamo assolutamente perdere” e infatti… l’abbiamo perso. Dalla serie “le ultime parole famose” o il più dotto “ipse dixit”. Già, perché quello che come Crazy Team non ci siamo persi, è stata la colonna di auto che ci siamo beccati in Valle Seriana, che da “furbi” abbiamo cercato di evitare con un percorso alternativo per ritrovarci imbottigliati nella Val Cavallina (lo diciamo per chi non conosce i luoghi: entrambe meravigliose valli bergamasche, meta di gite nel week-end). E visto che arrivavamo dal pomeriggio dalla Val Brembana, in un giorno abbiamo fatto il tour (involontario) dalle valli bergamasche (in realtà mancava la Valle Imagna, tour che faremo quando acquisteremo l’elicottero). E come tutte “le ultime parole famose” (le nostre nemmeno famose) che si rispettino, scatta la presa in giro… Ora inutile prolungare l’agonia: ci fermiamo e vi lasciamo alla bella recensione di Fede. Bella: non sappiamo se la recensione, se Fede o entrambe… Dai concedeteci la battuta: questa è l’ultima battuta prima delle punzecchiature che Fede ci ha rivolto… Punzecchiature: chiamiamole pure affondi di sciabola. Touché. Ma, visto che parliamo di Verdi, chiamiamo in aiuto l'amico buffone Rigoletto (nella foto, la statua a Mantova): “Sì, vendetta, tremenda vendetta - Di quest'anima è solo desio... - Di punirti già l'ora s'affretta, - Che fatale per te tuonerà. Come fulmin scagliato da Dio - Il buffone colpirti saprà” (Rigoletto). Naturalmente stiamo scherzando. A seguire, dopo la recensione, alcuni momenti dell’esecuzione dell’Aida dei Gomalan Brass (tratti da vari concerti) e il sopraccitato Why diAnnie Lennox, non prima però di ringraziare di Fede per quanto ci ha inviato. Ah… aspettando le prossime recensioni dei concerti di Fede
26 giugno. Per molte persone la data indica già ferie, spiagge lontane e relax all’ombra di un ombrellone e magari con in mano un drink (per il Crazy Team, so già a quello che state pensando: Angelina Jolie in costume, ma non era quello che intendevo). Per altre persone magari la data rappresenta l’avvicinarsi a queste vacanze: appuntamento con le spiagge solo rinviato ma nella mente il saluto al mare: “Aspettami, sto arrivando” (per il Crazy Team: aspettando Angelina Jolie in costume da bagno). Beh, per altre persone la data magari indica le vacanze appena finite: la leggera malinconia del ritorno ma la felicità del ricordo per aver passato qualche giorno di divertimento. Ma per tutte queste persone rappresenta l’eterno dilemma, o se vogliamo essere più tragici, l’eterna battaglia (sì, così sembra il trailer di un film epico): mare o montagna? Non so cosa sceglierete o casa abbiate scelto: vi consiglio entrambi. Per noi, bandisti - quelli che vanno a Messa - e banditi - ovvero i bandisti, come il Crazy Team, che seguono la Messa da una location un po’ originale: il bar vicino alla chiesa -, la data 26 giugno, scritta sull’elenco dei servizi della banda, ha rappresentato una sola cosa: Corpus Domini. Servizi: per chi non conosce la banda il “servizio” significa solitamente suonare prima e dopo una manifestazione. Ah, se c’è una sfilata (religiosa o civile), un corteo o una processione, significa suonare anche durante… Ma il 26 giugno 2011, ha rappresentata la gradita sorpresa due servizi. Gradita… Più che gradita, la giornata è stata da granita per il caldo. O meglio granitica per l’impegno richiesto. Ma nonostante tutto, dopo due servizi con la banda con annesse e connesse (visto che adesso va di moda il wi-fi) relative processioni sotto il sole cocente del pomeriggio, per nulla ci saremmo persi il concerto dei Gomalan Brass Quintet (vero Crazy Team?). Beh, il nome del quintetto di ottoni – brass in inglese indica proprio gli strumenti ottoni -, già fa presagire l’ironia dei cinque componenti: il nome, in dialetto lombardo-veneto ha un assonanza con “go mal an bras”, ovvero “mi fa male un braccio”. Ma oltre all’ironia del nome, il quintetto è famoso anche per il repertorio presentato sempre in modo comico, originale e inaspettato. Ma dietro a questa ironia, come spesso avviene a chi fa satira, si nasconde il talento puro dei cinque componenti. Gomalan Brass per indicare cinque orchestrali che calcano in modo serio le migliori orchestre nazionali e internazionali, ma che si riuniscono per fare musica in modo divertente: Marco Pierobon (prima tromba, cornetta, trombino), Mirko Braito (seconda tromba e cornetta), Nilo Caracristi (corno francese) e Stefano Ammannati (basso tuba). “Meglio dire (e fare) una cosa seria con il sorriso sulle labbra, che dire (o fare) una cavolata seriamente”. E qui permettetemi di fare una piccola digressione per prendere in giro i cari amici del Crazy Team: anche i Gomalan Brass quando suonano fanno una cosa seria un sorriso sulle labbra. Il Crazy Team quando suona fa sì una cosa con il sorriso sulle labbra, ma… Ma lasciamo i puntini di sospensione e i dubbi che sorgono nel capire se il Crazy Team quando suona fa o meno una cosa seria, e ritorniamo al nostro racconto.
Stavo dicendo che dopo le due processioni eravamo, come gli altri componenti della banda, un po’ stanchi e non freschissimi. Ma la voglia di andare a sentire questo fantastico quintetto era troppa. Bisognava inoltre cogliere l'occasione di "beccarli" a Bergamo, occasione che si presentava nel poterli andare ad ascoltare in quelli di Romano di Lombardia. Di fretta e senza cena, in compagnia di amici e amiche, siamo partiti dalla Valle Brembana alla volta di Romano di Lombardia: alle ore 21,00 (mentre il Crazy Team era in colonna in Valle Seriana e desisteva nell’intento di essere presente onde poter ascoltare il quintetto) iniziava il loro spettacolo, "la nostra Aida". Ammetto che ero proprio curiosa di sentirli e soprattutto di vederli recitare. Ero già stata a vari concerti, ma mai avevo sentito l'opera del celebre musicista di Busseto (cito la terra natia di Verdi in quanto sul sito ho visto che il Crazy Team ha avuto uno scambio in merito all’argomento delle dipendenze con l’Avis università di Parma). Ma se era la mia prima volta dell’Aida rivista in chiave comica dai Gomalan, non lo era per alcuni amici: mi sono ritrovata stupita nel notare come per loro risentirla per la seconda-terza volta fosse ancora fonte di entusiasmo come per la mia prima. Durante il viaggio mi era stato raccontato che l'interpretazione non era mai uguale, certo la storia era quella, ma i Gomalan, la vivevano al momento, con spontaneità sul palco. Mi era stato raccontato che l’opera verdiana era un po’come il canovaccio per la commedia dell’arte: i musicisti su questo canovaccio avrebbero recitato improvvisando. Ma ammetto che in questo caso il famoso detto “uomo – o donna nel mio caso – avvisato mezzo salvato” non ha funzionato: lo stupore, per fortuna, e stato tanto.
Cortile del Palazzo Rubini, inizia lo spettacolo. I Gomalan salgono sul palco. Il pubblico scoppia in una grossa e sana risata: Gomalan talmente ben immedesimati nell'opera, che hanno suonato travestiti da Aida (fliglia del Re d’Egitto), Amneris (fliglia del Faraone d’Egitto), Ramfis, Radamès e da Amonasro (Re d’Etiopia). La storia dell’opera di Verdi è famosa: ho solo indicato i personaggi di Aida e di Amneris (due donne) per farvi notare come per recitare una parte di due donne e tre uomini ci fossero i Gomalan Brass composti da cinqe uomini… Con un po’ di trucco, barba ben rasata e make-up pesante, si fa tantissimo (non lo consigliamo al Crazy Team in quanto già girano certe vostre foto di Carnevale…). Così fra una risata, un applauso, buona recitazione, e ottima musica il tempo è trascorso in modo impercettibile. A momenti di ilarità, sono succeduti quelli seri: attraverso l’immaginazione, l’originalità e la fantasia, l'ora e mezza dello spettacolo è volata. Come è stato il concerto? Semplicemente eccezionale! (Per il Crazy Team: l’ossimoro mi è venuto grazie ad una fonte d’ispirazione… Avete in mente a chi sto intendendo?). Fantastici nella loro interpretazione, magnifici con la loro musica, talmente meravigliosi nella recitazione. Se vi sembra che mi sono lasciata prendere un po’ la mano, vi consiglio, appena vi è possibile di andare a vedere questa originalissima interpretazione e poi, sono certa, che concorderete con quanto detto. E' bellissimo come cinque musicisti professionisti riescano a far divertire la gente raccontando la storia di Aida: il dramma di questa donna divisa tra il suo popolo e Radames, con un finale drammatico dove l'amore per il comandante egiziano viene reso ancora più struggente dalle grandi doti musicali ed interpretative del quintetto. Che dire, un trionfo (come la marcia trionfale dell’opera). Ancor più fantastico vedere il numeroso pubblico accorso per sentire un opera classica. “Un classico. è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”: quello che Italo Calvino affermava per i libri, lo si può trasporre in tutta l’arte. E grazie ai Gomalan, questi classici, dimostrano di essere più vivi che mai.
La serata si è poi conclusa con alcuni “pezzi must”, richiesti come bis, tratti del loro repertorio: Libertango di Astor Piazzolla e Forrest Gump (colonna sonora scritta da Alan Silvestri) quelli più acclamati. Appuntamento con i Gomalan Brass per la prossima volta in terra orobica: è sempre un gran piacere sentirli ma è stato anche "doloroso" per chi, come me, suona per passione, e che forse spera un giorno di diventare come loro. O almeno, spera di imparare a suonare sempre meglio. Non rimane che fare i complimenti a questi giovani, e ringraziarli delle emozioni (per il Crazy Team EMOzioni) che solo loro sanno regalarci (eccezion fatta per il Crazy Team, che in auto e in colonna non sono riusciti a raggiungere Romano di Lombardia).
«Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull'animo del poveretto, quello che s'è raccontato». (Cap. I “I Promessi sposi” - Alessandro Manzoni) «Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c'è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta». (Cap. XXXVIII “I promessi sposi” - Alessandro Manzoni)
Calda domenica di aprile, Lovere pullula di ragazze in shorts e uomini in maglietta che sul lungo lago passeggiano distrattamente assopiti dal tepore o si contendono con sguardo truce un parcheggio. Già, il parcheggio della domenica pomeriggio: lo spettacolo tragico, la storia epica delle molte “singolar tenzoni” tra due contendenti che si litigano un posto, non può che alla fine assumere toni da commedia tutta da ridere. Si prospetta un pomeriggio qualsiasi, noioso e tristemente ordinario, se non fosse che cinque grandi attori si affacciano al Crystal (rinomato teatro che Lovere, “borgo più bello d’Italia" - in riva al Lago Sebino - ha conquistato): Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vignarelli sono pronti ad andare in scena con il loro “Oblivion Show”. Questi nomi snocciolati ad uno a uno probabilmente non risvegliano molto nella memoria collettiva, ma forse sarebbe doveroso aggiungere regia di Gioele Dix ed “I promessi sposi in 10 minuti”. Questo splendido gruppo affiatato, magistralmente diretto dal famoso comico di Zelig (i più lo ricorderanno come automobilista inc*****o negli sketch di Zelig, o come interprete di parodie di personaggi famosi nelle trasmissioni della Gialappa’s Band), ha fatto ridere tutto il web e si è reso famoso con la parodia musicata del capolavoro manzoniano. Da internet sono approdati proprio al grande show comico televisivo ed hanno iniziato una tournée teatrale che tocca più o meno tutte le città italiane, sabato 9 e domenica 10 aprile hanno portato il loro spettacolo proprio al teatro Crystal di Lovere, lasciando la sala gremita a bocca aperta. Un'ora e quarantacinque minuti di spettacolo ironico, divertente e per certi versi anche introspettivo sulle note delle canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana. Da segnalare le stupende parodie delle sanguinose opere shakespeariane tutte da ridere, il mix di cantanti diversi e il divertente tributo ai Nomadi. Attori splendidi sia sul piano vocale che sul piano mimico ed espressivo. Insomma non accontentiamoci di ridere sul web: ridiamo (anche) a teatro!
Sembra impossibile ma è proprio così: più di due settimane di eventi di qualità ad un passo da casa ed a costo zero! Il Festival Internazionale della Cultura (andato in scena dal 1 al 19 aprile 2011), è stato un evento imperdibile che ha favorito una vera e propria crescita sociale e culturale attraverso il contatto diretto (workshop, laboratori, concerti, spettacoli, conferenze) che hanno spaziato in sette arti: musica, fotografia, cinema, teatro, letteratura, danza e pittura. Un programma quindi che ha potuto soddisfare tutti i gusti. Il Festival in quel di Bergamo tornerà puntale ad aprile 2012, circa nelle stesse date come rassicura Stefano Miceli, Direttore Artistico del “Festival Internazionale della Cultura”. Gli eventi sono stati tutti gratuiti e facilmente prenotabili sul sito che vi invito a tenere consultato per tutte le news sulla cultura free. Gli eventi che continuano per tutto l’anno, si tengono prevalentemente in città con alcuni dislocamenti nell'immediata provincia bergamasca, mentre gli orari degli spettacoli variano in modo da essere accessibili sia agli studenti universitari o ad intere scolaresche, sia ai lavoratori maggiormente liberi in serata. Vi segnalo con piacere che il sito propone anche dei “fuori programma”, eventi che si tengono fuori sia dalla nostra provincia, sia dalle date del Festival, ma sempre collegate con questa interessante iniziativa: siete quindi ancora in tempo a prenotare e gustarvi le varie proposte.
Lo spettacolo del quale voglio parlarvi nello specifico si è tenuto all'ALT (Arte Lavoro Territorio - Arte Contemporanea Spazio Fausto Radici, assolutamente da vedere!) di Alzano Lombardo in data 13 Aprile 2011. L'Internatiolan Opera Theatre di Philadelphia ha portato in scena con maestria “La Bisbetica”, vivace e spiritosa opera lirica, ispirata all'omonimo lavoro shakespeariano (La bisbetica domata – titolo originale “The Taming of the Shrew” opera appunto di William Shakespeare), sulle note dell'orchestra venezuelana diretta da Efrain Amaya, anche compositore delle musiche. Spettacolo avvincente, simpatico e facilmente comprensibile (ahimè i libretti non erano disponibili). Attori capaci e brillanti nella suggestiva cornice del particolare museo. “Cultura Free” (Free culture) ovvero libera cultura: il vero modo per avvicinare noi giovani a eventi di grande livello che, senza questa idea, non riusciremmo a permetterci. “Cultura Free” perché proprio la condivisione di idee può avvicinarci tutti e farci sentire tutti fratelli di questo meraviglioso posto che si chiama mondo. “Cultura Free: questo è il grande balzo (one giant leap). E parlando di cultura libera (“My Culture”), di grande balzo (One Giant Leap) visto che prerogativa del sito Avis Villa è quella di inserire alla fine del testo un brano, eccovi “My Culture” (tradotto “La mia cultura”) di Robbie Williams feat. Maxi Jazz and One Giant Leap.
My culture - One Giant Leap /Robbie Williams and Maxi Jazz
Introduction: I'm the sum total of my ancestors I carry their DNA We are representatives of a long line of people And we carried them around everywhere This long line of people That goes back to the beginning of time And when we meet, they meet, other lines of people And we say bring together the lines of me.
Maxi Jazz: When I look back over the years at the things that brought tears to my eyes papa said we have to be wise to live long lives now I recognise what my father said before he dies vocalise things I've left unsaid left my spirit unfed for too long I'm coming home to my family Where I can be strong Be who I planned to be Within me, my ancestry Givin' me continuity Would it be remiss to continue in this way would you rather I quit come with the other shit making people's hips sway lip service I pay but I'm nervous I pray for all the mothers who get no sleep like a lifeline I light lines cause my compassion is deep for the people who fashioned me, my soul to keep and this is who I happen to be and if I don't see that I'm strong then I won't be This is what my Daddy told me I wished he would hold me A little more, than he did But he taught me, my culture And how to live positive I never wanna shame The blood in my veins and bring pain to my sweet grandfathers face, in his resting place I make haste to learn and not waste everything my forefathers earned in tears for my culture
Robbie Williams: Fall back again Crawl from the warm water
Maxi Jazz: for my culture Robbie: water to air you're on your feet again your feet again. Hello Dad, remember me? I'm the man you thought I'd never be.
I'm the boy who you reduced to tears Dad I'd been lonely for 27 years Yeah, that's right my name's Rob I'm the one who landed the pop stars job I'm the one who you told look don't touch and the kid who wouldn't amount to much I believe in the senses out of sound I have always been too loud won't you help me drown it out? I'm what I feel and what I'm feeling is surreal I'm a massive spinnin' wheel s' always digging in my heels. Now I got the faith Fall back again Crawl from the warm water water to air you're on your feet again your feet again.
Maxi Jazz: Ha! Lace up your booty Going back to the roots continue my interlude Feed freakin' for loot And my spell's been to check what your future brings is now and your forefathers further know how but now what happened to the world without the hatred Use your head if the needle is wise be the thread And weave ancestral wisdom yours by best spreading the lords word over this broad earth
Robbie & Maxi: This is what my Daddy told me I wished he would hold me A little more than he did But he taught me my culture And how to live positive I never wanna shame the blood in my veins and bring pain to my sweet grandfathers face in his resting place I make haste to learn and not waste everything my forefathers earned in tears
Maxi Jazz: for my culture
Robbie Williams: Fall back again Crawl from the warm water Water to air You're on your feet again Your feet again
Maxi Jazz: for my culture
Robbie Williams: Fall back again Crawl from the warm water Water to air You're on your feet again Your feet again
Maxi Jazz: for my cultur
La Mia Cultura
Intro: Sono il risultato dei miei antenati porto dentro di me il loro DNA siamo I rappresentanti di una lunga stirpe di persone e li abbiamo portati con noi questa lunga stirpe di persone che comincia dalla notte dei tempi e quando ci incontriamo essi incontrano un’altra stirpe di persone e diciamo che portano anche la mia stirpe
Maxi Jazz: Quando guardo indietro negli anni alle cose che mi hanno versare lacrime mio padre mi disse di essere saggio per vivere una lunga vita ora mi rendo conto di quello che voleva dire mio padre prima di morire vocalizzo le cose che avevo lasciato taciute ho lasciato il mio spirito affamato per troppo tempo sto tornando a casa dalla mia famiglia dove posso essere forte essere chi ho deciso di essere dentro di me il mio antenato che mi da continuità non sarebbe trascurato continuare in questo modo? preferiresti che io smetta? e te ne esci con le tue stronzate facendo riaffiorare le sofferenze della gente pago per il mio parlare e sono nervoso e prego per tutte le madri che non riescono a dormire la notte come una linea della vita io illumino le stirpi perché la mia comprensione è profonda per le persone che mi hanno seguito e hanno avuta cara la mia anima e questo è quello che io sono se non credo di essere forte allora non lo sarò questo è quello che mio padre mi disse vorrei che mi avesse accompagnato un po’ di più di quello che fatto ma mi ha insegnato la mia cultura e come vivere in maniera positiva non vorrei mai macchiare di vergogna il sangue nelle mie vene o portare dolore sul dolce viso di mio nonno nel suo luogo di riposo e non vorrei avere fretta di imparare a non sprecare quello che I miei avi hanno guadagnato con le lacrime per la mia cultura
Robbie: indietreggiare ancora strisciare fuori dall’acqua calda
Maxi Jazz: per la mia cultura Robbie: acqua all’aria sei di nuovo sui tuoi piedi di nuovo sui tuoi piedi ciao papà ti ricordi di me? sono l’uomo che non avresti mai detto che sarei diventato sono il ragazzino che hai ridotto in lacrime papa sono stato solo per 27 anni si è giusto, il mio nome è Bob sono quello che è arrivato nel mondo del pop sono quello a cui hai detto: guarda, non toccare? E il bambino che non vuole molto credo nei sensi fuori dal suono sono sempre stato troppo rumoroso non mi aiuteresti a cancellarlo? sono quello che sento e quello che sento è surreale sono una trottola che girando continua a solcare i miei tacchi ora ho la forza (la fede) di tornare indietro strisciare fuori dall’acqua calda dall'acqua all’aria sei di nuovo sui tuoi piedi di nuovo sui tuoi piedi
Maxi Jazz: tieniti stretto il tuo patrimonio torno alle radici e continuo il mio interludio mi sostengo con il mio patrimonio e il mio incantesimo è servito a controllare quelo che ora ti porta il futuro e tuoi avi ora sanno come ancora meglio ma ora cos’è successo al mondo senza l’odio? usa la testa e se l’ago è saggio sii il filo e scuoti la tua saggezza ancestrale al meglio e diffondi la parola dei signori in questa vasta terra
Robbie & Maxi jazz: questo è quello che mio padre mi disse vorrei che mi avesse accompagnato un po’ di più di quello che ha fatto ma mi ha insegnato la mia cultura e come vivere in maniera positiva non vorrei mai macchiare di vergogna il sangue nelle mie vene o portare dolore sul dolce viso di mio nonno nel suo luogo di riposo e non vorrei avere fretta di imparare a non sprecare quello che I miei avi hanno guadagnato con le lacrime Maxi Jazz: per la mia cultura
Robbie (x2): indietreggiare ancora strisciare fuori dall’acqua calda dall'acqua all'aria sei di nuovo sui tuoi piedi sui tuoi piedi ancora
Maxi Jazz: per la mia cultura
Robbie Williams: indietreggiare ancora strisciare fuori dall’acqua calda dall'acqua all'aria sei di nuovo sui tuoi piedi sui tuoi piedi ancora
“Ho bisogno della luna, o della felicità, o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo”. Albert Camus
Al via la rassegna teatrale "Desidera 2011" che propone numerosi eventi teatrali su Bergamo e provincia e che si propone di animare comunità locali e di valorizzare il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Comunità come tratto costitutivo dell'essere uomini e teatro come forma assolutamente privilegiata per esprimerlo in quanto racchiude: senso di unità e forza catartica, dall'esito sempre incerto proprio come la vita. “DeSidera teatro e territorio” festeggia la sua nona edizione: si amplieranno ed approfondiranno le proposte sul territorio e da quest'anno l’obbiettivo è stato quello di inserire nel cartellone anche spettacoli di giovani compagnie amatoriali attive nella nostra province. Idea ambiziosa nonché coraggiosa quella dei direttori artistici Gabriele Allevi e Luca Doninelli: hanno deciso di aprire la loro rassegna proprio davanti ai giovani e di coinvolgerli in un animato dibattito. Spettatori del tutto piacevolmente stupidi ed estasiati, sono stati anzi siamo stati noi: gli allievi di Storia del Teatro della Facoltà di Lettere all'Università degli Studi di Bergamo, complice la docente Anna Maria Testaverde sempre pronta a stimolarci con nuove iniziative a presa diretta.
Mercoledì 20 aprile 2011 alle ore 15 puntuali come sempre, gli studenti di scienze umanistiche si sono riversati nell'aula magna per assistere alla consueta lezione di storia di regia. Lo stupore è stato tanto: davanti a noi non solo i due direttori artistici di “DeSidera” ma anche Danilo Nigrelli, attore di punta nel panorama italiano amato per le sue interpretazioni sia in molte fiction, sia in alcuni dei film più belli di Roberto Benigni. Dopo una breve presentazione della rassegna, Nigrelli ci ha sorpreso con una lettura di cuore, nobile e calda del testo “Questa è l'acqua” di David Foster Wallace, testo scritto in occasione della consegna delle Lauree proprio ad una classe di scienze umanistiche. Vero, fiducioso realista e pieno di speranza. Insomma edificante come credo, anzi sono certa sarà tutta la rassegna che vi invito a consultare la brochure informatica di “DeSidera 2011” presente anche sul sito “Centro Culturale Nicolò Rezzara”. Un ultimo link: David Foster Wallace Qualora qualcuno sia ancora piacevolmente speranzoso e fiducioso nei confronti di un'esistenza che alla volte sembra davvero troppo brutale. E parlando di DeSidera, cosa c’è di meglio di Desire degli U2?