“Come ti frego il virus!” era lo slogan di una delle più belle campagne contro l’Aids del 1993. Lupo Alberto, il grandissimo personaggio creato da Silver (Guido Silvestri), dava tutte le indicazioni ai giovani per prevenire l’Aids. Forse una delle più belle campagne a livello di stampa che si ricordino contro il virus dell’Aids in Italia. Come da sempre sosteniamo anche noi del Crazy Team, diceva“una cosa seria sorridendo, piuttosto che una stupidata seriamente”. Tra quelle video, nel 2009 ha fatto un grande successo “Aides Graffiti”, un video realizzato daYoann Lemoine, Il video è un’animazione in cui disegni sulle pareti di un bagno prendono vita, per riportarti un messaggio importante sulla tutela della salute. E anche in questo caso i giovani fanno veramente grandi cose. Yoann Lemoine, classe 1983, ha girato anche il videoclip di “Mistake” di Moby, nonché di “Teenage Dream” di Katy Perry nel luglio 2010 (video apparso su MTv negli Stati Uniti il 10 agosto 2010).
Avis da sempre è attenta alla salute: sia delle persone che con il gesto della donazione di sangue vengono quotidianamente salvate, sia dei donatori che con grande generosità, «passione, dedizione qualcosa senza cui non vivono» (prendendo lo spunto dal film “Vi presento Joe Black”) permettono che il sangue non manchi mai. Sangue che dev’essere sicuro (rimandiamo per ogni approfondimento alla pagina “Iscriviti”). E proprio per far sì che il sangue sia sicuro (già nel 2008 ci sono stati in Italia casi di contagio da West Nile Virus, e purtroppo nel 2009 anche in provincia di Mantova sono stati rilevati due casi di contagio umano), anche per il 2010 il Centro Nazionale Sangue ha emanato delle misure precauzionali di prevenzione contro la trasmissione del West Nile Virus mediante trasfusione di sangue ed emocomponenti. L’ordinanza del 9 luglio 2010 prevede infatti: «[…] sulla base di specifiche valutazioni del rischio di trasmissione trasfusionale dell’infezione del WNV (West Nile Virus) condivise con i Centri Regionali Sangue ed i servizi di Sanità Pubblica delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, dal 15 luglio al 15 novembre 2010 saranno sottoposte al test del WNV NAT tutte le donazioni di sangue ed emocomponenti raccolte dai donatori residenti nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo». Non solo: i donatori che hanno soggiornato nelle ore serali e notturne nelle provincie di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo (per quanto concerne l’Italia) ma anche nella zona della Grecia corrispondente alla Macedonia centrale (nord della Grecia) ovvero nelle province di Salonicco, Pierla, Kilkis, Pella, Serres e Chalkidiki, saranno sospesi per 28 giorni. Come detto sono misure precauzionali per garantire come sempre la sicurezza delle donazioni di sangue, cosi come previsto anche nelle circolari delMinistero della SalutesulWest Nile Virus. Che ci volete fare… i virus sono così. Difficili da debellare, per cui bisogna stare sempre molto attenti.
Questo per quanto concerne il West Nile Virus a livello nazionale. Ma a livello regionale? Nell’ottica della trasparenza e della chiarezza, riportiamo di seguito il link all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera – Lombardia.
Scontro sul provvedimento del Pirellone. «Servono più garanzie» Sangue, sotto accusa le nuove analisi La Regione cambia i laboratori degli screening. L'Avis: controlli non sicuri. Le perplessità degli esperti Articolo di Simona Ravizza Corriere della Sera – 25 agosto 2010
Come emerge dall’articolo, l’Avis ha fatto presente alla Regione Lombardia: «Da luglio, è la denuncia, questi screening sui donatori di sangue finora svolti con efficacia dai laboratori del servizio trasfusionale (Dmte) di Mantova (unico in Lombardia ad avere rodato i test con successo) sono passati a Brescia, struttura che fino a quel momento non aveva ancora sperimentato le analisi per il West Nile Virus. Così il 15 luglio, primo giorno dei laboratori Dmte di Brescia, segnalano Simti e Avis, è stato tutt'altro che esaltante». Sempre l’articolo continua: «Risulta che già dal debutto e a dispetto degli accordi intercorsi tra Mantova e Brescia, quest'ultima struttura non si sia dimostrata in grado di soddisfare i compiti assegnati ed abbia inviato i campioni al Niguarda di Milano, aggiungendo un ulteriore spostamento e aggravio di spese. Il passaggio di competenze, secondo Simti e Avis, comporta soprattutto «una grave regressione dei livelli di sicurezza trasfusionale fino ad oggi garantiti in Regione Lombardia». Nella parte finale dell’articolo, Simti e Avis chiariscono che «non c'è nessun intento polemico, ma solo il desiderio di cercare una soluzione». . «E' necessario un più costante e proficuo raccordo tra le varie figure in campo come avvenuto finora – come chiariscono i medici Avis - e che ha garantito gli elevati livelli raggiunti nella sicurezza delle trasfusioni lombarde». L’ assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, dopo la lettera-appello degli esperti di donazioni che mettono in discussione l’ultimo provvedimento del Pirellone in materia di sangue ha dichiarato di essere «pronto ad ascoltare le richieste dei medici immunoematologi della Simti e dell’ Avis in un vertice a settembre. 2010 L’ obiettivo è di migliorare ancora di più il livello di sicurezza delle trasfusioni di sangue». Bresciani chiarisce che «le procedure trasfusionali in Lombardia sono assolutamente sicure. Ma stiamo già lavorando per fare ulteriori passi avanti». Sicurezza e qualità che i donatori, con passione, dedizione in modo volontario anonimo e gratuito hanno sempre garantito e che quindi meritano.
Vi lasciamo con il video “Aides Graffiti” di Yoann Lemoine (come Crazy Team ci siamo chiesti se il video non fosse troppo “forte”. Speriamo di non offendere la sensibilità di nessuno per averlo inserito: abbiamo però concluso che il messaggio che trasmette è sicuramente utile. “La bellezza è negli occhi di chi guarda” per cui il video, se guardato con gli occhi giusti non apparirà sicuramente volgare), con il brano "Careful" (ovvero “attento” come l’attenzione sui virus) del gruppo Paramore e infine con “Teenage Dream” di Katy Perry. Perché nei sogni e nel cuore dei ragazzi ci sia sempre il posto per fare qualcosa per gi altri donando sangue.
"AVIS Dona salute": questo è lo studio per la lotta del cancro alla prostata e dell'ovaio promosso proprio dalla nostra associazione. Si tratta della prima ricerca scientifica sui biomarcatori tumorali condotta su soggetti sani: grazie a tale iniziativa potrà essere quindi costituita una biobanca, con sede a Venezia, e unica nel suo genere, con circa 1.200.000 campioni a disposizione della ricerca Il progetto, tutto italiano, vedrà il coinvolgimento di circa 15.000 donatori che saranno sottoposti periodicamente a prelievi, consulti e visite urologiche e ginecologiche. "AVIS dona salute" è promosso dalla Fondazione ABO con la collaborazione di Avis, Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica), Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e Ageo (Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri). Al progetto collaborano anche la ULSS 12 Veneziana e il Cribt – Centro Regionale Indicatori Biochimici di Tumore. L'iniziativa ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, della Regione Veneto e vede il coinvolgimento anche della Guardia di Finanza. A spiegare questa iniziativa, il responsabile delle politiche sanitarie dell’Avis, dott. Pasquale Spagnuolo, assieme al dott. Massimo Gion, direttore scientifico della Fondazione ABO (Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia) sono intervenuti martedì 20 luglio 2010 ad “Unomattina Estate” per illustrare l’intero progetto. E come Crazy Team, non possiamo che essere contenti della scelta: il programma è presentato dalla bellissima Georgia Luzi… Ah, sì: anche dal bravo Pierluigi Diaco (oramai conoscete il perenne spirito goliardico del Crazy Team: la prossima volta speriamo di intervenire anche noi alla trasmissione…).
Durante il servizio è emerso che un tumore di un centimetro ha già subito circa 27 replicazioni ed è composto da alcuni miliardi di cellule. Fin da subito la crescita inizia a dare dei segnali che se interpretati correttamente, permettono di capire che c’è un movimento biologico anomalo in essere. Ricercare quei segnali che indicano la presenza di un tumore e la sua evoluzione è sempre stata un’area scientifica di grande interesse per tutto il mondo medico. Massimo Gion, direttore scientifico fondazione ABO (Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia) infatti chiarisce: «Noi abbiamo incominciato ad occuparci di marcatori così detti tumorali, fin dal 1980-1982 focalizzandoci sulle principali patologie: mammella, prostata, ovaio, con l’obbiettivo di trovare un aiuto per una diagnosi precoce e per una ottimizzazione delle terapie. Ci siamo accorti che queste sostanze, i marcatori, sono molto importanti quando si è fatta una diagnosi di tumore. Con diverse finalità: primo per capire quanto il tumore è “buono o cattivo”, quanto è aggressivo ed eventualmente indirizzare le terapie; secondo per monitorizzare le persone che hanno avuto un tumore nel tempo e riconoscere precocemente l’eventuale ricaduta; terzo per valutare come risponde una persona trattata con chemioterapia o altri trattamenti per il tumore sulla base dell’andamento dei marcatori. Quindi sono test diagnostici, sostanze molto importanti utilizzabili regolarmente nel follow-up e nella gestione del paziente con malattia avanzata».
Ma è vero che sui marcatori tumorali siamo arrivati ad un punto di svolta? «Beh, direi senz’altro di sì – conferma il dottor Gion -. I Marcatori tumorali sono stati sino ad oggi usati come i comuni esami di chimica clinica, confrontati con valori di riferimento. Ad esempio il colesterolo: sopra a 210 è anormale, sotto è normale. Così il PSA (la semenogelasi o antigene prostatico specifico): sopra 4,1 e anormale, sotto e normale. Ci siamo accorti che questo provocava delle informazioni non sempre molto precise. Dei falsi positivi cioè persone con il marcatore positivo ma che non avevano la malattia e dei falsi negativi ovvero persone che avevano il marcatore negativo e che in realtà avevano la malattia. In questi anni abbiamo pensato, con la comunità scientifica e questo studio sarà una conferma di questa nuova visione: non guardiamo più i marcatori dal punto di vista del confronto con una finestra di riferimento, ma andiamo a studiarli nel tempo. Misuriamo la loro variazione del tempo. Questo perché non c’è ragione di pensare che il tumore sia qualcosa di normale all’interno del nostro corpo: è una cosa che cresce di continuo e quindi il marcatore deve crescere e non misurabile su una finestra di osservazioni. Questa è la novità del progetto». Per confermare questa grande intuizione, è stato varato questo importante progetto di diagnosi precoce che riguarda la popolazione sana. «E’ un progetto che si rivolge a 15.000 persone sane – continua ancora il dottor Gion -: 10.000 uomini e 5.000 donne e negli uomini verrà studiato un marcatore della prostata e nelle donne un marcatore per l’ovaio. Immaginiamo di studiare queste persone per quattro anni, con prelievi ogni sei mesi». Come sono state scelte queste persone? «Queste persone sono state scelte sulla base di essere dei donatori e quindi di essere già orientate fortemente verso la salute, di essere sane e di poter essere monitorizzate. Questo progetto ripeto dura quattro anni e dovrà proprio misurare la variabilità dei marcatori in assenza di malattia. In modo di mettere a punto il sistema di puntamento per cercare il cancro».
«Questo progetto porta proprio il nome dell’Avis, “Avis dona salute” – afferma il prof. Pasquale Spagnuolo, direttore sanitario Avis Nazionale -. Noi siamo grati al professor Gion che ha voluto coinvolgere Avis e i donatori e le donatrici che rappresenteranno la popolazione sana che verrà sottoposta a questi controlli nell’arco di quattro anni: come ha affermato il professor Gion 10.000 donatori e 5.000 donatrici che verranno sottoposti ogni sei mesi a prelievi di sangue per monitorare questi marcatori». Quanto costerà questo progetto? «I costi del progetto sono molto importanti: si parla di 20-25 milioni di euro. Verranno messi a disposizioni da istituzioni private e quindi è un progetto di grandi dimensioni da cui ci si aspetta molto in termini di significati, di prospettive e di risultati». C’è da dire che i privati sulla ricerca scientifica in Italia hanno sempre molto investito, lo Stato da una parte e i privati dall’altra: «Guai se non ci fossero. Danno una mano molto importante alla ricerca scientifica – conferma il professor Spagnuolo -. I donatori verranno reclutati in base alla loro partecipazione al progetto stesso per il quale bisognerà prima compilare un modulo di consenso informato essendo uno studio ed una ricerca. Verrà quindi fatta una mappatura in tutta Italia dei centri che potranno partecipare al progetto stesso e quindi individuare questi 15.000 persone tra i donatori e le donatrici». «Il progetto – continua il dottore Gion - in se non è un progetto di screening: i donatori saranno monitorati da Avis e da una visita all’inizio e alla fine del progetto che se vorranno aderire avranno. L’obbiettivo è finalizzato a studiare i marcatori e non uno screening».
Si parte con il tumore alla prostata e dell’ovaio ma questo programma consentirà di mettere in moto altri markers per altri tumori aggressivi: «Il concetto è questo – esplica ancora il professore Gion -: se si studia un metodo e funziona, questo metodo lo si può applicare anche alla maggior parte degli altre malattie e non solo tumorali. Perché le malattie, diversamente dalle condizioni fisiologiche tendono ad “andare in velocità”, tendono ad accelerare quello che fanno, mentre la condizione fisiologica tende alla stabilità. Se questo progetto ci darà i risultati che noi ci auspichiamo ci dia, noi potremo traslare i risultati anche ad altri tumori come il pancreas oppure anche alle malattie neurodegenerative». “Avis dona salute”consentirà anche la nascita di una biobanca, unica del suo genere: «Questo è verissimo – conferma infine il professore Gion - perché la maggior parte delle biobanche esistenti al mondo hanno un solo campione per persona. Noi invece avremo otto campioni per persona: quindi non avremo un “album fotografico” ma una “galleria di film”. Vogliamo ringraziare quanti ci stanno aiutando in questo progetto a cominciare dalle 400 imprese che stanno sostenendo la Federazione Nazionale Ricerca contro il Cancro ABO nonché le varie società scientifiche che partecipano. Avis e ABO stanno facendo la base ma dentro ci anche Sigo (Società Italiana Geriatri Ospedalieri), SIUro (Società Italiana di Urologia Oncologica) Ageo (Associazione Ginecologi Extra-Ospedalieri), Lilt (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) e il Centro Regionale Indicatori Biochimici di Tumore afferente alla Ulss12 veneziana (CRIBT Veneto).».
Avis quindi non solo attiva per salvare vite non facendo mancare sangue dove vi è bisogno, ma anche sensibile a “tendere una mano” al mondo della ricerca nonché attenta alla salute così come dimostrato in “Avis progetto celiachia: on commence” promosso da Avis provincialew di Bergamo. Tutti insieme per migliorare il futuro. E parlando di unire le forze e di essere quindi tutti uniti, vi lasciamo, oltre che col video della trasmissione “Unomattina estate”, con un splendido brano di Elisa: Together (insieme). E visto che “two is meglio che one”, (un po’ come la pubblicità del maxibon), oggi esageriamo: oltre ad Elisa anche Together di Avril Lavigne.
Puck (chiamato anche Hobgoblin, o Robin Goodfellow): «Se noi ombre vi siamo dispiaciuti, immaginate come se veduti ci aveste in sogno, e come una visione di fantasia la nostra apparizione. Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda; con la vostra benevola clemenza, rimedieremo alla nostra insipienza. E, parola di Puck, spirito onesto, se per fortuna a noi capiti questo, che possiamo sfuggir, indegnamente, alla lingua forcuta del serpente, (cioè ai morsi della critica, velenosi come quelli di un serpente; in questo caso “ai vostri fischi di disapprovazione”) ammenda vi farem senza ritardo, o tacciatemi pure da bugiardo. A tutti buonanotte dico intanto, finito è lo spettacolo e l’incanto. Signori, addio, batteteci le mani, e Robin v’assicura che domani migliorerà della sua parte il canto».Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer Night's Dream) – William Shakespeare (atto quinto, scena prima)
«Per l’aferesi abbiamo programmato il funzionamento di quattro unità di raccolta sul territorio provinciale – conferma Oscar Bianchi – Monterosso e Romano sono già attive e ora stiamo lavorando per poterne aprire altri due nel biennio 2011-2012: una in Valle Brembana e una in Valle Seriana» (L’eco di Bergamo – mercoledì 11 agosto 2010 pag. 32 articolo di Gian Battista Rodolfi. Riportiamo il file *.pdf in quanto sul sito non è stato inserito l’articolo). Aferesi quindi non solo a Bergamo: dal 16 luglio 2010 è possibile fare questa donazione anche presso la struttura di Romano di Lombardia. Ma vi è di più: la notizia che come Crazy Team ci rallegra in particolar modo, è che in futuro sarà possibile effettuare la donazione in aferesi anche in Alta Valle Seriana e in Val Brambana. Yahoo! E vai di Disco Samba: «Pe pe pe pe pe pe, O-le-le O-la-la pega no ganzé pega no ganzá, Eh! Meu amigo Charlie (...) Charlie Brown». Come? Un po’ di contegno? Avete ragione. Ritorniamo seri (per quanto ci è possibile). Effettuare quindi la donazione in aferesi per gli abitanti della valle (sia essa Brembana che Seriana) senza dover recarsi necessariamente a Bergamo come da affermazioni di Oscar Bianchi, presidente di Avis Provinciale Bergamo.
Come avevamo già avuto modo di dire ne “Il giro del mondo per donare in aferesi”, secondo quanto confermato anche nei dati ufficiali (come documentato nel “Bilancio Sociale Avis Provinciale Bergamo 2009” a pag. 54 del file pdf) durante tutto il 2009, sono state 636 le persone dell’Alta Valle Seriana (Unità di Raccolta di Piario) che hanno effettuato 636 donazioni di plasmaferesi, plasma-piastrinoaferesi e plasma-globuli rossi. Tenendo conto quindi della distanza che separa l’Alta Valle Seriana e Bergamo (una media di 34 chilometri in andata e altrettanti per il ritorno), i chilometri totali percorsi per effettuare questa donazione hanno superato quelli della circonferenza terrestre misurata all’equatore. Anche se i chilometri percorsi sono inferiori (la distanza tra San Giovanni Bianco e Bergamo è inferiore rispetto a quella tra Piario - dove è ubicata l’unità di raccolta dell’Alta Valle Seriana – e Bergamo), lo stesso si può dire per i donatori dell’alta Val Brembana che fanno riferimento all’Unità di Raccolta di San Giovanni Bianco (nel “Bilancio Sociale Avis Provinciale Bergamo 2009” a pag. 55 del file pdf): 650 donazioni che moltiplicate per la distanza andata e ritorno tra San Giovanni Bianco e Bergamo fanno quasi un giro del mondo.
Visto che come Crazy Team avevamo raccolto la testimonianza di Federica - Federica: da Dossena all’Avis (From Dossena to Avis With Love) – la news ci lascia doppiamente felici: sì un po’ come Muttley (sì, quello di "Muttley, fai qualcosa"del cartoon di Hanna & Barbera “Wacky Races” e di “Dastardly e Muttley e le macchine volanti”) che “svolazza” beatamente dopo aver ricevuto la medaglia da Dick Dastardly avendolo salvato dalla caduta dall’aereo. Ma perché le affermazioni di Oscar Bianchi sono così importanti? Semplice, perché «la raccolta di emoderivati mediante aferesi fatta in Italia non copre l’intero fabbisogno nazionale; il grado di copertura è pari al 70% delle necessità. La percentuale si abbassa ulteriormente per la produzione di immunoglobuline generiche, presidio vitale per la terapia di patologie del sistema immunitario. Per questo, e Bergamo fa sempre scuola, l’aferesi è parte integrante delle attività svolte nelle unità di raccolta gestite dall’Avis». Per questo la notizia al di là della curiosità dei numeri, ci rende ancor più felici e rinvigorisce il perenne spirito goliardico del Crazy Team (va beh, per adesso teniamo in stand-by il disco Samba): proprio incentivando questo tipo di donazione, non solo si può cercare di raggiungere il fabbisogno nazionale, ma anche proporre una donazione più mirata e personalizzata che può incentivare anche le donne (nella donazione di aferesi si dona la parte liquida del sangue per cui non si va ad alterare i valori di ferritina del sangue).
Questo era il sogno del nostro Franco (Francesco Scandella) quando era stato eletto nel direttivo Avis provinciale di Bergamo, un sogno che ha perseguito, persegue e, siamo certi, perseguirà fino a quando non diverrà realtà. L’instancabile Franco, sta mettendo in questo progetto tutte le sue energie e il suo impegno sta contagiando tutti. Un sogno di una notte di mezza estate visto che le dichiarazioni sono state riportate in agosto, nel periodo delle stelle cadenti… E’ proprio il caso di dirlo: A Midsummer Night's Dream. Per una volta facciamo un’eccezione e vi diciamo il desiderio che abbiamo espresso vedendo una stella cadente: l’aferesi in alta Valle Seriana e che il centro sia sempre pieno di donatori. In effetti sono due i desideri, ma visto che è un sogno, sognamo alla grande. A noi del Crazy Team, come Puck (o Robin Goodfellow o Hobgoblin, Puck deriva dall’Inglese antico Púca che indicava, appunto uno spirito dei boschi, dall’aspetto mutevole ed ingannatore, che attirava le persone di notte nella foresta con luci e suoni incantatori - similmente alle celtiche Dame Bianche- o rubava il latte dai mastelli nelle fattorie) vi abbiamo raccontato questa storia. Vi lasciamo con un adattamento musicale realizzato da Henry Purcell con il titolo di The Fairy Queen (“If Love's a Sweet Passion” ovvero se l’amore è una dolce passione) composto proprio per l’opera shakespeariana nonché “Scherzo from Midsummer Night's Dream” di Felix Mendelssohn (Scherzo di Una notte di mezza estate; riutilizzò l'omonima ouverture "Ein Sommernachtstraum", op. 20 scritta nel 1826)
“Un amore, un sangue, una vita…. Devi fare ciò che riesci” (One love, one blood, one life… You got to do what you should). [One – U2] «Ci sono due cose infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi [...] Se dovessi rinascere, farei l'idraulico» (Albert Einstein, commentando la notizia del bombardamento atomico di Hiroshima)
Il rosso ti dona: all’Avis Villa lo abbiamo detto più volte. Ma se il rosso è quello dei palloncini del concerto “360 degrees” degli U2 di venerdì 6 agosto 2010 allo stadio Olimpico di Torino… Beh, il rosso è ancora più meraviglioso. Nulla di politico, oramai lo abbiamo detto più volte ma lo ripeteremo finché avremo fiato (Until the End of the World) in quanto all’Avis “no plitics or religion”. Un po’ quello che aveva detto nei giorni antecedenti il concerto Bono: dialogare con tutti, Bono per eliminare la fame nel mondo e cancellare ed azzerare il debito dei paesi del terzo mondo. Noi del Crazy Team non solo ci uniamo a Bono (avevamo fatto un intervento in occasione dei 50 anni di Bono) ma cerchiamo nel nostro piccolo di non far mancare il sangue là dove vi è bisogno cercando di risolvere come meglio possiamo i problemi che si presentano. Non è iniziato così il sogno dei quattro studenti della Mount Temple School di Dublino? Di tempo ne è passato da quel messaggio affisso in bacheca da Larry Mullen (batterista) nel lontano 25 settembre 1976 a cui risposero Adam Clayton (bassista famoso nella scuola per il suo atteggiamento scanzonato e per il successo con le ragazze), David Howell Evans (il chitarrista The Edge) ed un ragazzo introverso dal nome Paul David Hewson (soprannominato Bono Vox, dal nome di un negozio di cornetti acustici). Ma i sogni non sono invariati. Non importa se si calpesta la pedana del palco più «pesante» (180 tonnellate di acciaio) e mastodontica della storia del rock mondiale (quella appunto del "360 degrees"): i quattro camminano ancora per terra come hanno dimostrato quando hanno offerto e distribuito di persona delle pizze a dei loro fan campeggiati all’esterno dello stadio durante le prove del concerto (e noi del Crazy Team non a caso abbiamo scelto il buono pizza proprio da Bono).
Una storia lunga quella degli U2 che ci richiama la lunga storia dell’Avis e del suo fondatore Vittorio Formentano. Un intento comune come “The Claw” (l'artiglio), una guglia di oltre 50 metri – per rendere l’idea è l’altezza di un edificio di 17 piani - (il palco sul quale staziona la band, è circondato da una passerella circolare raggiungibile tramite due ponticelli mobili. Il tutto è sormontato da un maxischermo circolare - dal peso di 54 tonnellate - ad alta definizione, che all'occasione può anche allungarsi e abbassarsi creando uno spettacolare effetto scenico. Lo stesso maxischermo è composto da 500 mila pixel, 320 mila elementi di fissaggio, 30 mila cavi e 150 mila parti meccaniche. Ogni lato dell'artiglio ha un proprio sistema di casse e più 72 subwoofer separati. Per trasportare l'intero palco sono necessari circa 120 camion. I costi di produzione si aggirano attorno ai 750 mila dollari al giorno, esclusa la costruzione del palco) e che offrire al pubblico una visione davvero a 360°, una visione uguale per tutti. Perché come abbiamo già avuto modo di dire, tutti siamo uguali e dobbiamo sostenerci a vicenda (We get to Carry each other dal brano One). “I have a dream”, come diceva Martin Luther King: non importa quale sia il sogno, che ognuno possa realizzare il proprio. Perché «chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri» (Mauro Corona). Noi del Crazy Team (purtroppo) a Torino non c’eravamo (ma col cuore sì), avevamo altri concerti più modesti da fare e il giorno dopo il concerto, magari assonnati o dopo una notte insonne, eravamo al centro di Piario. Questo era il nostro sogno: vedere Veronica (la dottoressa Salvi) essere gentile e disponibile coi donatori, vedere il sorriso rassicurante e scambiare due parole con Antonella (la dottoressa Massimetti nostra direttrice sanitaria), fare due risate con tutta l’equipe medica (nessuno escluso, scusateci ma essendo Crazy non ricordiamo il nome di tutti) e con il personale dell’accettazione. E’ meglio dire (e fare) una cosa seria col sorriso sulle labbra che una stupidata seriamente. Si può parlare di donazione di sangue e donare sangue con un sorriso.
Forse è anche questo il modo di "smantellare una bomba atomica" (da How To Dismantle An Atomic Bomb degli U2) ed evitare che in futuro ci siano dei fuochi indimenticabili (The Unforgettable Fire). Vi lasciamo come nostro abitudine proprio con il brano degli U2 The Unforgettable Fire (brano che trasse ispirazione dal Peace Museum di Chicago) nonché con il brano Enola Gay del gruppo Orchestral Manoeuvres In The Dark (nel video una rivisitazione). Perché in futuro non ci siano più “Little Boy” e “Fat man”, non ci siano più Enola Gay, The Great Artiste e Necessary Evil, (cioè "Male necessario") e Bockscar (i bombardieri di Hiroshima - il 6 agosto 1945 - e Nagasaki - il 9 agosto 1945). Perché «non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre» (Albert Einstein)
«E il meglio di voi sia per l’amico vostro». Khalil Gibran
Avis e Admo. Donazione di sangue e donazione di midollo osseo: due istantanee dello stesso cuore. Lo stesso cuore che porta a parlare di donazione, non importa se donazione di sangue o donazione di midollo osseo… Semplicemente donare e donarsi. Sul nostro cammino, grazie al “vulcanico” Francesco (Franco) Scandella abbiamo incontrato Carmen Pugliese referente Admo Valle Seriana e Valle di Scalve che ha proposto la cooperazione tra le due associazioni. Avis e Admo, non è un mondo meraviglioso? A2, Avis e Admo, At(w)o e visto che come Crazy Team amiamo gli U2, è proprio il caso di dirlo (conoscete oramai il nostro perenne spirito goliardico). Non meno determinata di Franco, Carmen è presente puntuale (più di qualcuno di noi del Crazy Team… dai facciamo auto critica ) alle giornate di raccolta collettiva di sangue a Piario nell’ambito della zona 4, e con «passione, ossessione, qualcosa senza cui non vive» (parafrasando una frase del film “Vi presento Joe Black”) diffonde la cultura del dono di midollo osseo tra i nostri avisini. Carmen (“Jamais Carmen ne cédera!” – Carmen mai cederà - come nella Carmen di Bizet) che con emozione era presente a Milano, ha caricato grazie a Fulvio sul nostro canale Youtube "avisvilladogna", i video di tutta la festa dei vent’anni di Admo (dopo aver preventivamente richiesto l’autorizzazione ad Admo Lombardia). Un grandissimo lavoro, sedici video da dieci minuti (il tempo massimo dei video imposti Youtube), che dimostra come la condivisione di idee possa portare a grandi cose. E il sogno è quello che chi si vuole iscrivere ad Admo, possa effettuare l’iscrizione e fare il prelievo della provetta di sangue, tramite Avis, proprio a Piario senza doversi recare a Bergamo – l’Avis quindi porterebbe le provette dei nuovi iscritti agli ospedali Riuniti di Bergamo dove vi è la sede -.
E già tanti donatori hanno deciso di far parte del grande mondo della A2. Tra questi anche Vincenzo Saturni, presidente Avis Nazionale (nella foto da sinistra: Vincenzo Saturni, Carmen Pugliese e Casimiro Carniti), che ha riportato la propria testimonianza e la propria vicinanza ad Admo il 6 giugno 2010 in occasione dei vent’anni di fondazione: «Posso dire di aver compiuto 18 anni in quanto mi sono iscritto ad Admo nel maggio del 1992 come donatore. La missione che porta avanti Avis da molti anni è molto simile a quello che promuove nella sua essenza Admo. Tutte e due promuoviamo la cultura della solidarietà della donazione, della gratuità, delle generosità, dell’altruismo». «Cerchiamo di raggiungere il cuore delle persone che vengono a donare il sangue – continua Saturni - per far capire che questo gesto può essere allargato mettendosi a disposizione anche per donare le cellule staminali e midollari da sangue periferico secondo le necessità del paziente. Questa collaborazione sul territorio è nata spontaneamente da subito: in molte realtà Avis da subito ha dato la disponibilità per sensibilizzare i propri iscritti alla donazione di midollo osseo». Una collaborazione che getta le basi per un futuro migliore: «Se lavoriamo insieme diamo un messaggio, soprattutto ai giovani: mettere al centro dei nostri pensieri chi ha bisogno. Ssappiamo che fare un gesto come la donazione di sangue periodica o la donazione di cellule staminali - più complessa e che avviene anche meno frequentemente -, è un atto concreto di solidarietà che veramente può dare una speranza di vita e di guarigione a tanti ammalati».
«Un lavoro di squadra si è rilevato preziosissimo collaborando con le altre associazioni, in primis l’Avis» come ha affermato Roberto Aprile, presidente Admo Lombardia in occasione di tale evento. Ma non solo: «La collaborazione già presente con Avis, dal 2011 l’intento è di estenderla, essendoci già sentiti col presidente, anche con Aido. Un progetto assieme Avis-Admo-Aido per far sì che si parli di donazione tutti insieme, si mantengono suddivise le tre associazioni, ma si parla assieme di cultura di donazione e di solidarietà che è molto importante».
Una collaborazione nata in alcune zone spontaneamente e con cuore, ma molto c’è ancora da fare come afferma Casimiro Carniti Segretario Avis Lombardia: «Abbiamo iniziato a fare dei progetti comuni che sono partiti per esempio dalla provincia di Lodi, dei progetti molto concreti che stiamo diffondendo e applicando a Como, nella provincia di Monza Brianza, ne abbiamo parlato a inizio giugno 2010 a Sondrio e sono progetti che diventano concreti. Ma la collaborazione sarà veramente concreta quando in tutte le nostre province fuori dalla sede di Avis ci sarà scritto: “Qui è possibile prendere informazioni per donare midollo osseo”… Qui è possibile perché c’è anche uno sportello di Admo nella sede dell’Avis. Quando i nostri donatori diventano anche donatori di Admo, ma anche i donatori di Admo diventano donatori di sangue. Io penso che questo sia il futuro».
«Con un piccolo aiuto dai miei amici» (“With A Little Help From My Friends”) dell’Avis, Admo in Valle Seriana (ma anche in tutta la provincia di Bergamo) può fare molto nel contribuire a salvare vite. Non ci vuole molto e si eviterebbe di far recare i nuovi iscritti dell’Alta Valle a Bergamo. Chi vuole può leggere integralmente le affermazioni di Vincenzo Saturni, Roberto Aprile e Casimiro Carniti anche nella descrizione dei video presente su youtube. Vi lasciamo naturalmente col video dell’intervento del presidente Vincenzo Saturni, ma anche con il video del brano “With A Little Help From My Friends”. Un bellissimo brano: una rivisitazione di Joe Cocker - quando aveva i capelli lunghi - di un brano dei Beatles. Divenne l’emblema del Festival di Woodstock che si svolse dal 15 agosto al 18 agosto del 1969. Ma riportiamo anche la versione di Bon Jovi, non meno bella ed entusiasmante.