«I regali fatti agli amici non sono preda del fato: avrai soltanto le ricchezze che hai donato». Marco Valerio Marziale
Sei donatore di organi? Lo vuoi dire anche tramite il tuo diario Facebook? Da oggi si può: ecco la nuova funzione salvavita di Facebook che mostra sulla timeline lo stato di donatore di organi. Ma non solo: la nuova funzione prevede anche la possibilità di raccontare tutto in merito alla decisione di diventare donatore di organi. «Oggi, più di 114.000 persone negli Stati Uniti, e altri milioni in tutto il mondo - ha scritto Facebook in un comunicato con Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg - sono in attesa per il trapianto di cuore, rene o fegato che salverà le loro vite». Come riporta il New York Times, di queste «circa 7.000 persone negli Stati Uniti muoiono ogni anno aspettando un trapianto di organi». Facebook si impegna inoltre a fornire i link ai registri nazionali e degli Stati (in Italia l'Aido) agli utenti che non sono donatori di organi. Se si decide di condividere questa informazione, una notizia verrà aggiunta al diario personale. Rimane sempre la possibilità di poter scegliere chi può visualizzare questa informazione utilizzando lo strumento di selezione del pubblico accanto alla notizia. «Rendere il mondo più aperto e connesso» si legge dal comunicato di Facebook quale missione. “La comunità di Facebook ci ha anche mostrato che semplicemente attraverso la condivisione e la connessione, il mondo diventa più piccolo e migliore – continua il comunicato -. Anche un individuo può avere un impatto smisurato sulle sfide che attendono un altro, e sul mondo. In Facebook, lo chiamiamo il potere degli amici", Il potere di ascoltare il cuore, fare una scelta che salva una vita e avere il coraggio di dirla. “The Power Of Love”: il potere dell’amore, come il brano dei Frankie Goes to Hollywood
Erri: “Allora sei una che vuole aiutare il prossimo?”. Ragazza dalla gonna blu: “Ma tu non vuoi essere per una vota il prossimo per qualcuno?”. Da “La gonna Blu” tratto da “Il contrario di uno” di Erri De Luca
«Mi è stato riferito che su AvisTv c’è l’Aido». Wow, quale acuta osservazione ha fatto chi ha riferito.... E soprattutto il "Braveheart” che ha riferito bastava che ci scrivesse - come fanno anche i giornali, una volta che si ha l’indirizzo dell’email avremmo inserito il testo della comunicazione firmata a secondo della volontà di chi ci scrive, anche solo con le iniziali del nome e cognome o come lettera firmata -. Ma “il Bravehearth” ha riferito che su Avis Web tv c’è anche Aido. Uacciu, uacciu… Come se la cosa fosse una cosa segreta, una cosa negativa di cui vergognarsi o peggio una cosa che vada contro i principi di Avis. Noi, come Crazy Team (tutto), invece siamo fieri di parlare di donazione: donazione naturalmente di sangue – e/o dei suoi componenti -, donazione di midollo osseo e/o donazione di organi. Visto che qualcuno riferisce, noi qui invece scriviamo e chiariamo subito: “e” connettivo logico inteso come congiunzione logica (in latino et ovvero di un tipo di donazione e dell’altro tipo e dall’altro ancora) e “o” come disgiunzione inclusiva (o in latino vel – ovvero o un tipo di donazione o di quell’altro o di quell’altro ancora o di tutti insieme). E senza scomodare la logica e riprendendo il sentimento, le tre parti dello stesso amore che parte da un unico cuore: quello dei donatori. E lo facciamo non solo su Avis Tv ma lo abbiamo più volte detto anche sul nostro sito nonché sul nostro canale Youtube. Spiacente quindi per “il Braveheart” che ha riferito pensando di fare lo scoop (e di mettere in evidenza una cosa non corretta): bastava leggere. Mai avuto nulla da nascondere. Il sito nasce senza nessuna velleità, il motto è stato quello di “meglio dire una cosa seria sorridendo che una stupidata seriamente”. Abbiamo cercato di fare un sito goliardico, proprio per non parlare di donazione senza sembrare pesanti come “la peperonata alle nove del mattino” od “originali come un mocassino” (“E’ una vita che ti aspetto” di Fabio Volo). Abbiamo parlato (o meglio cercato di parlare) di donazione con un sorriso sulle labbra. Il sito nasce dall’abilità di Niki che ci ha predisposto il tutto grazie a Joomla, un programma open source (si veda nel menu “Perché il sito?”). Nulla è stato terziarizzato e fatto se non dal Crazy Team: troppo facile delegare. E costoso: un costo che non avremmo mai permesso che ricadesse su Avis Villa d’Ogna. Cosa costa il sito? All’Avis Villa d’Ogna, è costato - e costa - la spesa annua del mantenimento del dominio. Per essere più chiari, quando si fa un sito bisogna registrare il dominio (nel nostro caso www.avisvilladogna.it) con quello che in gergo tecnico si chiama “Hosting”. Questo vale per tutti i siti che ci sono su World Wide Web – le tre “W” ovvero www, la grande ragantela mondiale -.
Noi abbiamo scelto Aruba, per il semplice fatto che sempre con Aruba, si mandano gli sms con cui si contattano i donatori e li si invita a donare a Piario. E poi Aruba ci ricorda l’isola caraibica, quella dei “Pirati dei Caraibi”, ma più ancora la bellissima Keira Knightley protagonista della trilogia Disney. Va beh, oggi siamo magnanimi e ricordiamo quell’altro, il protagonista… come si chiama? Come? Ah sì: Johnny Depp. Il marito della bellissima cantante e attrice francese Vanessa Paradis (il nome di Vanessa chissà perché lo ricordiamo bene): sì quella di “Joe le taxi” (e via di revival anni ’80) e attrice. Memorabile Vanessa Paradis nello spot “Le rouge Coco Chanel”. E visto che “all’Avis il rosso dona”, dona anche Vanessa Paradis. Anzi proponiamo un gemellaggio: andiamo volentieri a Paris a fare “Il Crazy Team a Pagiri”. Ritornando al sito, per essere più chiari, la spesa registrazione dominio ammonta a 30 euro all’anno. Il resto - canale di youtube, avistv – non ha comportato costi. E anche gli aggiornamenti fatti da Niki non hanno comportato spesa alcuna. Il tutto secondo la filosofia del gratuito, volontario e anonimo (i nomi del Crazy Team non compaiono sul sito – il nome darebbe già un ritorno di immagine –. Ma questo non significa che non ci si assumono tutte le responsabilità del materiale inserito e pubblicato). Questo solo per chiarire a chi riferisce come stanno le cose… Perché parliamo oltre che di donazione di sangue, anche di donazione di midollo osseo e di donazione di organi? Semplice, perché si salvano in tutti e tre i casi, o meglio in tutte e tre le donazioni, delle vite. Nel Crazy Team, c’è qualcuno che fa parte delle “3A” (e quindi ha vinto tre cene con Angelina. Yahoo!); qualcuno delle “2A” (due cene una con Alena, l’altra con Aida); qualcuno della “A” (cena con Aida) e qualcuno che ci dà una mano senza essere iscritto ad Avis ma che in concreto fa moltissimo (cena con Alena). Naturalmente stiamo scherzando. La donazione che la saggezza popolare nei nostri “piccoli” paesi (piccoli intesi come numero di abitanti se confrontati alle grosse città) ha da sempre reso possibile la collaborazione tra le varie associazioni e che viene concepita cosa del tutto naturale. Ringraziamo pertanto per la trasparenza e l’onestà di chi ci ha detto che c’è gente che riferisce di Avis Tv (e del sito). Al “Braveheart” che riferisce con l’unico malcelato intento di screditare chiediamo di riferire direttamente a noi. Siamo disponibilissimi e aperti a qualsiasi discussione e accettiamo le critiche. Purché però le cose vengano dette direttamente… Il tutto secondo la filosofia del “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” (citazione che viene solitamente attribuita a Voltaire, ma trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in “The Friends of Voltaire” - Gli amici di Voltaire -, biografia del filosofo del 1906. La citazione non ha altresì alcun riscontro in qualsivoglia opera di Voltaire. Fonte Wikipedia). A chi però riferisce senza dirlo direttamente potremmo dire moltissime cose. Magari davanti un caffè, per spiegargli come funziona l’Avis Web Tv, il canale di youtube, come si inserisce un video, come Niki monta il sabato notte e la domenica mattina (dalle 24,00 alle 3,00) i video che inserisce su Youtube, come il Crazy Team si incontra su Skipe a qualsiasi ora parlando e ridendo mentre si inseriscono magari i video o mentre si cercano idee bizzarre e goliardiche per parlare di donazione e molto altro. Ma non abbiamo voglia di perdere tempo. Anche perché, vista la sensibilità mostrata (e il “cuor di leone” pari a zero come mostrato nel non dire direttamente le cose ma cercando di passare per vie traverse), dubitiamo fortemente che capirebbe. Lasciamo “parlare” il libro autobiografico “Chiedo scusa”di Francesco Abate. Uno scrittore, ma soprattutto un trapiantato di fegato. Nella speranza che chi riferisce possa “dire una cosa seria sorridendo, invece che una cavolata seriamente”. Vi lasciamo quindi alle parole di Francesco Abate a cui seguiranno i video di Vanessa Paradis (nello spot Chanel e nel brano “Joe le taxi”) e il brano “Chiedimi scusa” – una perfetta liaison con “Chiedo Scusa” - di Biagio Antonacci. «Perché prima o poi qualcuno doveva iniziare a chiederti scusa. Perché la natura è crudele, perché si accanisce sempre con gli stessi e prima che le sue scuse ti arrivino dal Cielo bisogna cha almeno in terra qualcuno inizi a chiederti perdono». Perché «Alla fine l’unica cosa che conta è l’amore che hai dato e quello che hai ricevuto»
«La vita, la mia vita non sarebbe più andata aventi per merito di una miracolosa cura medica, ma solo grazie ad un sacrificio. Umano. E’ stata la paura a farmi pian piano smettere di leggere il giornale. L’imbarazzo di veder spuntare il volto di chi si sarebbe immolato per ridarmi un’opportunità. Al mio donatore ci ho pensato ogni mattina prima di aprire gli occhi, ogni notte prima di chiuderli».
Capitolo ventisette
«Lei come ogni mattina si è alzata presto. Ha baciato il marito. Lui le ha farfugliato ciao amore. Si è rigirato nel letto e si è tirato sulla testa le coperte. Faceva freddo. Solo quando ha sentito l’odore del caffè spandersi per l’appartamento ha deciso di raggiungerla in cucina. Come ogni mattina.
Fuori era buio. I vetri della finestra, ricoperti da una patina di condensa, facevano riemergere i disegni della sera prima. Un cavallino, un cane e uno scarabocchio che nelle intenzioni della figlia più piccola dovevano essere un coniglio. Uno di quelli che il nonno la domenica precedente aveva mostrato, acciuffandolo per le orecchie, a lei e alla sorellina. L’avevano accarezzato e si erano accorte che aveva un pelo morbidissimo. Poi sulla strada di ritorno si erano lagnate tutto il tempo, pigolavano che a San Sperate (Comune della Provincia di Cagliari), a casa dei nonni ci sarebbero volute rimanere per sempre, a dare la lattuga ai conigli e pane secco e grano alle galline.
La cucina era calda. Come ogni mattina. Lui l’ha guardata e si è sentito invaso da un buon sentimento. Lei era bella, ma soprattutto speciale. Questo ha pensato lasciando che la mano facesse girare ancora una volta il cucchiaino sul fondo della tazzina. E lui era stato fortunato. Ha pensato questo, si è ricordato di certi altri per cui il risveglio non era dolce come lui, solo incrociare lo sguardo della persona con cui avevano scelto di condividere il letto rovinava la giornata.
Lei lo ha sbirciato, di sottecchi. Era bello, ma soprattutto speciale. Lo vedeva così anche se magari qualcun altro avrebbe potuto definirlo diversamente. Era stata fortunata. E si è sentita colma, soddisfatta e realizzata.
Si sono baciati. Allungando il collo e scambiandosi l’alito dolce e pastoso del primo mattino dopo il caffè.
Lui ha preparato la colazione per le bambine. Lei è corsa in bagno. E mentre l’acqua della doccia le scorreva sulla pelle, lui l’ha raggiunta, si è lavato i denti e insieme si sono divisi i doveri della giornata. Lei l’ha anche preso in giro perché con tutto il dentifricio che aveva in bocca le sue parole sembravano grugniti.
Quando lui è andato a svegliare le figlie, lei era giù sulla strada, in perfetto orario per andare ad allargare le braccia ai figli degli altri, nella scuola materna per disabili dove tutti la chiamavano maestra. Una ventina di chilometri da paese a paese. Residenza da una parte, cattedra dall’altra, come accade alla maggioranza degli insegnanti. Strada dritta ma stretta fra i poderi del Campidano. Ancora deserto a quell’ora. Il buio si stava indebolendo ma la strada era nera e il cielo ancora di piombo. Ha acceso la radio per farsi compagnia. E’ stato a quel punto che il camioncino che le veniva incontro non ha abbassato gli abbaglianti e l’ha accecata. Una raffica di luce l’ha ferita e le ha fatto perdere la rotta. La sua macchina ha sbandato, è scivolata via dall’asfalto umido e un po’ gelato, è scesa per la lunga cunetta, ha incontrato un masso, si è ribaltata una, due volte. Poi si è fermata. Il tetto sul terreno. Lei a testa in giù, lorda di sangue e ansimante. Il suo respiro si è fatto di ghiaccio. Quando l’ambulanza l’ha caricata lei aveva ancora un briciolo di coscienza. Non più, poche ore dopo, nel reparto di Rianimazione. E’ stata lì per undici giorni. Isolata dal mondo in una stanza di vetro dove non giungevano le preghiere di chi stava chiedendo il miracolo e neppure i lamenti di chi già si aspettava il peggio.
Lui è rimasto sulla panchina fuori dal reparto. Si è alzato solo per avvicinarsi alla macchinetta delle bibite e merendine. Un sorso di succo e un mordo di Buondì, nulla di più. L’ha aspettata per dodici giorni, senza cedimento né disperazione. Ha disposto che i parenti si occupassero delle bambine poi non si è mosso, pregando di poter condividere con lei un’altra alba e mille colazioni.
Ha pregato. Ma non è stato ascoltato.
Quando il medico gli si è avvicinato e gli ha bisbigliato all’orecchio parole terribili, lui si è alzato con calma, ha aperto il portafoglio e gli ha consegnato un tesserino. Il medico ne aveva visti diversi nella sua carriera. “Era la sua volontà?”. Lui è riuscito a soffiare fuori dalle labbra un “Sì” sofferto e mentre pensava che quella parola, così piccola, così rapida, ha invece provato uno strano sollievo. Così ha ripetuto: “Sì, è sempre stato il suo desiderio. Era iscritta all’Aido da dieci anni”. Poi si è riseduto sulla panchina. Senza più pensieri.
E’ stato a quel punto che il mio nuovo telefono ha squillato, per la prima volta».
Capitolo ventotto
«[…] e una sola hostess, Elisabetta. E’ stata lei, a cui avevo affidato il nuovo cellulare, a passarmelo trafelata: “E’ l’ospedale”. Le ho preso con calma il telefono dalla mano, era gelida. Ho appoggiato lo sportellino sull’orecchio e ho ascoltato: “Buona sera. Sono Vincenza, la caposala del Centro trapianti, abbiamo qui un dono per lei. La aspettiamo. Ho emesso un sì squillante e deciso ma le gambe hanno vacillato. “Tra quanto può essere qui?”. “Quarantacinque minuti”.
Non ricordo come mi sono congedato. E neppure il viaggio in macchina. Ricordo l’infermiere. Con un rasoio, sembrava una zappa, mi ha completamente depilato. Mi ha steso sul letto. Non so se mi ha infilato subito la flebo sul braccio. Mi ha fatto ingurgitare alcune pastiglie. Che mi hanno annebbiato ancora di più. Credo, ma non ne sono sicuro, che a un certo punto sia entrato il primario, mi abbia sorriso e mi abbia detto qualcosa tipo: “Stia tranquillo Valter, abbiamo per lei un fegato perfetto di una persona bellissima”. Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti tre giorni dopo».
Capitolo trentotto
«Senti, quelli vanno blaterando che in realtà male male non sei stato e che ti sei preso tutta ’sta malattia per farti soldi fuori busta […]»
Capitolo quaranta
« “Ma Valter”. “Via, avete capito! Via! Fuori dai coglioni!”. L’intera redazione, già in moderato silenzio, si è ammutolita. Il capo si è alzato dalla scrivania con una matita in mano re il temperalapis. “Ma Valter”. Ho puntato la mia faccia su quella di Trudu: “Tu lo sai che da bambino non ho mai saputo cosa fosse la Nutella?”. Trudu ha guardato Agosti con la faccia stupida e quasi rideva. La redazione ha mormorato come il mare quando la bonaccia cede il posto al maestrale. “Non ho mai saputo cos’è un panino al salame! A volte mia madre mi strofinava sopra una rosetta aperta un po’ di mortadella per farmi sentire almeno l’odore. Tu lo sai questo?”. Trudu si è girato verso tutta la redazione che si riversava sui separé in vetro: “Ma questo è pazzo”. Ho schiumato di rabbia: “Non ho mai saputo cosa fosse un uovo fritto! Perché l’uovo fritto faceva male al fegato. L’altro giorno hanno scoperto che fa benissimo! Intanto io per anni l’ho mangiato sodo! Non ho mai saputo cosa era una Fiesta, un cavolo di cioccolato! Non ho mai avuto una fidanzata per più di tre mesi, un amico con cui partire in vacanza perché quando arrivava l’estate ero sempre malato…”».
Capitolo quarantatre
«Sono loro che preparano il materiale quando l’associazione va per le piazze. Un gazebo che sanno montare alla velocità del fulmine, un tavolino e tutti i dépliant per spiegare il perché e il per come – se morire si deve – è bene donare i propri organi a chi resta e ne ha bisogno. “Una cosa buona e giusta me che ancora troppo pochi fanno” c’è scritto. Ecco perché noi trapiantati ci siamo riuniti in un sodalizio, per dare una mano a chi è ancora in attesa.
«Perché prima o poi qualcuno doveva iniziare a chiederti scusa. Perché la natura è crudele, perché si accanisce sempre con gli stessi e prima che le sue scuse ti arrivino dal Cielo bisogna cha almeno in terra qualcuno inizi a chiederti perdono».
«Alla fine l’unica cosa che conta è l’amore che hai dato e quello che hai ricevuto»
Predicatore : Ricordati che devi morire! Mario: Come? Predicatore : Ricordati... che devi morire! Mario: Va bene... Predicatore : Ricordati che devi morire! Mario: Sì, sì... no... mo' me lo segno... Dal film “Non ci resta che piangere”
Lo sappiamo, iniziare con il “memento mori” (il "ricordati che devi morire" appunto), è come minimo strano. Ma volgiamo parlare di vita e di morte (ai più scaramantici: fermi, potete rimettere le mani sulla tastiera del computer… Alle più scaramantiche: non ci assumiamo responsabilità in merito alle conseguenze di dove avete potuto mettere le mani). Dai conoscete il perenne spirito goliardico dl Crazy Team, ma è proprio così: parleremo di morte e lo faremo con un sorriso sulle labbra. E parleremo di come la donazione (sia essa di sangue, di midollo osseo o di organi) possa vincere la morte e ridare una vita (sia in senso letterale, sia in senso metaforico) a chi un futuro non ha. Sì, parleremo di un argomento serio in modo scherzoso. Speriamo che la cosa non scandalizzi nessuno e come abbiamo già avuto modo di riportare citiamo le parole di Erasmo da Rotterdam estrapolate da “All’amico Tommaso Moro” tratto da “Elogio della follia”: «Certo, non c’è niente di più sciocco che trattare con leggerezza questioni serie. Ma è altrettanto vero che è assai piacevole scherzare, dando intanto a intendere verità tutt’latro che sciocche». “Mah… questi del Crazy Team… Va bene scherzare, fare ironia e satira, ma la morte…”. Forse avete ragione. Per questo prima di scrivere, ci siamo recati in paese confinante con Villa d’Ogna, a Clusone (per chi legge e non conosce i luoghi, sempre in val Seriana in provincia di Bergamo ) e più precisamente ne “L’oratorio dei disciplini” un edificio di origine medievale, posto di fronte alla basilica di Santa Maria Assunta, voluto dalla confraternita dei disciplini come sede del proprio ordine. Proprio a Clusone vi è “La danza macabra” - realizzata nel 1485 dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis - , uno tra i più belli e meglio conservati affreschi nella quale si parla del trionfo della morte.
Siamo rimasti meravigliati, come tutte le volte che abbiamo la possibilità di vedere questa opera. E non c’è bisogno di prenotare: l’affresco è situato all’esterno ed è visibile a tutti e a qualsiasi ora. Cosa rappresenta l’affresco? Potenti (un Papa, imperatore, cardinale, vescovo, re e filosofo) che offrono (inutilmente) soldi per salvarsi. Ma anche una donna con uno specchio (simbolo della vanità); un membro della confraternita dei disciplini, un contadino; un oste; un soldato; un mercante (è la sua sacca dei soldi); un uomo di lettere; un magistrato: tutti questi in coppia con uno scheletro. Una “Danse Macabre” - Danza macabra – come il meraviglioso poema sinfonico scritto nel 1874 dal compositore francese Camille Saint-Saëns. Morte utilizzata par parlare di vita nella raccolta di poesie “Antologia di Spoon River” (Spoon River Anthology) che il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò tra il 1914 e il 1915. Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield (città che ci richiama i Simpson anche se negli Stati Uniti vi sono numerose città con questo nome) nell'Illinois, lo stesso stato di Chicago (vedete come tornano i Blues Brothers). In Italia la traduzione arrivò nel 1943 grazie a Fernanda Pivano. E proprio grazie a questa traduzione si deve il bellissimo album “Non al denaro, non all'amore né al cielo” di Fabrizio De André.
Sì parliamo di morte, non per macabro gusto, né solamente come spesso accade nel periodo di novembre, ma per dire che la morte può generare vita. Donare organi permette proprio di salvare una persona che ha bisogno di questo gesto estremo di solidarietà. Nella prima metà del mese ottobre 2010, è stata diffusa la notizia del calo di donazioni di organi in bergamasca, da cui nasce la campagna di informazione “Scegli oggi” ideata da Aido e dagli Ospedali Riuniti di Bergamo per sensibilizzare alla donazione. Questi gli articoli riportati da L’eco di Bergamo e da Bergamonews.
Bergamo - Agli Ospedali Riuniti si sono registrati 28 trapianti in meno rispetto al 2009: al via "Scegli oggi", una campagna d'informazione sulla donazione dei organi. Donazioni d'organo giù, parte campagna informativa Articolo di Sara Noris Bergamonews - Mercoledi 13 Ottobre 2010
Come Crazy Team ci conoscete. Ma nel maggio 2010 abbiamo coinvolto nella nostra "pazza idea" (come il brano di Patty Pravo) due giornalisti: Nicola Andreoletti e Andrea Filisetti. Davanti ad un caffè preso con Nicola, abbiamo lanciato ad Andrea – che stava anch'esso bevendo caffè - la “Crazy Idea”: “Perché non fai un Decoder - una trasmissione di Antenna2 Tv - su Avis, Admo e Aido? Sì una trasmissione sulla donazione o meglio sulle donazioni… Donare non solo quando c’è emergenza, ma spiegare che bisogna donare sangue sempre, donare midollo per salvare una vita e iscriversi ad Admo in quanto, la morte, pur tragica che sia, può regalare una vita. Non nascondiamo che aver coinvolto due amici in questa crazy idea, esporli magari a critiche (immotivate) e a parlare in tv di argomenti non comuni, ci ha all’inizio fatto sentire un grosso senso di colpa. Andare controcorrente, utilizzare la televisione per informare In un epoca di “Grandi Fratelli” (come dice Dario Fo) e di “Isole dei Famosi” (citando Mauro Corona), da qualsiasi punto di vista si guardi la cosa, denota coraggio da parte di Andrea e di Nicola. Sì, quando pensiamo al coraggio pensiamo a chi ha accettato a maggio 2010 la proposta di parlare in televisione di un tema sociale e in particolare di donazione, alla faccia del “plastico” presente in alcune "grandi" trasmissioni nazionali. A distanza di tempo siamo contenti (e ringraziamo di cuore Andrea e Nicola) per “Avis: tutto sulla donazione” e “Admo, Aido: il senso del donare”, le due trasmissioni che sono nate dalla nostra proposta. E li ringraziamo anche per averci concesso di caricare le due trasmissioni sul nostro canale Youtube (vi invitiamo a visitare il canale e a vedere come inscriversi ad Avis, Admo e Aido). E, come dice Carmen Pugliese, referente Admo Val Seriana e Valle di Scalve, realizzare il sogno delle “3A” - ovvero Angelina Jolie, Aida Yespica e Alena Seredova… pardon questo è un lapsus molto freudiano. Naturalmente stiamo scherzando -: Avis-Admo-Aido. Volevamo scrivere tutto questo ad Andrea e Nicola, ma saremmo stati pesanti come “la peperonata alle nove del mattino” (Fabio Volo – E’ una vita che ti aspetto) . Ci siamo limitati a mandare loro un email a metà ottobre 2010 “Voi avevate invitato a donare già a maggio 2010”. Lo abbiamo fatto il 9 ottobre 2010, in occasione della “Giornata nazionale dell’Aido” e dopo aver avuto la fortuna di vedere a “Le invasioni Barbariche” condotto da Daria Bignardi su La7 (puntata dell’8 ottobre 2010), l’intervista a Francesco Abate sul libro “Chiedo scusa” in cui lo scrittore descrive la propria esperienza di trapiantato (un libro che vi consigliamo in quanto bellissimo).
Come dice Norina “La moral di tutto questo è assai facil trovar” (“Don Pasquale” - Atto 3; Scena 8 – Gaetano Donizetti): se potete donate. “La morale è molto bella, Don Pasqual l'applicherà. Quella cara bricconcella lunga più di noi la sa“. (Malatesta ed Ernesto ne “Don Pasquale - Atto 3; Scena 8 – Gaetano Donizetti). Per questo come nel brano di Elisa “The Big Dipper”, don’t say no (non dire no).