«Quando la guerra sarà finita, saremo troppo stanchi per goderci la vita.» (Jim Morrison)
«Non c'è ancora stata una guerra che, se i fatti fossero stati esposti con calma all'uomo della strada, non si sarebbe potuta evitare. L'uomo della strada è la più valida difesa contro la guerra.» Tratto dal discorso alla Camera dei Comuni, novembre 1945, di Ernest Bevin
Il 4 novembre ricordiamo un alpino che fu un protagonista della prima guerra mondiale: Vittorio Formentano. Un alpino ma non solo: nato a Firenze il 31.10.1895, abbiamo raccontato la sua storia sul nostro sito in “Vittorio Formentano: l’alpino che fondò l’Avis”. Perché la storia serve per chi c’era per ricordare, per chi non c’era per sapere
Vittorio Formentano (ricostruzione fatta attraverso le parole di Mario Zorzi - Presidente Avis nazionale dal 1979 al 1987 e medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica) «Allo scoppio della prima guerra mondiale da giovane ufficiale si trovò assegnato al fronte del settore del Montenero nel 4° Regg. Alpini. Dopo aver subito una leggera ferita, venne destinato all’addestramento degli alpini sciatori». Nel 1917 la scelta che segnò la vita di Formentano: «Dovendo scegliere se proseguire la carriera militare o continuare gli studi di medicina, optò per la seconda via. Scelta che gli fece perdere il grado di ufficiale e come sergente di sanità viene assegnato al servizio sanitario del 4° Regg. Alpini. Nel Novembre 1918 con l’Ospedale del campo n.243 entrò in Trento liberata ed operò a beneficio dei feriti. Passò quindi all’Ospedale di Greis e infine all’Ospedale militare di Genova. Nel 1921 venne congedato e si laureò». Dopo aver mosso i primi passi a Voghera, si trasferì a Milano orientando subito la sua attività professionale alla ematologia che dietro gli influssi della Scuola medica di Pavia cominciava a dare vita ai primi presidi sanitari nel campo della emotrasfusione. «Formentano aprì a Milano un centro medico denominato “Istituto ematologico” e con la collaborazione di alcuni colleghi realizzò un servizio di analisi del sangue iniziando altresì la pubblicazione del “Bollettino ematologico”». Ma ecco che nel 1926 ci fu un tragico evento che portò alla fondazione dell’Avis: «Formentano sconfitto di fronte ad una madre spentasi per grave emorragia da parto per la mancanza di sangue da trasfondere, decise di costituire un gruppo di donatori volontari e lanciò un appello al giornale». Quel giornale era il Corriere della Sera. «Risposero diciassette generosi cittadini che si riuniscono presso il Centro ematologico di Formentano e costituiscono l’embrione della futura AVIS». Formentano ebbe fin da subito le idee chiare: «Gli obiettivi prioritari mirarono a predisporre elenchi di donatori disposti – dietro chiamata – ad accorrere presso i presidi sanitari, ha soccorrere con il dono gratuito del proprio sangue una vita in pericolo e con l’intento – non trascurabile – di controbattere la tendenza alla compravendita dello stesso. I 17 pionieri, guidati da Giorgio Moscatelli, concordano un programma promozionale e redigono una bozza di statuto e un codice deontologico. Era il 1937 ed ebbe così inizio la meravigliosa avventura avisina non priva di ostacoli, di incomprensioni e di difficoltà». Durante il regime fascista «la dirigenza avisina rifiutò l’invito di aderire alle organizzazioni sociali del regime a difesa della propria identità di associazione libera ed autonoma. Il governo fascista istituì i Comitati provinciali dei donatori di sangue con lo scopo di boicottare l’opera dell’AVIS e di contrapporre ai volontari avisini i datori di sangue retribuiti. Ma l’ora della verità venne e si affermò dopo il 1945 allor quando furono riconosciuti i meriti di Formentano con la promulgazione del legge del 1950 che attribuiva all’AVIS nel settore emotrasfusionale». Quella libertà che è presente tuttora nello statuto dell’Avis: associazione apartitica e areligiosa.
Il 4 novembre (Crazy Team) Faceva freddo. Il cappotto pesante che ci aveva messo addosso chi ci accompagnava, non bastava per non tradire la tristezza di una persona che in questi giorni, in queste ricorrenze, era triste. Che fosse il 4 novembre, il 26 gennaio poco importava. Importava il freddo che, agli occhi di noi bambini, ci invadeva davanti al monumento ai caduti o in una fredda chiesa al cimitero. Ma se al freddo ci si abituava, non ci si abituava alla tristezza di chi ci accompagnava. Era solo per un giorno o due all’anno, ma questo ci bastava per ricordare quel freddo. Un freddo che veniva da dentro, contro di cui non vi erano indumenti per difendersi. Anche se bambini vedevamo come chi ci aveva accompagnato, da persona solare, diventare immensamente triste in giorni in cui si ricordavano le guerre (la fine di essa). “Perché quando si festeggia la fine di una guerra significa che un giorno ne iniziò una” ci disse. Ricordiamo vagamente quei cortei, i monumenti che anche se sistemati per l’occasione, ci sembravano essere vivi solo per poche ore. Le persone parlavano ad un microfono collegato ad un altoparlante dal volume troppo basso, parole di cui facevamo fatica a capire il significato. La solita cassa che emetteva suoni sempre più stanchi: la voce che usciva dall’altoparlante entrava nel microfono in un loop che portava al classico fischio. Crescendo, il nostro perenne essere crazy ci portò a seguire i cortei ed ascoltare i discorsi nei panni di componenti di una banda. La ribellione ci portava anche a fare delle battute su quella sempre più vecchia cassa, su come ci si ostinava a non capire come bastava allontanare il microfono dalla fonte che emetteva il suono e tutto sarebbe stato sistemato. La parola guerra ci sembrava lontana: qualcosa da vecchi, che sono soliti ricordare vecchie storie. Forse eravamo stupidi, ma volevamo qualcosa di più reale per capire…
Sentiero numero uno dell’Adamello, un giro di tre giorni con un GPS in mano per poter inserire nel pc lo sviluppo del tracciato del sentiero. Ci accompagnava Lodovico: videocamera, macchina fotografica, treppiede e altro, zaini che pesavano rispettivamente 25 e 18 chili. Nulla di eroico, in cima al passo ci aspettava Giacomo, gestore del rifugio “Maria e Franco”: era stato avvisato che eravamo partiti la mattina dal rifugista del “Tita Secchi”. Giacomo era abituato: già diverse volte era partito alla ricerca di chi non volendo fare l’ultima arrampicata a arrivare a quota 2717 metri, preferiva dormire sotto la bocchetta Brescia. Quando aveva saputo poi che noi del crazy team avevamo ai piedi delle semplici scarpe da (pseudo)trekking, si era appostato in cima alla bocchetta con un binocolo. Arrivammo in cima, senza sapere come. Li si vedeva l’antica costruzione fatta interamente in sassi: era il forte utilizzato dai militari, prettamente alpini, della prima guerra mondiale. Il tour continuò, per strada trovammo anche due tedeschi, due professori universitari, uno dell’università di Monaco e l’altro di Francoforte, ridendo delle nostre (pseudo) scarpe (anche se nello zaino avevamo gli scarponi), ci dissero che non si aspettavano delle montagne così belle nel sud delle Alpi. Sì in pratica ci dissero che nel loro immaginario, il sud delle alpi erano fatti come una polenta, ben diversa dalle splendide montagne che avevano davanti agli occhi. Arrivammo al Rifugio Cai Lissone. Anche se richiama una città del milanese, uno splendido rifugio in mezzo a bellissimi monti. Per strada vedemmo anche alcune impronte. Lodovico fotografò l’impronta a fianco della scarpetta non proprio da principessa del Crazy Team. Impronte evidentemente lasciate da un orso. Notte tra le birre dei due professori tedeschi, il vino che ci aveva continuato a far compagnia e gli innumerevoli caffè, agio di cui abusammo per gentile concessione del rifugista. L’indomani partimmo per il Forcel Rosso (a quota 2601 metri), molto più leggeri: solo camera, treppiede e GPS, il resto lasciato al Rifugio. Subito incontrammo una vecchia costruzione, tutta in sassi, grandissima: era l’ospedale delle retrovie dei militari della prima guerra mondiale. Salendo la fatica si faceva sentire, la mulattiera s’inerpicava lungo la nostra strada. Incontrammo altri due ospedali da campo e a metà strada, in parte al sentiero, una piccola galleria che sfociava su una vista mozzafiato: era stata costruita dagli alpini, da lì si dominava la valle e un canone fermava chi voleva avanzare. La strada si faceva sempre più ripida, ogni dieci passi, come Crazy team ci fermavamo a riprendere fiato. Vedevamo la cima dei monti e in mezzo il punto dove volevamo arrivare. Sembrava sempre più vicino, ma la stanchezza tradiva la finta vicinanza. Anche qui non si sa come arrivammo in cima: una caserma tutta in sassi dominava il valico, a sinistra c’era la provincia di Brescia, a destra quella di Trento. Passava da lì il confine: due regioni, nel ’15-’18 due mondi in guerra. Guardammo la caserma, c’erano ancora alcuni sbiaditi nome. Pensammo ai sassi e ai massi trasportati con fatica sino in cima ad un monte, pensammo a quei giovani del 1899, diciottenni chiamati in guerra con una cartolina rosa di precetto (o partire o essere disertore). Parlammo ai due insegnati tedeschi, il post serata si faceva fatica e la lingua inglese sembrava più ostile. Alla fine ritornammo al rifugio e la sera riportammo in Valle i due insegnati. Ripensammo alla storia che ci avevano insegnato, ma di cui evidentemente non avevamo capito come fosse vicina alla nostra realtà. Edolo, come il nome del battaglione degli alpini adesso era lì vicino, l’Adamello lo si vedeva in tutta la sua bellezza. Ripensammo a qui cortei presi troppo alla leggera, a qui discorsi che con il tempo non sapevano più parlare alle persone. Pensammo a chi da piccoli ci accompagnava a queste celebrazioni. Forse il miglior modo per celebrare la fine di una guerra, vittoriosa o meno che fosse, era quello di poter guardare la tristezza di chi a causa della guerra aveva perso un marito, un padre, un fratello o di chi aveva visto l’insensatezza delle guerra. Perché “le guerre finiscono, l’odio dura sempre”. E non possiamo non pensare che forse il modo migliore per poter ricordare il quattro novembre sono le parole che Giovanni Guareschi scrive in Don Camillo. Buon 4 novembre a tutti: perché la storia ci insegni che no n vi è mai una buona ragione per fare (ancora) guerra. Perché non vi siano più fine di guerra da festeggiare … e mai più giorni in cui ne inizi una. Dopo il testo di Guaresci, il video di "Signore delle cime" scritto da Bepi De Marzi.
Nel pomeriggio del giorno 3, comparve in canonica Barchini, il cartolaio-tipografo. «Nessuno ancora» disse Barchini. «Si vede proprio che hanno intenzione di non fare niente.» «C’è ancora tempo» obbiettò don Camillo. «Non sono neanche le quattro.» Barchini scosse il capo. «Corto che sia il testo, mi ci vogliono sempre tre ore per comporlo. Poi c’è la correzione e poi la stampa. A stampare con il torchio, un foglio alla volta è un macello. Potete essere sicuro don Camillo. Caso mai, mando ad avvertirvi.» Per prudenza Don Camillo aspettò ancora un’ora. Poi non avendo più avuto nuove del Barchini, si infilò la palandrana e andò in municipio. Il sindaco, naturalmente, non c’era, e allora puntò deciso all’officina di Peppone e qui trovò il sindaco intento a rifare la vite ad un bullone. «Buona sera signor sindaco.» «Qui non c’è nessun sindaco» rispose l’altro con malgarbo, senza neppure alzare gli occhi dal suo lavoro. «Il sindaco sta in municipio. Qui c’è soltanto il cittadino Giuseppe Bottazzi che, mentre gli altri vanno a spasso, si rompe il filo della schiena per guadagnarsi il pane.» Don Camillo non si scompose. «Giusto» ribatté. «Si potrebbe allora chiedere un favore al cittadino Giuseppe Bottazzi, o è arrivato l’ordine del Comintern che il compagno Peppone deve comportarsi da villanzone anche fuori servizio?» Peppone interruppe il suo lavoro. «Sentiamo» borbottò sospettoso. «Ecco» spiegò con buon garbo Don Camillo. «Bisognerebbe che il cittadino Giuseppe Bottazzi fosse tanto gentile da dire al compagno Peppone che, quando incontra il signor sindaco, lo preghi di mandare al parroco Don Camillo una copia del manifesto che il Comune ha fatto stampare in occasione del 4 novembre, perché Don Camillo vorrebbe affiggerlo all’albo del suo ricreatorio.» Peppone riprese a lavorare. «Dite al signor parroco che all’albo del suo dopolavoro ci appiccichi la fotografia del suo Papa.» «C’è già» spiegò Don Camillo. «Adesso mi occorrerebbe una copia del manifesto del 4 novembre, così domani potrò leggerlo ai ragazzi e spiegare il significato della data.» Peppone sghignazzò. «Guarda un po’! Il reverendo che sa il latino e ha studiato dei libri di storia di mezzo quintale l’uno ha proprio bisogno che il meccanico Peppone, di terza elementare, gli dia idee per spiegare il 4 novembre! Mi dispiace, ma stavolta vi è andata male. Se credevate di potervi divertire assieme a tutta la vostra pretaglia in borghese spiegando l’analisi logica dei miei errori di grammatica, vi sbagliate.» «Sbagli tu» protestò calmo Don Camillo. Io non ho nessuna intenzione di divertirmi cercando errori di grammatica nello scritto del meccanico Peppone. Io voglio semplicemente chiarire ai miei ragazzi quello che pensa la più alta autorità del paese sul 4 novembre. Io, parroco, parlando del 4 novembre, voglio essere d’accordo con te, sindaco. Perché esistono alcune cose nelle quali tutti dobbiamo essere d’accordo. Quindi non è questione di politica.» Peppone conosceva perfettamente Don Camillo e gli si piantò davanti, coi pugni sui fianchi. «Don Camillo: diamole un taglio alla poesia e veniamo al sodo. Lasciate stare la storiella del manifesto da appiccicare all’albo e ditemi che cosa volete da me.» «Non voglio niente. Desidero sapere se il manifesto del 4 novembre l’hai fatto o non l’hai fatto. Se non l’hai fatto, sono qui io per aiutarti a buttarlo giù.» «Grazie del pensiero gentile!Ma il manifesto non l’ho fatto io e non lo farò!» «Ordine dell’Agit-Prop?» «Ordine di nessuno!» gridò Peppone. «Ordine della mia coscienza e basta! Il popolo ne ha piena l’anima di guerre e di vittorie. Il popolo sa benissimo cosa sono le guerre, senza bisogno di esaltarle con discorsi e proclami.» Don Camillo scosse il capo. «Sei su una strada sbagliata, Peppone. Qui non si tratta di esaltare la guerra. Si tratta di rendere omaggio di riconoscenza a coloro che in quella guerra hanno sofferto e ci hanno rimesso la pelle.» «Balle! Con la scusa di ricordare i morti e le sofferenze, si fa della sporca propaganda militaristica, guerraiola e monarchica! L’eroismo, il sacrificio, quello che muore buttando la stampella dietro al nemico in fuga, le campane di San Giusto, Trento e Trieste, il Grappa, la Sagra di Santa Gorizia, il Piave che mormorava, il bollettino della vittoria, gli immancabili destini: tutta roba che puzza di monarchia e di regio esercito e che serve soltanto per montare la testa dei giovani e far propaganda al nazionalismo e all’odio contro il proletariato. Perché salta fuori l’Istria, la Dalmazia, le foibe, Tito, Stalin, il Comintern, l’America, il Vaticano, Cristo, i nemici della religione eccetera, fino ad arrivare al punto che il proletariato è il nemico della patria e quindi bisogna rifare l’impero!» Peppone, via via che parlava, si era accalorato, e gesticolava come se stesse ad un comizio. E quando ebbe finito, don Camillo disse con calma: «Bravo, Peppone: sembri un articolo completo dell’Unità. Ad ogni modo rispondi alla mia domanda: ‘Non fai niente per la vittoria?’.» «Per la vittoria ho già fatto un sacco di naja e questo basta! Mi hanno portato via a mia madre che ero ancora un ragazzo, mi hanno ficcato in una trincea, mi hanno riempito di pidocchi, di fame e di sporcizia. Poi mi hanno fatto marciare di notte, sotto l’acqua con un tonnellata di roba sulla groppa, mi han fatto andare all’assalto mentre venivano giù pallottole come grandine, mi hanno detto che mi arrangiassi quando sono rimasto ferito. Ho fatto il facchino, il becchino, il cuciniere, l’artigliere, l’infermiere, il mulo, il cane, il lupo, e la iena. Poi mi hanno dato un fazzoletto con su l’Itala, un vestito di cotonaccio, un foglio con su scritto che avevo fatto il mio dovere, e io sono tornato a casa per andare a implorare lavoro da quelli che si erano fatti i milioni alle spalle mie e di tutti gli altri disgraziati!» Peppone si interruppe e levò solennemente l’indice. «Questo è il mio proclama» concluse. «E se volete finirlo con u8na frase storica, metteteci in rosso che il compagno Peppone si vergogna di aver combattuto per arricchire questa porca gente, e oggi sarebbe soltanto orgoglioso di poter dire: sono stato un disertore!» Don Camillo tentennò il capo. «Scusa tanto » chiese. «Perché nel ’43 sei andato in montagna?» «E cosa c’entra?» gridò Peppone. «Questa è tutta un’altra cosa. Qui non mi ha mica comandato Sua Maestà di andarci! Ci sono andato di mia spontanea volontà. E poi c’è guerra e guerra!» «Capisco»borbottò don Camillo. «Per un italiano combattere contro avversari politici italiani è sempre una cosa più simpatica.» «Non dite delle fesserie, don Camillo» urlò Peppone. «Io quando ero lassù non facevo della politica. Io difendevo la Patria!» «Come?» esclamò don Camillo. «Mi pareva di aver sentito che parlavi di Patria.» «C’è patria e patria», spiegò Peppone. «Quella del ’15-’18 era una patria, quella del ’43-’45 era un’altra.»
***
Per la Messa in suffragio dei Caduti in guerra la chiesa era zeppa. Non ci fu discorso. Don Camillo disse semplicemente: «Alla fine della Messa i bambini del ricreatorio si recheranno a deporre una corona al monumento». E alla fine della Messa, tutti si incolonnarono dietro ai bambini, e il silenzioso corteo sfilò per il paese sino alla piazza. La piazza era deserta, ma ai piedi del monumentino ai Caduti, qualcuno aveva deposto due grosse corone di fiori. Una con un nastro tricolore, e sul nastro c’era scritto «il Comune»; l’altra tutta di garofani rossi, e sul nastro c’era scritto «il popolo». «Le ha portate la “squadraccia” mentre voi stavate dicendo la Messa» spiegò il padrone del caffè della piazza. «C’erano tutti meno Peppone.» Fu deposta la corona dai ragazzi e, senza discorsi, l’assemblea si sciolse. Nel rincasare, don Camillo incontrò Peppone. Quasi non lo riconosceva perché piovigginava, e Peppone era imbacuccato nel pastrano. «Ho visto le corone» disse don Camillo. «Le corone? Quali?» chiese con indifferenza Peppone. «Quelle del monumento. Belle.» Peppone si strinse nelle spalle. «Ah, dev’essere stata un’idea dei ragazzi. Vi dispiace?» «Figurati.» Davanti alla canonica Peppone fece per andare, ma don Camillo lo trattenne. «Vieni a bere un bicchiere. Non è avvelenato, puoi star sicuro.» «Un'altra volta» borbottò Peppone. «Voglio andare a casa. Sto poco bene, oggi non ho neanche potuto lavorare. Ho freddo: brividi per tutta la vita.» «Brividi? Le solite influenze di stagione. L’unica medicina è un bicchier di vino. Anzi, ho delle magnifiche compresse di aspirina: entra.» Peppone entrò. «Siediti, intanto io vado a prendere la bottiglia» disse Don Camillo. Quando tornò, di lì a poco, col vino e i bicchieri, trovò Peppone che si era seduto, ma non si era tolto il pastrano. «Ho un freddo cane» spiegò Peppone. «Preferisco rimanere coperto.» «Fai il comodo tuo.» Porse a Peppone un bicchiere colmo e due pastiglie bianche. «Mandale giù.» Peppone mendò giù l’aspirina e ci bevve sopra il vino. Don Camillo uscì un momento e rientrò con una bracciata di legna che cacciò nel camino. «Una fiammata farà bene anche a me» spiegò don Camillo dando fuoco alla legna. «Ho ripensato alle tue parole di ieri» disse Don Camillo quando la vampa si alzò. «Dal tuo punto di vista hai ragione tu. Per me la faccenda della guerra è stata cosa tutta diversa. Anch’io ero un pretino appena sfornato dal seminario quando mi ci trovai dentro. Pidocchi, fame, naja, pallottole, sofferenze, preciso come te. Io non andavo all’assalto, si capisce ma andavo a raccogliere i feriti. Ma per me la cosa era diversa: era il mio mestiere, e questo mestiere me lo ero scelto io. Per te la cosa era un’altra: il tuo mestiere non era quello del soldato. Per fortuna, perché quelli che fanno il soldato per mestiere son davvero tutta gentaccia.» «Beh, questo non è sempre vero» borbottò Peppone. «Anche fra gli ufficiali effettivi c’è della brava gente. E poi bisogna riconoscerlo, saranno dei puzzoni che girano con la caramella, però quando c’è da rischiare la pelle la rischiano senza tante storie.» «Ad ogni modo» continuò don Camillo »mentre per me il rimaner sotto le pallottole a curar feriti e dare l’olio santo ai moribondi rappresentava il mio mestiere di prete, per te era una fregatura. Il mestiere di prete è quello di accaparrare le anime da spedire in Paradiso, via Vaticano. Quindi per un prete, trovarsi in mezzo ad un’epidemia di colera, in mezzo ad un terremoto o ad una guerra è una pacchia. E’ la cuccagna per uno che si guadagna la vita salvando le anime. Ma come te, cosa ha da salvare in una guerra? La pelle!» Peppone fece per spostarsi perché le fiamme nel camino erano infernali, e così, con due aspirine in corpo e un pastrano addosso, c’era da scoppiare di caldo. «No Peppone» disse don Camillo. «Se ti sposti è morto il gioco. L’aspirina la si prende per sudare. Più sudi e più presto guarisci. Bevici sopra un altro bicchiere di vino piuttosto. E’ fresco e ti toglierà la sete.» Peppone bevette due bicchieri di vino e si asciugò il sudore. «Proprio così» continuò don Camillo. «Io capisco benissimo che uno il quale è costretto a rischiare la pelle, così, senza nessuno scopo, non desideri che squagliarsela. In queste condizioni, uno che fa il disertore non è un pauroso, è semplicemente una creatura umana che segue il suo istinto di conservazione. Bevi, Peppone.» Peppone bevette. Grondava, e pareva dovesse scoppiare da un momento all’altro. «Adesso puoi toglierti il pastrano » lo consigliò don Camillo. «Così quando poi esci, te lo rimetti e non senti il trapasso tra caldo e freddo.» «Non ho caldo.» «Io sono uno che ragiona» continuò don Camillo. «Hai fatto benissimo a non mettere fuori nessun manifesto. Saresti venuto meno ai tuoi principi. Ieri io pensavo semplicemente egoisticamente al mio caso: per me c’era l’interesse, l’affare, nella guerra. Figurati che una volta, per la smania di salvare un’anima e di mettermi in bella luce davanti al Padreterno, sentendomi chiamare da uno che era stato bloccato da una palla fra la nostra trincea e quella austriaca, saltai fuori dalla trincea e andai a raccontagli le solite cose che si dicono ai moribondi e mi morì tra le braccia. Io ci presi un paio di pallottole di striscio in testa, roba da niente, ma si fa per dire.» «Lo so questo fatto» disse cupo Peppone. «L’ho letto sul giornale militare che ci portavano in trincea, invece di portarci da mangiare, quei porci! Vi diedero anche la medaglia se non sbaglio.» Don Camillo si volse guardò un quadretto appeso alla parete. «L’ho messa lì» disse. «Troppe medaglie ci sono in giro.» «Voi avreste il diritto di portarla» protestò Peppone dopo aver cacciato giù un altro bicchiere. «Chi non ruba le medaglie ha diritto di portarle.» «Non parliamo con te che giustamente hai tutto un altro concetto della guerra. Ma togliti il pastrano, Peppone!» Peppone pareva ilo diluvio universale del sudore, tanto aveva caldo, ma era testardo come un mulo. E non si cavò il pastrano. «In fondo» concluse don Camillo «tu che disprezzi così tutto quanto appartiene alla retorica patriottarda, tu che hai come massima che la tua patria è il mondo, sei più nel giusto degli altri. Poiché per te un giorno come quello della vittoria rappresenta una data nefasta in quanto chi vince una guerra è più propenso a fare un’altra guerra di chi perde. E’ vero che in Russia danno la medaglia ai disertori e puniscono quelli che fanno atti di coraggio in guerra?» «Uffa!» gridò Peppone «lo sapevo che avreste trovato il modo di buttare la faccenda in politica! Lo sapevo!» Poi si calmò improvvisamente. «Muoio dal caldo» sospirò. «E cavatelo questo pastrano!» Peppone si tolse il pastrano, e allora si vide che Peppone aveva appuntato al bavero della giacca la medaglia d’argento che s’era guadagnata nella guerra del ’15-’18. «Beh» disse don Camillo cavando dal quadretto la sua medaglia d’argento e appuntandosela sulla tonaca. «E’ un’idea.» «E’ ora» avvertì la vecchia serva affacciandosi. «Possiamo andare a mangiare un boccone» disse don Camillo. Mangiarono, bevvero un numero considerevole di bottiglie e, alla fine, brindarono a non so quali vecchie carcasse di generali dell’altra guerra. Poi verso sera, Peppone si rimise il cappotto e si avviò verso la porta. «Spero che non sfrutterete ignobilmente questo episodio di debolezza.» «No» rispose don Camillo. «Però il giorno in cui dovrò impiccarti, nessuno potrà impedirmi di impiccarti con rispetto.» «Ve ne accorgerete quando verrà la seconda ondata!» borbottò Peppone cupo, scomparendo nella sera. Ombre di morti volteggiavano nella luce incerta di un cielo bigio da Sagra di Santa Gorizia, e pareva un quadro allegorico di Plinio Nomellini.
«Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi». Tratto da “Sartoris” di William Faulkner
Una festeggiata, bella come mai. Affascinante, si è mossa tra chi si è riunito per festeggiarla con tranquillità ed eleganza, la protagonista senza per questo essere invadente e perdere la propria leggiadria. Tutti avevano occhi solo per lei, lei ha ricambiato mostrando la sua capacità di riunire tutti i cuori dei presenti sincronizzandoli in un solo battito. A volte le parole sono poche per esprimere la sensazione di un giorno: questa è una di quelle volte… Lei, She come il brano di Elvis Costello. Semplicemente una splendida cinquantenne, una splendida donna: Avis Villa d’Ogna. Perché per noi, avis Villa "She's the One" come il brano di Robbie Williams... Ma cosa è successo dopo che le abbiamo dato i fiori e dopo che l’abbiamo salutata con i classici basi sulla guancia?
Beh, questo… (libera interpretazione del capitolo 16 “Viviamola” tratta da “E’ una vita che ti aspetto” di Fabio Volo) «Nella testa […] viaggiavano a una velocità pazzesca milioni di pensieri. Ci saremmo voluti dichiarare. Avremmo voluto dirle tutto. Avremmo voluto svelarle cosa pensiamo, cosa proviamo (e abbiamo privato), cosa sentiamo. “Non possiamo dirle veramente quello che abbiamo in testa” pensavamo. Sarebbe esplosa come un uovo nel microonde. Sarebbe stato come riversare un quintale di purè su una margherita. E abbiamo detto purè perché ci siamo raffinati…. Immaginiamo cosa sarebbe successo se le avessimo detto: “[…] Non abbiamo mai messo le carte in tavola. Di solito o passavamo o bluffavamo. Abbiamo sempre pensato che certi sentimenti, certe parole, certi gesti andassero conservati per una sola persona. Ora non sappiamo nemmeno più esattamente cosa pensare. Forse abbiamo sbagliato. Ma abbiamo conservato delle cose. Il nostro sentimento è un campo innevato mai calpestato prima. L’abbiamo protetto per anni. Non sappiamo cosa succederà, ma questo non è più un limite. Abbiamo capito che quel campo, lo vogliamo attraversare. Quel campo così come è adesso, senza passi, è uguale a tanti altri campi di chi come noi non ha mai avuto il coraggio. Le nostre tracce lo renderanno irripetibile e unico. […] Da questo momento ci togliamo ogni armatura, ogni protezione. Con questo non ti stiamo dicendo: ‘viviamo insieme’. Ti stiamo dicendo: ‘Viviamo’. Punto”. Ma avremmo finito per bombardarla con tutte queste inutili parole e l’avremmo guardata mentre la sua testa esplodeva. Pezzi di cervello nella sala, sul tavolo. E anche un braccio sul carrello dei piatti, una gamba sulla sedia. Una scena veramente pulp. Veramente splatter. Avremmo dovuto prendere lo straccio e pulire il pavimento. Troppo rischioso. Poi a noi, anche se donatori, il sangue impressiona (sempre). Fortunatamente questi concetti ce li siamo tenuti per noi. Abbiamo imparato. Abbiamo evitato di essere pesanti come un brasato con peperonata alle nove della mattina… Abbiamo fatto un lavoro certosino di taglia, cuci, incolla, gira, togli, impasta, frulla, sminuzza, affetta. Alla fine con grande amore le abbiamo detto: “Avis Villa, ci sa che mi piaci un casino. Vorremmo vedere se è vero. Vorremmo vivercela. Punto”. Sì, in sintesi volevamo dire quella cosa lì. Ci piaceva. Lei ci ha guardato e ci ha sorriso, ci ha dato un bacio, ci ha abbracciato e poi guardandoci negli occhi ci ha detto: “Anche voi mi piaci un casino e vorrei vedere se è vero. Viviamola. Punto”. La vita ci aspettava. Abbiamo mollato le cime e la nave è salpata. Senza dover pulire il pavimento.»
Una “crazy” festa (Crazy Team) Come Crazy Team sono poche le cose che ci imbarazzano, solitamente glissiamo in una battuta e schiviamo il colpo. E dopo la battuta passiamo al contrattacco sempre con una battuta. Ma parlare di quello che è avvenuto festeggiando Avis Villa d’Ogna è come parlare di un’estasi: la si può tentar di descrivere, chi è più bravo può farlo magari bene. Ma viverla… Beh, viverla è un’altra cosa. Per lei, la nostra splendida festeggiata il Crazy Team aveva preparato un piccolo testo che abbiamo inserito sul sito. Niki, tramite le sue idee geniali, ha anche realizzato un video che è stato trasmesso e durante il pranzo, un video che ha destato prima curiosità, poi stupore e infine allegria. Qualcuno del Crazy Team a malincuore non ha potuto essere presente tutto il giorno per impegni di lavoro. Tanti del Crazy Team era presenti la mattina vestiti in modo elegante e “tirati a lucido” come non si era mai visto. Qualcuno - o meglio uno - è arrivato alle 14,00 del pomeriggio per sistemare le ultime cose per la proiezione del video di Niki, arrivando da un posto di cui svegliandosi non si ricordava nemmeno come ci fosse arrivato… Ma tutti lì tutti infine a prendere il caffè insieme, chi dopo il pranzo, chi magari ha fatto diventare il pranzo la colazione e chi è arrivato di corsa dopo il lavoro. Tutti con nel cuore l’emozione di festeggiare lei. Tra il Crazy Team qualcuno ha saltato la sfilata, il corteo e la Messa (per questi crazy perdonateli ma sono cose che non fanno per loro). Ma abbiamo avuto la fortuna di vedere 160 persone meravigliose, vestite in modo elegantissimo di una bellezza unica da far invidia alle più note maison di moda. Uomini eleganti, donne affascinanti e belle. Abbiamo riconosciuto queste persone, tutti volti che avevamo già visto all’unità di raccolta di Piario. Abbiamo visto gli amici (presidenti) delle altre avis e con loro, e soprattutto grazie a loro, abbiamo festeggiato il fatto che ogni week-end a Piario vi è la possibilità di compiere un gesto meraviglioso. Abbiamo pensato a quale foto inserire in questo articolo, le volevamo inserire tutte, ma non ci stavano tutte (sul nostro gruppo facebookAvis Villa d'Ogna ci sono tutte e 297). Abbiamo dovuto fare una dolorosa cernita. E abbiamo deciso di inserire quando è stata premiata la nostra meravigliosa Antonella Masimetti, la direttorice sanitaria di Avis Villa d'Ogna. Una targa per ringraziarla e un mazzo di fiori. Abbiamo visto le lacrime di gioia sul suo volto... Un momento toccante che al solo pensiero ci commuove. Ma ora basta, ci fermiamo, altrimenti qui facciamo la figura dei teneri. Ci dobbiamo segnare questa del mazzo di fiuori: cavolo fanno effetto (aspettate che segnalo la cosa sull'agenda come da fare per fare colpo)...
Dicono di me... Articoli di giornali, servizi televisivi: la nostra bellissima dama con cui avevamo l’appuntamento non poteva essere festeggiata in miglior modo. I numeri li abbiamo già dati, o meglio li diamo sempre essendo Crazy ma quelli giusti li abbiamo dati grazie a Marino che ce li ha passati corretti. Le donazioni sia nel 2009 sia nel 2010 hanno passato le 500 unità. Per il 2011 Marino e Franco stanno monitorando i dati e sono in linea con i due anni precedenti. Lo ribadiamo in quanto è stato riportato su un quotidiano per errore che le donazioni sono state 150. Dai, ci fa piacere sapere che coi i numeri non siamo i soli ad avere qualche problema… Va beh, in realtà non solo con quelli (e qui ci facciamo un'autobattuta ironica – ce la meritiamo -). Dai scherzi a parte ci hanno fatto notare che il discorso lo abbiamo fatto, ma visto che Avis Villa è un’associazione e non una donna, non sappiamo chi abbiamo baciato… Dai ci conoscete e sapere che siamo sempre più crazy. Effetti dei troppi caffè (e non solo)… Largo quindi alla rubrica “Dicono di me” come il brano di Cesare Cremonini, o meglio dicono ed hanno detto della festa di Avis Villa d'Ogna... Le foto dell'evento le frovate su Facebook (le inseriremo anche qui sul sito nella foto gallery, quando ci riprenderemo per non essere stati premiati da Angelina Jolie...): iscrivetevi al gruppo Avis Villa d'Ogna.
Vi lasciamo con due servizi televisivi realizzati da due amici. Per primo, per cavalleria visto che è una donna, quello della nostra Benedetta (Betta) Contardi – con Avis Villa, Betta condivide qualche analogia: l’anno di nascita - e successivamente il servizio del nostro Nicola Andreoletti. Due amici (anzi forse adesso che abbiamo rilevato l’anno di nascita di Betta, forse da oggi è meglio dire uno - cavolo ci siamo giocati un’amicizia… -. Scherziamo naturalmente…) che ci sopportano (o meglio iniziano a non sopportarci più…) e che con i loro servizi contribuiscono a diffondere la cultura della donazione di sangue (ma donazione in generale). Grazie di cuore. Trovate i video ed i testi: per praticità e qualora qualcuno non riuscisse a visualizzarli (in alcuni server aziendali vengono bloccati gli accessi a Youtube o i player che permettono la visualizzazione). Ringraziamo anche i quotidiani “L’Eco di Bergamo” e “Bergamonews” ed il quindicinaleAraberarache, con immenso cuore, hanno diffuso la notizia della nostra festa. Una notizia allegra, un "seme gettato al vento che siamo certi farà fiorire il cielo" (citazione tratta dall'artista Ivan Tresoldi). La festa di Avis Villa d’Ogna. A tutti il nostro più sentito grazie. A seguiire come al solito i brani: She di Elvis Costello, She's The One di Robbie Williams e Dicono di me di Cesare Cremonini. Benedetta (Betta) Contardi: «Alle celebrazioni per i 50 anni dell'Avis di Villa d'Ogna erano presenti tutte le sezioni dell'Alta Valle Seriana, in segno di amicizia e condivisione. I festeggiamenti sono stati l'occasione per ringraziare tutti gli avisini e per sottolineare la grandezza e l'importanza della donazione». Marino Balduzzi, presidente Avis sezione Villa d'Ogna: «La nostra associazione, al giorno d'oggi, conta quasi 500 donazioni. Di solito passa dalle 500 alle 530 negli ultimi anni. Il futuro dell'associazione è in mano ai nostri giovani: si spera di avere sempre maggiori iscritti in quanto è l'unico modo per poter incrementare le donazioni. Iscritti che possibilmente debbono essere di età giovane: un donatore 18enne, per noi presidenti è il masimo in quanto può contribuire in maniera sostanziale a quello che sarà l'avis in futuro». Benedetta (Betta) Contardi: «Il numero delle donazioni della sezione di Villa d'Ogna sono notevoli grazie ai donatori, instancabili e insuperabili, che fanno in modo che le poltrone dell'Unità di raccolta di Piario non siano mai vuote, contribuendo così a fare della Lombardia, la regione più sensibile e attiva». Silvano Bonfà, Consigliere Avis Regione Lombardia: «L'avis lombarda ha quasi 250.000 donatori. E' la prima regione in Italia per il dono del sangue. Tutta questa struttura rimane in piedi perché ci sono queste Avis.... Queste 634 Avis diffuse in tutta la regione e tra di esse 155 sono quelle della provincia di Bergamo. Come Avis Provinciale Bergamo, quest'anno, abbiamo superato le 70.000 donazioni: un traguardo veramente grandissimo. Abbiamo inoltre iniziato nel 2010 ed è terminato a settembre 2011, il progetto della donazione di cellule staminali da cordone ombelicale. Il traguardo era la donazione di 1.000 cordoni ombelicali: siamo arrivati a 1.033. I numeri testimoniano che questo è stato ampiamente un grande successo: ancora una volta i cittadini bergamaschi, chiamati a donare, chiamati a lavorare, chiamati in questo ulteriore sforzo, hanno contribuito alla grande». Nicola Andreoletti: «In queste giornate qual è la soddisfazione più grande?». Marino Balduzzi, presidente Avis Villa d’Ogna: «La soddisfazione più grande in queste giornate è davvero festeggiare insieme agli avisini. Trovarsi assieme in un ambiente conviviale e, tra l’altro, abbiamo anche l’occasione di premiarli. Oggi abbiamo tempo per pensare a quella che è l’attività associativa. Solitamente noi ci vediamo a Piario quando queste persone donano: in quel momento il donatore è a digiuno ed è impegnato in un atto importante e di volontariato. In quel contesto si è presi dunque dall’atto della donazione, oggi invece è un grande momento di festa». Nicola Andreoletti: «Oggi c’è anche una novità…». Marino Balduzzi, presidente Avis Villa d’Ogna: «Sì, oggi inauguriamo il nuovo labaro. Nuovo labaro che questa volta ha stampato nel retro lo stemma dell’Amministrazione Comunale che ci ha dato una mano per l’acquisto. In occasione dei 50 anni infatti, andiamo a ‘mettere in pensione’ – lo metteremo in una teca – il labaro che arriva direttamente dagli anni della fondazione, ovvero dal 1961». Nicola Andreoletti: «Franco Scandella oltre che essere consigliere provinciale, rappresenta un pezzo di storia dell’Avis Villa d’Ogna. Una sezione che è cresciuta davvero tanto negli ultimi anni…». Franco Scandella (consigliere Avis Provinciale Bergamo, vicepresidente vis Villa d’Ogna): «Sì, indubbiamente. Abbiamo iniziato nel 1961, io non c’ero ancora, ma rappresento questa Avis da più di trent’anni. Abbiamo iniziato pian piano, superando le prime difficoltà proseguendo e crescendo. Dal duemila, c’è stato una grande crescita: i giovani hanno compreso l’importanza della donazione di sangue, si sono rivolti a noi e abbiamo aumentato i donatori facendoli passare da circa 120-130 ad arrivare tutt’ora a più di 200 donatori. Donatori attivi che sono 200, gli iscritti sono 250. La crescita dei donatori ha affiancato di pari passo quella delle donazioni: nel 2009 e nel 2010 abbiamo raggiunto la quota di oltre 500 donazioni all’anno. Questo significa che l’Avis di Villa d’Ogna è sicuramente in buona salute anche per la presenza di molti giovani tra le persone che si presentano per la donazione». Nicola Andreoletti: «Sindaco, cosa rappresentano realtà come l’Avis?». Angelo Bosatelli, Sindaco di Villa d’Ogna: «L’Avis, al di là della rappresentanza di un singolo Comune, penso sia un’associazione che dà un supporto enorme a tutto il territorio. Territorio inteso come l’intero territorio nazionale in cui l’Italia è uno tra i Paesi dove vi sono più donatori di sangue. Villa d’Ogna, facendo parte di questa grande struttura che è l’Avis con molti volontari, festeggiando questi 50 anni di fondazione, non fa altro che gratificare l’amministrazione comunale e tutti i cittadini del nostro paese per la loro disponibilità mostrata nel donare del loro sangue a persone che sono in difficoltà e che ne hanno bisogno. Bisogno che continua ad essere costante ed importantissimo. Io mi ricordo, fra l’altro, un passaggio importantissimo che è stato citato nel raduno dell’Avis Nazionale che si è svolto il 22 luglio 2011 a Bergamo nel quale il presidente Avis Provinciale Oscar Bianchi, ha fatto un appello ai nostri giovani riguardo a questo fondamentale gesto. In quell’occasione, il presidente Avis Provinciale Bergamo si è rivolto ai giovani dicendo di cercar di aver rispetto della propria vita, di non gettarla nell'alcol, nella droga rendendo vano l’impegno dei donatori. E’ un appello importante, che in quest’occasione è giusto fare anche ai nostri giovani. Ecco perché mi è piaciuta anche l’idea, che l’amministrazione ha supportato, di mettere un monumento, un emblema dell’avis proprio di fianco alla strada provinciale che collega l’alta Valle Seriana con Clusone dove si è reso omaggio ai donatori. Un segno, sia per tutti quelli che in questi anni sono stati donatori di sangue, sia per quelli che oggi lo stanno donando ma anche per tutti quelli che circolano sulle strade in maniera non adeguata invitandoli a fare un momento di riflessione».
«Al vero amore, in qualunque forma o dimensioni si presenti a voi. Con l'augurio che un giorno possiate dire con orgoglio: “Anch'io una volta sono stato amato follemente!”» Tratto dal film “Quattro matrimoni e un funerale” - Brindisi proposto da Gareth (Simon Callow)
«[Ai suoi amici, per giustificare il ritardo] Scusate il ritardo, il traffico... [Sguardano storto degli amici] No, eh?!» Tratto da “Quattro matrimoni e un funerale” (Charles – Hugh Grant)
Partiamo subito con l'intervista realizzata da Nicola Andreoletti– che come Crazy Team ringraziamo di cuore - realizzata al presidente Marino Balduzzi e al vicepresidente (nonché consigliere Avis provinciale Bergamo) Francesco - Franco - Scandella, in merito alla “salute” di Avis Villa d'Ogna. In questa bella intervista i numeri dell'associazione, il programma dei festeggiamenti (demandati al presidente) e la storia che ha portato Avis Villa dal lontano 1961 per arrivare sino al 2011.
Ora, se a qualcuno fosse sfuggito, Avis Villa d'Ogna compie cinquant'anni. Dai scherziamo: l'entusiasmo per questo ambito traguardo è tanto (infatti qualcuno che non ama le modelle ha ben pensato di non inserire questo evento...). Il compleanno di questa bellissima donna verrà festeggiato domenica 16 ottobre 2011, tutti sono invitati, in particolare le donne che sono sempre ben accette. Dai come al solito stiamo scherzando. Il programma della giornata prevede alle ore 9,30 il ritrovo presso la sede Avis Villa d'Ogna situata dove c'è la stazione e attigua al Comune. Per quelli che sono sempre in ritardo come il Creazy Team fissate l'appuntamento alle 9,00 e così sarete puntuali. Alle ore 10,30 il corteo per le vie cittadine (oh, il programma sembra lo abbia stilato uno che ha fatto l'alpino da tanto che è dettagliato) preceduti dal Corpo Musicale Carlo Cremonesi di Villa d'Ogna (maestro anche di Vincenzo Salvoldi rimasto nel cuore a molti: avisino e maestro per tantissimi anni della Banda di Villa nonché prima tromba all'Arena di Verona e nell'Orchestra Sinfonica della Rai di Milano). Dopo aver deposto i fiori al monumento degli avisini, le note in allegria (questo è anche il titolo di un brano storico del repertorio bandistico) accompagneranno i presenti alla S. Messa che inizierà alle 11,00 (o per chi non volesse andare a Messa, il ritrovo è il bar lì vicino... Qualcuno che prenderà un caffè ci sarà di sicuro). Durante la cerimonia sarà inaugurato il nuovo labaro: quello vecchio dopo 50 anni di onorata carriera, si gode un periodo di meritato riposo (per festeggiare il labaro, farà un viaggio in qualche località caraibica... Magari accompagnerà il Crazy Team ad Aruba, la location scelta quando passiamo a prendere Angelina Jolie). Alle ore 13,00 presso il ristorante “La Bussola” di Clusone tutti a festeggiare i donatori di sangue, con tanto di ballerine... Ah no, aspettate che leggiamo meglio sulla brochure... le ballerine non ci saranno. Nessun problema: le ballerine verranno scelte da una selezionatissima commissione, il Crazy Team, tra le donatrici presenti. Le danze quindi sui tavoli verranno eseguite da queste fortunate prescelte.
Durante il pranzo, non mancherà l'allegria e qualche considerazione (breve) sull'andamento di Avis Villa d'Ogna, la nostra festeggiata. Per l'occasione verranno premiati i donatori che hanno raggiunto importanti traguardi, tipo chi ha fatto una cena con una modella o una ballerina... Ah no, oggi non sappiamo perché ma continuiamo a sbagliare nel leggere la brochure informativa... Dicevamo, scherzi a parte, importanti traguardi per quanto concerne l'attività in avis e il numero delle donazioni svolte. Questo è il programma della giornata, essendo Crazy Team lo abbiamo proposto alla nostra crazy maniera, ma parlando per un attimo seriamente, la festa sarà un'occasione di gran divertimento e sarà l'occasione per ringraziare tutti i veri protagonisti di Avis Villa d'Ogna: i donatori. Per una volta il grazie sentito arriverà da tutta la cittadina che si stringerà attorno a chi ha contribuito a realizzare un sogno. Un sogno grande: nel 2009 e nel 2010 le donazioni hanno superato quota 500, più del 25% della popolazione di Villa d'Ogna (che risulta pari a 1981 abitanti)... Fate una proporzione, un'interpolazione (insomma fate i conti) con i dati della città o dell'intera provincia - la provincia di Bergamo ha 1.098.740 (fonte http://www.comuni-italiani.it) - e vedrete che sono dati eccezionali... A tutti i donatori di Avis Villa d'Ogna (ma a tutti i donatori in generale) va il nostro grazie, il grazie del presidente, dei vicepresidenti, di tutto il direttivo nonché il crazy grazie del Crazy Tream. Grazie quindi ai donatori, instancabili e insuperabili che fanno in modo che le poltrone dell'unità di raccolta di Piario non siano mai vuote. Grazie a chi crede da 50 anni di poter far qualcosa per qualcuno che non conosce, senza avere nemmeno un grazie. Grazie a questi protagonisti, i donatori, che con il loro esempio ci insegnano che un mondo migliore può essere realizzato se solo si ascolta il cuore. Il loro cuore... Quello dei donatori “E' solo amore”, come nel brani “It's Only Love” dei The Beatles e anche reinterpretato da Bryan Ferry, ma anche un brano di Bryan Adams e ancora dell'immenso Elvis Presley.
Wow, come siamo diventati seri, qui a momenti scatta la lacrimuccia sentimentale... Rimediamo subito... Ma vi ricordate Muttley cosa diceva a Dick Dastardly nel cartoon “Dastardly e Muttley e le macchine volanti” (anche nota come “Lo squadrone avvoltoi”) oppure in “Wacky Races - Le corse pazze”? Dastardly: “Mattley, fai qualcosaaaaaaa!”. Ebbene sì, Muttley rispondeva: “Medaglia, medaglia, medaglia”. Naturalmente stiamo scherzando: queste sono quelle che saranno date in occasione del 50° anniversario di Avis Villa d'Ogna (nomi stilati in ordine alfabetico per cognome). Complimenti a tutti per questi importanti traguardi e complimenti a tutti i donatori che non si arrendono mai – come il brano “Don't Give Up” di Peter Gabriel in duetto con Kate Bush. Non mollate mai...
Medaglia d'oro (20 anni iscrizione ad avis e almeno 40 donazioni o 50 donazioni) a: Maurizio Emanuele Bertoni, Silvano Bigoni, Maria Grazia Bonicelli, Letizia Fornoni, Andrea Giudici, Ferruccio Imberti, Lorenzo Magli, Lionello Messa, Maria Daniela Noris, Ennio Pedrana, Giuseppina Rebba, Flavia Rota, Walter Salvi, Paolo Storti, Bruno Terzi, Carmelo Zucchelli.
Distintivo oro e rubino (30 anni di iscrizione ad avis e almeno 60 donazioni o 75 donazioni) a: Valerio Balduzzi, Ivan Legrenzi, Lionello Messa, Angelo Pedrana, Marina Piffari, Pietro Visini.
Distintivo oro e smeraldo (40 anni d'iscrizione ad avis e almeno 80 donazioni o 100 donazioni) a: Marino Balduzzi, Stefano Baronchelli, Duilio Bergamini, Emilio Legrenzi, Giorgio Trussardi.
Distintivo oro e diamante (cessazione attività donazionale per raggiunti limiti d'età o per motivi di salute e almeno 120 donazioni) a: Giuseppe Antonio Boccardi, Alberto Corna, Francesco Scandella, Italo Zucchelli.
«Con le ali dell'amore ho volato oltre le mura, perché non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole, amore osa». Tratto da Romeo e Giulietta (Romeo: Atto II, Scena II) di William Shakespeare
Dopo tantissimo lavoro (non sapete che fatica con Jennifer Aniston), , eccovi il video del Crazy Team sui 50 anni di Avis Villa d'Ogna...
L'incantevole Avis Villa d'Ogna, la donna con cui avevamo l'appuntamento, compie cinquant' anni. Tanta era l'emozione nel descrivere questo appuntamento che avverrà domenica 16 ottobre 2011, che ci siamo accorti solo ora di aver omesso il nome di questa nostra splendida donna. Ma che ci volete fare, le donne sono da amare, e la (nostra) ragione nel parlare di esse viene meno. Infatti siamo arrivati anche puntuali nel nostro sogno e lo saremo anche domenica. Come abbiamo fatto? Beh, semplice: chi ci conosce, sapendo dei nostri ritardi, ci ha detto che il ritrovo era alle ore 9,00 ovvero mezz'ora prima dell'ora fissata da programma... Cinquant'anni: non sembrano passati in un soffio? A giudicare dalla immensità della festeggiata, sembra proprio ieri. Eppure di tempo ne è passato da quel 1961, anno in cui fu fondata. Appena nata fu il concretizzarsi di un sogno, successivamente il sogno crebbe e continuò, trasformandosi da un sogno realizzato, in una entità che potesse regalare i sogni. 1961, un anno storio per Villa d'Ogna, ma un anno che rimase anche nella storia (tra gli altri eventi ovviamente) anche per quel famoso 12 aprile 1961 in cui Jurij Gagarin divenne il primo uomo nello spazio. Quel “si va” che nient'altro è, se non l'anagramma di avis o più semplicemente avis letta al contrario. Quel “si va”, le parole che Jurij Gagarin disse proprio nel 1961 appena “prima di partire per un lungo viaggio”, come nel brano della bellissima Irene Grandi - dagli occhi blu come la terra che vide Gagarin. E ci ritornano alla mente le paole di queso brano: “Prima di pretendere qualcosa, prova a pensare a quello che dai tu”. Avevamo già riportato sul nostro sito l'analogia dei due sogni (il 12 aprile 2011, in occasione dei 50 anni del viaggio di Gagarin), nell'articolo: «“Si va!” all’Avis – 1961: 12 aprile Yurij Gagarin nello spazio. 1961: fu fondata Avis Villa d’Ogna». In quell'occasione (ci permettiamo di consigliarvi l'articolo) avemmo modo di dire: «“La terra è blu, è bellissima”. Gagarin lo disse dallo spazio, Avis Villa (lo disse e) lo dice qui sulla terra. Come non ammirare un cielo, nel quale tutti siamo “uno” (One - U2) ovvero tutti fratelli? Gagarin andò in alto (e molto veloce...), andò lontano, un po’ come l’avis fa credendo che si possa fare qualcosa in modo gratuito, volontario e anonimo per salvare una vita che non si conosce. Se si distoglie l’attenzione dai problemi quotidiani e si sale in alto, alla fine si vedrà il nostro meraviglioso mondo». Pensando ad Avis Villa e al nostro pensiero constante Angelina Jolie, proponemmo un brano, Sweet Harmony di “The Beloved”: «Che ci volete fare proviamo a vivere “il sogno, in una scena più ampia” (Try to live the dream - On a wider scene). Va beh, visto che stiamo parlando di Angelina il “wider screen” è un plasma da 5.000”. Al di là del nostro essere perennemente Crazy, rimane il sogno di “Essere come uno solo […]. Fare un mondo migliore? No, non può essere sbagliato” (Be as one […] Make a better world? No it can't be wrong)». Happy birthday Avis Villa d'Ogna.
“Si va” all'Avis Villa d'Ogna: il traguardo delle 10.000 donazioni Se dovessimo guardare oggi dallo stesso punto di vista di Gagarin quel mondo, diremmo le sue stesse cose, anzi affermeremmo che ancor più “La terra è blu ed è bellissima”. Lo diremmo vedendo come il sogno si è tramutato in una bellissima realtà: grazie a questa meravigliosa cinquantenne, le donazioni effettuate nell'arco dei 50 anni sono state 10.000 (risultato raggiunto proprio all'inizio del 50esimo anno ovvero a dicembre 2010). Non è meraviglioso? Una media di 200 all'anno per un piccolo paese che oggi (nel 2011) conta 1.982 abitanti, ma che è cresciuto tantissimo in questi ultimi cinquant'anni. Pensate: donazioni che risultano essere (come media) ben oltre il 10% della popolazione di Villa d'Ogna così come i più di 200 donatori iscritti. Un dato che confrontato con i dati nazionali (gli iscritti ad Avis in tutta Italia sono 1.128.792 e le donazioni si attestano a 2.069.650 – Fonte Wikipedia e sito ufficiale Avis -. Vi lasciamo fare i calcoli delle percentuali rispetto ai circa 60.700.000 abitanti e troverete che il risultato conferma quaqnto detto) mostrano come l'Avis Villa, sia sempre stata presente nel paese e come il buon cuore non sia venuto mai meno. Cuore che ha portato il nostro piccolo paese seriano sia nel 2009, sia nel 2010 ad effettuare oltre 500 donazioni ogni singolo anno. Pensate: donazioni annue che si attenstano ben oltre il 25% della popolazione di Villa d'Ogna... Ma se il passato è glorioso cosa si può dire del futuro?
Avis Villa: il presente, nell'intervista realizzata da Nicola Andreoletti al presidente e al vicepresidente
Il sito Avis Villa d'Ogna: semi gettati al vento per far fiorire il cielo tra account youtube, Avis Web Tv, Apps Nokia Ovi Store e QR code
(Crazy Team) E qui scendiamo in campo noi... Come, non abbiamo il bagno in casa? Va beh, ci siamo meritati la battuta (battuta fatta da Roberto Benigni in un suo sketch comico). Dai, come sempre ci piace scherzare, dire una cosa seria con un sorriso sulle labbra. Non abbiamo la sfera magica, ma come Crazy Team abbiamo parlato con il presidente e il vicepresidente: sanno che il futuro si scrive ogni giorno, cercando di lavorare sempre e costantemente nel promuovere la donazione di sangue e dei suoi componenti. Non solo: sanno che il proprio esempio è il miglior insegnamento e in fatto di donazioni, quando informano i giovani, sanno quello che dicono (da donatori instancabili). Un giorno per festeggiare, ma subito dopo al lavoro, nell'intento di salvare sempre più vite. Un giorno solo per festeggiare, per dire grazie ai donaori che ricevono le medaglie e il riconoscimento pubblico per quello che in concreto hanno fatto. Un giorno, “One day” come nel brano di Matisyahu (cantante statunitense di musica reggae): “Tutta la mia vita ho aspettato perché la gente possa dire: 'noi non vogliamo combattere non più, non ci saranno ancora guerre'. Un giorno saremo tutti liberi e orgogliosi di essere sotto lo stesso sole. E i nostri figli giocheranno”. Un po' come “La febbre del sabato sera”, quella sana che ti aiuta a rilassarti prima delle fatiche quotidiane della settimana. Sul nostro sito, chi ci conosce ed ha la pazienza di leggere le nostre follie, sa che di nomi ne abbiamo fatti sempre pochi: è il messaggio che deve passare, le persone poco contano. Ma almeno oggi concedeteci di farne alcuni. Lasciateci fare almeno quelli che avrebbero dovuti essere già citati (ma per il nostro essere crazy lo facciamo solo ora) in quanto continuano a far splendere questa bellissima donna: il presidente Marino Balduzzi e il vicepresidente (storico presidente), factotum, nonché consigliere Avis provinciale Bergamo, Franco – Francesco – Scandella. Sopra riportiamo l'intervista realizzata da Nicola Andreoletti, giornalista di Antenna 2 TV, in merito all'andamento dell'Avis Villa. Due persone che ringraziamo per aver coinvolto il Crazy Team in questa grande avventura del sito Avis Villa d'Ogna agli inizi del 2009. Il progetto avrebbe impegnato finanziariamente il costo di registrazione e mantenimento dell'hosting del sito (come avviene in tutti i siti che ci sono su web e che è pari a circa 30 euro l'anno. Noi abbiamo scelto Aruba, come l'isola caraibica, in quanto è “di strada” quando passiamo a prendere Angelina Jolie...), ma avevamo richiesto una semplice condizione: libertà assoluta nel rispetto di quello che lo Statuto Avis prevedeva. Ringraziamo Marino e Franco (ma in generale tutto il direttivo) per averci accordato la loro fiducia: sapevano che non sarebbe stato facile gestirci, conoscevano il nostro temperamento, sapevano sin dall'inizio che questo meraviglioso viaggio lungo uno splendido mare non sarebbe sempre stato calmo, se lo aspettavano già da quando come nome proponemmo Crazy Team. Ma nonostante questo credettero in noi. Nessun nome (Crazy Team in quanto volevamo dare ascolto solo ai nostri sogni): ci bastava far passare il messaggio della donazione, un messaggio troppo bello per essere “sporcato” con la presenza di nomi che avrebbe comunque comportato un ritorno di immagine (non per questo non ci assumiamo le responsabilità di quanto scriviamo). La storia di Avis Villa d'Ogna la lasciamo raccontare a Franco che sa tutto di essa, i dati li lasciamo raccontare ed analizzare a Marino. Entrambi “grazie” (beh grazie... visto che stiamo scrivendo noi la mettiamo così, anche se vi assicuriamo che è un eufemismo...) alle nostre follie, hanno avuto qualche problema e si sono dovuti anche fare “un viaggetto”, ma per fortuna tutto si è tranquillamente risolto (evidentemente gli eufemismi sono serviti). E il sole è tornato a splendere e speriamo che in futuro possa splendere ancor più. A noi Crazy Team lasciateci raccontare solo la storia del sito. Non vi preoccupate non saremo pesanti come la peperonata alle nove del mattino o come il brasato - battuta di Fabio Volo nel libro “E' una vita che ti aspetto” (in pratica quello che diciamo sempre ad Angelina Jolie...).
Un sito partito a febbraio 2009 grazie alla proposta e all'entusiasmo di Niki: come ogni avventura l'inizio non è stato facile ma invece di perderci d'animo, subito si è scommesso ancor più sul sito realizzando l'account youtube - tra le prime avis - “AvisvilladOgna”. Sistemate le pagine informative (ovvero quelle descrittive. Un piccolo aneddoto: tutto sul sangue lo prendemmo da un documento redatto da un medico che non conoscevamo ma che ci sembrava ben realizzato. Era del Dott. Vincenzo Saturni oggi presidente Avis Nazionale), sviluppammo alcune idee avute di fronte all'immancabile caffé e al cappuccino di Niki (contagiato forse dai troppi caffè di alcuni crazy del Crazy Team). Se ci voltiamo indietro, oggi in dono alla festeggiata portiamo il sito con i suoi 36,106 accessi e 60,262 pagine visitate (lo scriviamo così come potete vederlo sul counter del sito, coi numeri scritti in inglese e quindi i puntini delle migliaia sostituiti dalle virgole e viceversa). Wow, detto così sembra un po' l'offertorio di una Messa. Rimediamo subito: entrino le modelle... Prego... Va bene che festeggiamo una bellissima signora, ma questo non ci impedisce di fare una sfilata di moda con tanto di bellissime modelle, no? E poi, se vi capita, sfogliate giornali femminili: ci sono sempre modelle mozzafiato per mettere in mostra acconciature e abiti. Come Crazy Team abbiamo scoperto un “nuovo mondo”... Dai scherziamo naturalmente. Prego, entri il modello numero due: l'account youtube "AvisvilladOgna" (già mostrato in precedenza). Uno tra i primi account Youtube di Avis, ha reso e renderà la femminilità della festeggiata ancor più unica facendola conoscere al mondo. 120 video, 7,487 visualizzazioni del canale e 54,000 visualizzazioni dei video (numeri scritti sempre in inglese) hanno portato la cultura della donazione al di là dei sogni e hanno reso famoso un piccolo heart (cuore) Made in Italy. Aspettate che ci riprendiamo dopo aver visto la bellezza della modella. Aspettate che segniamo il cellulare... fatto. Possiamo proseguire. Il modello numero tre è l'Avis Web Tv, la prima televisione Avis. Giovane e frizzante per una femmnilità che vuole crescere e andare lontano. Un altro pezzo d Made in Italy che, tramite Livestream con cui è stata creata (sito ubicato negli Stati Uniti), ha portato Avis Villa in giro per il mondo. Se negli Stati Uniti e in nel Regno Unito infatti sono stati creati solo quest'anno (nel 2011) gli account di Youtube per le associazioni di donazione di sangue, l'Avis Web Tv non ha eguali a livello mondiale e per adesso l'Italia è l'unica nazione ad avere una Tv (anche se su web) interamente dedicata al “blood donation”, alla donazione di sangue appunto. Una proposta che si spera in futuro possa essere condivisa in rete (nel senso virtuale, per la calze - a rete - ci sono già le modelle) tutte le avis che possono contribuire con filmati a creare sempre un palinsesto EMOzionante. Anche qui cellulare della modella segnato, per cui si può proseguire. Entri il capo numero quattro: il QR code Avis Villa. Per una donna a cui piace guardare al futuro, una donna che non ama solo piacere ma sentirli bene con se stessa. Anche qui sul sito è stato lanciato, primi a livello nazionale il codice QR, l'evoluzione del codice a barre che rimanda al sito. L'evoluzione della femminilità trasposta al futuro. Ma aspettate, c'è una modella che ci ha fato l'occhiolino... Qui bisogna andare di corsa. Come facciamo? Con tutte le cose inserite sul sito, qui passano due giorni. Qui ci vuole la scusa... Trovata: “Impegni precedentemente presi non ci consentono di fermarci oltremodo a questa bellissima sfilata dell'orgoglio Made in Itay”. Va beh, vi presentiamo solo un altro capo e poi ce ne andiamo. Entri il numero cinque: la app (applicazione) Avis app Nokia Ovi Store. Un capo delicato, per un eleganza sempre accanto ad ogni donna. Disegnata dallo stilista Niki, come tutta l'intera collezione, è l'applicazione che permette a tutti i cellulari Nokia di poter visualizzare i video.Ma visto che lo stilista è Niki (e si sa, gli stilisti... Va beh, scusate la battutaccia scontata. Ma che volete fare... Le modelle sono così belle. E così abbiamo fatto anche la rima, visto che bravi?), ora come del Crazy Team tutti dalle modelle... SOCK! (ovvero, nel glossario del fumetto, un sonoro ceffone). SOCK, SOCK, SOCK... Dopo cinquanta secondi, Crazy Team che ritorna con un 5 sulla faccia, come le dita delle mani delle modelle hanno loro impresso (così per ridere...). In teoria c'è anche lo zero ovvero il numero dei componenti del Crazy Team che è riuscito a conquistare le modelle... E a chi ha fatto la battuta su Niki, di dita in faccia altre cinque per un totale di dieci. Che ci volete fare, siamo galanti e rispettiamo la par condicio: una cinquina da una donna e una da un uomo, per non farsi mancare nulla... Alla sfilata non hanno partecipato alcune persone, ma che volete, evidentemente ad alcune persone le modelle non piacciono... De gustibus non disputandum est... Ad altre invece la sfilata è piaciuta e hanno ripreso i "capi di abbigliamento" riproponendoli (a questi grazie di cuore). Anche se con le modelle non è andata molto bene, come Crazy Team abbiamo sempre la nostra (anche se a qualcuno non piace il fatto che scriviamo nostra...) Angelina Jolie, Charlize Theron, etc... (etc sta per "E Tutte quelle Carine). E per il caffè, internet, l'auto e l'Happy Hour abbiamo il nostro caro amico George Clooney (oltre alle donne, magari piace anche a chi non è piaciuta la sfilata delle modelle)... Scherzi a parte auguri ad Avis Villa d'Ogna, auguri a questa meravigliosa e incantevole donna. Se il passato è glorioso, il futuro, se si ascolta il cuore, sarà radioso. E gli auguri li facciamo con un video, quello che Niki del Crazy Team ha realizzato.
P.S.: Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d'uso. Il video inizia con una scena di sesso: il Crazy Team con Jennifer Aniston.... E qui gli accessi dovrebbero aumentare esponenzialmente: possiamo già brindare...
P.P.S.: Sperando che il sito “per problemi tecnici” non venga chiuso...
«Due delle più belle stelle del cielo devono essere state attirate altrove e hanno pregato gli occhi di lei di scintillare nelle loro orbite durante la loro assenza. E se davvero gli occhi di lei, gli occhi del suo volto, fossero stelle? Tanto splendore farebbe scomparire le altre stelle come la luce del giorno fa scomparire la luce di una lampada: in cielo i suoi occhi brillerebbero tanto che gli uccelli si metterebbero a cantare credendo che non fosse più notte». (Romeo: atto II, scena II) Tratto da Romeo e Giulietta di William Shakespeare
Domenica 16 ottobre 2011, mattina presto. L'ora è insolita per il giorno che solitamente si concede al riposo, ma oggi è un giorno particolare. La sveglia che suona e la suoneria impostata sul brano “The Sweetest Thing” - la cosa più dolce - degli U2 già ci mette energia, carica e buon umore. Buon umore, anche troppo, che come Crazy Team si aveva anche quando si è toccato il letto, non più di tre ore prima. Si lascia squillare la sveglia, si ascolta tutto il brano – con “immensa” (non) gioia di chi, oltre il Crazy Team, si sveglia nel sentirla – e seduti sul letto per partire con il nuovo giorno. Ricerca come sempre del cellulare, lasciato in giro e direzione cucina. La moka è già pronta: sapendo delle poco più di due ore di sonno, la si era preparata prima di mettersi a letto, sapendo questo sarebbe stato un gesto gradito la mattina. Gas al minimo, accendiamo lo stereo che immancabilmente ha un volume troppo alto, e via in bagno, lasciamo che il tepore dell'acqua scivoli sul corpo in una doccia che ci rigenera, in una doccia che ci ridà vita. Alla fine abbassiamo la temperatura, manca per un attimo il respiro, ma l'acqua fredda ci ha completamente svegliati. Subito ad asciugarsi e ad asciugare lo specchio con la manica dell'accappatoio, che immancabilmente sembra diventato smerigliato a causa del vapore. Una passata ed ecco il volto: i segni del sabato sera (e della domenica mattina con tanto di visione dell'alba) sono tutti lì, le due ore o poco più di sonno si vedono tutte. Schiuma da barda, e lametta: oggi è un giorno particolare e per una volta seguiremo le regole. Abbiamo un appuntamento galante. Niente barba incolta - fa sempre un po' “tipo”, ma in occasione dei rendez-vous galanti, le donne lo interpretano come poco interesse nei loro confronti – e non si bluffa neanche con il rasoio elettrico: oggi lametta, quando saluteremo qualche donna con il classico bacio sulla guancia, niente pelle dura, ma il contatto con un viso ben rasato e pelle liscia. Un piccolo taglio ci strappa un sorriso e pensiamo che da tanto (forse da troppo) tempo non usiamo la lametta. Un fazzoletto di carta per tamponare il piccolo taglio ma che sanguina e di nuovo in cucina dove l'aroma del caffè invade tutto l'ambiente. Il brano “I've Got You Under My Skin” del buon Frank Sinatra e di Bono degli U2, si mischia al profumo di caffè. Ci lasciamo trasportare dalle note, e ci ritroviamo senza nemmeno saperlo a danzare con un asciugamano che ci richiamano i vestiti dell'incantevole donna con cui abbiamo appuntamento. Guardiamo la moka, ha fatto il suo dovere. Anzi pure troppo: il non aver spento in tempo il gas ha sporcato tutto il fornello, ma l'essenza che emana la moka si fa perdonare tutto. Alla moka, come ad una donna, si perdona tutto e ci sta anche qualche capriccio per averla un po' trascurata. Una passata con la spugna e tutto torna come prima, mentre versiamo il caffè in una tazza. Ci sediamo, guardiamo la macchina del caffè elettrica, per oggi le concediamo un giorno di ferie, per oggi assaporiamo quello della buona e affidabile moka. Ci prendiamo tutto il tempo: il profumo del caffè è eccitazione pura, come lo Chanel N° 5 sentito nel mentre di un appassionato ballo su una donna. Beviamo lentamente il caffè: sorseggiarlo è come poter parlare con quella donna, poterla toccare, poterla gustare. Finita quest'estasi, e sistemata la tazza, ci dirigiamo in camera: una sistemata sommaria al letto che a momenti non sembrava neanche sfatto per le poco più di due ore in cui ha svolto il suo dovere, pronti per vestirci. La camicia scivola sulla pelle, sentiamo il profumo del bucato che l'ha resa di nuovo splendida, intimo, pantaloni e cravatta, nodo Windsor delle grandi occasioni. Prendiamo la cravatta ma il nodo lo facciamo due volte: il primo per prendere le misure, il secondo esce come non mai, e già da questo capiamo che sarà un grande appuntamento. Infine la giacca del completo prima di specchiarci. Ultima pettinata ai capelli che adesso sono completamente asciutti e pronti per uscire. Chiavi recuperate, chiavi dell'auto idem per il cellulare e il portafoglio e via. Stiamo andando all'appuntamento, il grande appuntamento.
Guardiamo l'orologio, stranamente non siamo né in ritardo pazzesco, né in ritardo. Ci godiamo la sensazione della puntualità, una sensazione che quasi non ricordavamo. E la sensazione di percorre la strada in tranquillità ci rilassa. Ci fermiamo ad un semaforo, osserviamo l'auto a fianco alla nostra, a bordo c'è una donna e la cosa ci mette allegria. Non si è accorta della nostra auto che l'ha affiancata sulla strada a doppia corsia. La osserviamo mentre si trucca, lo fa in modo sensuale usando lo specchietto retrovisore e non possiamo fare a meno di ammirare l'incanto di una donna, come in generale è l'incanto delle donne: loro sono “multitasking”, riescono a fare più cose contemporaneamente. La osserviamo, quando ha finito si accorge di noi e subito prontamente le sorridiamo. Ricambia con un sorriso, ci strizza l'occhio prima che il verde appaia e con una partenza fulminea sparisca dalla nostra vista. Le nove si stanno avvicinando e siamo quasi arrivati. Ci sta aspettando, la trepidazione è tanta. La scorgiamo da lontano, affascinante, tutti hanno occhi solo per lei. Bella come non mai oggi risplende e alla mente non possono che tornarci le parole di Shakespeare: “oh, essa insegna alle torce come illuminare” (atto primo scena quinta di "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare). Di una donna non si dice mai l'età, ma di lei si può, non ha nulla da invidiare a nessuno. E' così: semplice e limpida e non nasconde nulla. Cinquanta splendidi anni portati con sensualità che ci ammalia. Oggi è il suo compleanno, si aggira tra chi è già arrivato per farle gli auguri “poi torna ed e' cosi' bella” (come nel brano Bambolina e Barracuda di Ligabue). A noi Crazy Team non rimane che posteggiare l'auto, farci largo tra i presenti e arrivare finalmente a lei. Eccola finalmente davanti a noi nel suo splendore, le parole ci si fermano in gola, ma alla fine dalle labbra ci esce un flebile: “Tantissimi auguri”. Le porgiamo i fiori, ci apprestiamo a dare i due baci e tanta è la meraviglia dell'estasi di poter scorgere lo Chanel N° 5 che lei porta come nessun altra... Auguri a questa splendida donna, una splendida cinquantenne. La nostra donna... Per oggi ci fermiamo con i brani citati: “The Sweetest Thing” degli U2; “I've Got You Under My Skin” di Frank Sinatra (nella doppia versione di Frank e quella di Frank & Bono degli U2 e “Bambolina e Barracuda” di Luciano Ligabue. I visti che siamo partiti con Giulietta e Romeo anche il brano "Romeo & Juliet" dei Dire Straits.